Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13182 del 28/05/2010

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2010, (ud. 06/05/2010, dep. 28/05/2010), n.13182

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6156/2007 proposto da:

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ISONZO

PALAZZINA 42/A, presso lo studio dell’avvocato LUCA DI GREGORIO,

rappresentato e difeso dall’avv.to TORNAMBE’ Patrizia in unione

all’avv.to BEVERE MASSIMO, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati LANZETTA

Elisabetta, TADRIS PATRIZIA, MERCANTI VALERIO, giusta mandato a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 770/2006 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 26/10/2006 R.G.N. 529/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

06/05/2010 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito l’Avvocato TORNAMBE’ PATRIZIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Milano, confermando la sentenza di primo grado, respingeva la domanda C.F., avente ad oggetto la condanna dell’INPS alla riliquidazione della pensione di reversibilità, della quale era titolare, mediante il computo dell’indennità integrativa speciale.

La Corte territoriale poneva a base della decisione il rilevo fondante che, alla stregua della pronuncia della Corte costituzionale del 22 dicembre 1986 n. 566, poteva aversi cumulo d’indennità integrativa speciale tra pensione e retribuzione solo nell’ipotesi in cui non fosse superata la soglia di un reddito retributivo tale da determinare il superamento di uno stato d’indigenza e poichè, nella specie, tale soglia risultava superata l’assicurato non aveva diritto al reclamato cumulo.

Avverso tale sentenza il C. ricorre in cassazione sulla base di un’unica censura.

Resiste con controricorso l’INPS.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unica censura il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 136 Cost., per illegittima applicazione del D.P.R. n. 1092 del 1973, art. 99, comma 5, e formula ex art. 366 bis c.p.c., il seguente quesito di diritto: “dica la Corte se nel nostro ordinamento il divieto di cumulo della indennità integrativa speciale nell’ipotesi di godimento di trattamento pensionistico e di retribuzione per lavoro alle dipendenze di terzi, pubbliche amministrazioni o privati datori di lavoro, di cui al D.P.R. n. 1092 del 1973, art. 93, comma 5, risulta essere stato espunto dall’ordinamento a seguito delle pronunce della Corte costituzionale citate nel ricorso che hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 99 cit., e conseguentemente la legittimità per il ricorrente, del cumulo dell’indennità integrativa speciale con la retribuzione”.

La censura è fondata.

Ritiene, infatti, questa Corte che a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale n. 566 del 1989 e n. 204 del 1992, con le quali è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale delle disposizioni legislative di cui al D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, art. 99, comma 5, e di cui alla L. n. 843 del 1978, art. 17, concernenti il divieto di cumulo di due indennità integrative speciali, non vi è più alcuna norma nell’ordinamento giuridico che precluda la corresponsione di una doppia indennità integrativa speciale in misura intera nei confronti del pensionato che presti opera retribuita alle dipendenze di terzi (Cfr. Cass. 28 ottobre 1999 n. 12123).

A tanto, invero, deve pervenirsi in una lettura costituzionalmente orientata del quadro normativo di riferimento, per effetto delle conseguenze ricollegabili alla cessazione di efficacia, di cui alle richiamate sentenze della Corte costituzionale, del divieto generalizzato di cumulo dell’indennità in questione con altra indennità identica o analoga, contenuto nelle norme statali che prevedevano tale divieto, ma non fissavano un limite al di sotto del quale tale divieto non poteva essere operante e che, quindi, un divieto di cumulo ormai caducato non può rivivere, come sottolineato dalla stessa Corte costituzionale (ord. n. 517 del 2000), sotto forma di interpretazione, senza un intervento del legislatore, la cui discrezionalità, nell’eventuale reintroduzione del divieto, sarebbe circoscritta, secondo la stessa Corte Costituzionale (ord. n. 517 del 2000 cit.) dalla necessità di prevedere un limite di reddito al di sotto del quale il divieto non possa operare (art. 36 Cost.) e dalla “esigenza di un equilibrio finanziario del sistema retributivo- pensionistico”; limite che tuttavia sfugge in sede interpretativa al controllo del giudice comune, che non dispone dei necessari dati contabili e, quindi, delle necessarie conoscenze.

Nè può considerasi diritto vivente nella giurisprudenza della Corte dei conti il diverso orientamento, risalente alle sentenze delle Sezioni riunite della Corte dei conti 1994 , 1997 e 2000,considerato che numerose e più recenti sentenze delle diverse sedi regionali e centrali costituiscono oramai espressione di una opposto indirizzo (per tutte, fra le più recenti: Sez. MO 8 luglio 2009 n. 114, Sez. VE 7 maggio 2009 n. 396, Sez. LO 6 maggio 2009 n. 310 e per le meno recenti: Sez. MO 15 luglio 2003 n. 132).

La sentenza impugnata, pertanto, in accoglimento del ricorso va cassata e rinviata, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Milano in diversa composizione che farà applicazione del principio sopra richiamato.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2010

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