Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13197 del 30/06/2020

Cassazione civile sez. I, 30/06/2020, (ud. 19/12/2019, dep. 30/06/2020), n.13197

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. ARIOLLI Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30621/2018 proposto da:

S.Y., rappresentato e difeso dall’avvocato Alessandro

Praticò, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositato il

03/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/12/2019 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto n. 3462/2018 depositato il 03-09-2018 il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso di S.Y., cittadino del (OMISSIS), avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il Tribunale, rilevato che il richiedente era fuggito dal suo Paese per problemi di salute e per il timore di non poter essere adeguatamente curato in Gambia, ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione generale del Gambia, descritta nel decreto impugnato, con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 5,6, e 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, art. 112 c.p.c., artt. 6 e 13 della Convenzione CEDU, per non avere il Tribunale valutato compiutamente la situazione personale dell’odierno ricorrente e le argomentazioni dedotte nel ricorso introduttivo per la protezione sussidiaria (omessa pronuncia su motivi di gravame), oltre al vizio di motivazione (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per motivazione apparente ovvero inosservanza dell’obbligo imposto dal giudice dall’art. 132 c.p.c., n. 4 (esporre in fatto e diritto)”. Deduce che, in riferimento alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), il Tribunale non aveva adeguatamente valutato la situazione del Gambia, che era ancora fluida ed incerta, nonostante l’insediamento del nuovo Presidente B., come accade in tutti i periodi di transizione da una lunghissima dittatura ad un regime democratico.

2. Con il secondo motivo lamenta “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 112 c.p.c., art. 32 Cost., art. 25 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, artt. 6 e 13 della Convenzione CEDU, per non avere il Tribunale valutato compiutamente la situazione personale dell’odierno ricorrente e le argomentazioni dedotte nel ricorso introduttivo per la protezione umanitaria (omessa pronuncia su motivi di gravame), oltre al vizio di motivazione (ex art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3) per motivazione apparente ovvero inosservanza dell’obbligo imposto al giudice dall’art. 132 c.p.c., n. 4 (esporre in fatto e diritto)”. In ordine alla protezione umanitaria deduce che il Tribunale è partito da un presupposto errato, ossia che la protezione umanitaria possa essere concessa solo quando sussista una vera e propria emergenza umanitaria generalizzata, mentre “in questo caso è lo stesso governo, come avvenuto nel 2011, che concede un permesso per motivi umanitari ex art. 20 T.U.” (pag. n. 11 ricorso).

3. Il primo motivo è inammissibile.

3.1. Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. n. 32064 del 2018 e Cass. n. 30105 del 2018).

Ne) caso di specie il Giudice territoriale, con motivazione adeguata ed indicando le fonti di conoscenza (pag. n. 4 del decreto impugnato), ha analizzato la situazione politica del Paese ed ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata nella zona di origine del ricorrente. Quest’ultimo sì limita a censurare quell’accertamento di fatto, senza neppure confrontarsi con le dettagliate argomentazioni di cui al decreto impugnato, svolgendo, peraltro, deduzioni del tutto generiche.

4. Anche il secondo motivo è inammissibile.

4.1. Occorre precisare, in via preliminare, con riguardo alla disciplina applicabile ratione temporis in tema di protezione umanitaria, che la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari presentata, come nella specie, prima dell’entrata in vigore (5/10/2018) della normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, deve essere scrutinata sulla base della normativa esistente al momento della sua presentazione (Cass. S.U. n. 29459/2019).

4.2. Tanto premesso, con la doglianza di cui trattasi, espressa, peraltro, in modo non lineare e chiaro, il ricorrente, denunciando il vizio di violazione di legge e motivazionale, neppure allega quale sia la sua situazione di vulnerabilità, sotto il profilo soggettivo e oggettivo, nè allega alcun elemento individualizzante oppure omesso esame di fatti decisivi. Il Tribunale, con motivazione idonea (Cass. S.U. n. 8053/2014), ha escluso la sussistenza, sotto ogni profilo, di fattori di vulnerabilità, prendendo in esame sia le condizioni di salute del ricorrente, sia la situazione del suo Paese.

5. Nulla deve disporsi circa le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata costituzione del Ministero.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 19 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2020

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