Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13212 del 31/05/2010

Cassazione civile sez. III, 31/05/2010, (ud. 06/05/2010, dep. 31/05/2010), n.13212

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. FEDERICO Giovanni – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6379/2006 proposto da:

O.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VAL CHISONE

35, presso lo studio dell’avvocato FORTE CESARE, rappresentato e

difeso dall’avvocato SCIAUDONE Michele giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

COMMERCIAL UNION ITALIA S.P.A., in persona del Direttore Generale

Dott. B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GREGORIO RICCI CURBASTRO 34/A4, presso lo studio dell’avvocato

CARDELLI ALESSANDRA, rappresentata e difesa dagli avvocati CAMPESE

Eugenio, CAMPESE FRANCESCO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3571/2004 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

sezione quarta civile, emessa il 19/11/2004, depositata il 14/12/2004

R.G.N. 1143/2001;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

06/05/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO D’AMICO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del

secondo motivo ed il rigetto nel resto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

O.A. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Napoli la General Accident Fire & Lifeass Corporation, assicuratrice dell’auto di C.F. morto in un sinistro in cui erano rimaste coinvolte le autovetture degli stessi O. e C..

L’ O. chiedeva il risarcimento dei danni.

L’assicuratrice eccepiva la prescrizione del diritto azionato e l’infondatezza nel merito della domanda.

Il Tribunale ordinava l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi del C..

Si costituivano G.E. e C.C., eredi di C.F., eccependo anch’esse la prescrizione del diritto e chiedendo il risarcimento dei danni.

Il G.o.a. affermava la colpa esclusiva del defunto C. e condannava l’assicuratrice al pagamento della somma di L. 120.360.000 oltre accessori, in favore dell’attore.

Proponeva appello la Commercial Union Italia s.p.a., quale cessionaria della General Accident Fire & Lifeass Corporation. L’ O. resisteva al gravame.

La Corte d’Appello dichiarava C.F. responsabile nella misura del 75% ed O.A., in via presuntiva, nella misura del 25%. Condannava la Commerciai Union Italia s.p.a. al pagamento in favore di O.A. della somma di Euro 18.057,00 oltre accessori e spese.

Proponeva ricorso per cassazione per cassazione O.A..

Resisteva la Commerciai Union Italia S.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Sostiene parte ricorrente, con il primo motivo, che vi è stata “violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per errata applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, e per insufficiente motivazione”.

Ad avviso di O.A. la motivazione con la quale la Corte d’Appello giunge alla conclusione di porre a suo carico la responsabilità del sinistro in misura del 25% non trova riscontro nei dati emersi in corso di causa mentre la sentenza emessa a seguito del relativo processo penale per omicidio colposo è sufficiente ad escludere qualsiasi responsabilità a suo carico.

Il motivo è infondato.

L’assoluzione dell’ O. fu infatti pronunciata con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”. E secondo la giurisprudenza l’accertamento contenuto in una sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata con tale formula non ha efficacia di giudicato, ai sensi dell’art. 652 c.p.p., nel giudizio civile di danno, nel quale, in tale caso, compete al giudice il potere di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all’esito del processo penale (Cass., 14.2.2006, n. 3193; Cass., 3.12.2002, n. 17166).

A ragione l’impugnata sentenza ha dunque accertato autonomamente i fatti dedotti in giudizio giungendo poi, alla stregua di una valutazione discrezionale condotta con metodo corretto, a soluzioni parzialmente diverse da quelle alle quali era giunto il processo penale.

In particolare, la Corte d’Appello di Napoli ha applicato la presunzione di cui all’art. 2054 c.c., correttamente precisando che tale presunzione può essere vinta dal danneggiante solo attraverso la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cass., 22.4.2009, n. 9550; Cass., 17.12.2007, n. 26523). Tale prova, secondo il medesimo Giudice, non è stata fornita dall’ O. ed è anzi risultato che quest’ultimo ha tenuto un comportamento macroscopicamente colposo.

Con il secondo motivo si denuncia “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per errata applicazione dell’art. 2697 c.c.”.

Sostiene parte ricorrente che la Corte d’Appello è incorsa in altro errore poichè l’invalidità permanente non è relativa al periodo di dipendenza dell’ O. dalla Telecom, ma all’intero arco della sua esistenza, per cui la prova del danno è “in re ipsa”.

Anche tale motivo è infondato: nel vigente ordinamento il diritto al risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo richiede infatti la prova di un concreto pregiudizio economico ai fini della determinazione quantitativa e della liquidazione del danno per equivalente pecuniario, mentre in assenza di tale prova, che nella specie non risulta fornita, il danno non può essere risarcito (Cass. 12.6.2008, n. 15814).

Con il terzo motivo si denuncia “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per insufficiente motivazione”.

Ritiene parte ricorrente che la Corte distrettuale abbia errato nel ridurre l’entità del risarcimento liquidato per danno morale e che la decisione punto sia assolutamente priva di una motivazione.

Così non è. La Corte ha infatti determinato l’entità del risarcimento del danno morale, tenendo conto della gravita del danno stesso e delle sofferenze patite, in una frazione del danno biologico. Tale metodo di calcolo è corretto ed il motivo deve essere perciò rigettato (Cass., 28.8.2007, n. 18.178).

Con il quarto ed ultimo motivo si denuncia infine “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per insufficiente motivazione”.

Sostiene il ricorrente che la sentenza non è motivata sul punto relativo all’omesso riconoscimento del risarcimento del danno conseguente alla perdita dell’autovettura e che non fu possibile ottenere una fattura per le riparazioni in quanto queste ultime non poterono essere effettuate essendo la vettura stessa inutilizzabile.

Anche quest’ultimo motivo è infondato. L’impugnata decisione infatti non ha ritenuto la carenza di prova esclusivamente legata alla mancata produzione di una fattura, ma ha precisato che non è stata prodotta nessun’altra prova circa il danno de quo. Ed in assenza di prova il danno non poteva essere risarcito.

In conclusione, per tutte le ragioni che precedono il ricorso deve essere rigettato, con condanna di parte soccombente alle spese del processo di cassazione che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del processo di cassazione che si liquidano in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per onorario, oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 6 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2010

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