Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13176 del 24/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 24/06/2016, (ud. 15/03/2016, dep. 24/06/2016), n.13176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5893- 2015 R.G. proposto da:

V.V. – c.f. (OMISSIS) – rappresentato e difeso

in virtù di procura speciale in calce al ricorso dall’avvocato

Saladino Mario ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via

Veneto, n. 96, presso lo studio dell’avvocato G. Rocci;

– ricorrente –

contro

N.F.;

– intimato –

Avverso l’ordinanza del 19.1.2015 assunta dal g.i. dei procedimenti

riuniti iscritti al n. 175/2012 R.G. ed al n. 17R/2012 R.G. pendenti

innanzi al tribunale di Siracusa;

Udita la relazione all’udienza in camera di consiglio del 15 marzo

2016 del consigliere dott. ABETE Luigi;

Lette le conclusioni del Pubblico Ministero, che ha chiesto

accogliersi il regolamento di competenza.

Fatto

MOTIVI IN FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato in data 27.10.2012 al tribunale di Siracusa V.V. esponeva che giusta fattura n. (OMISSIS), aveva venduto pezzi di ricambio per autovetture all’avvocato N. F. e non aveva ottenuto il corrispettivo.

Chiedeva ingiungersi alla controparte il pagamento della somma di Euro 16.637,79, oltre interessi e spese.

Con decreto n. 38/2012 veniva pronunciata l’ingiunzione siccome domandata.

Con atto di citazione notificato il 14.5.2012 N.F. proponeva opposizione. Chiedeva revocarsi l’opposto decreto; deduceva che il credito ex adverso preteso era inesistente e comunque prescritto.

Costituitosi, il ricorrente invocava il rigetto dell’opposizione.

Con separato atto l’avvocato N.F. citava a comparire dinanzi al tribunale di Siracusa V.V.. Ne chiedeva la condanna al pagamento di compensi professionali rimasti insoluti.

Costituitosi, il convenuto instava per il rigetto dell’avversa domanda; accaniva in compensazione i crediti nascenti dalla vendita dei pezzi di ricambio di cui alla fattura n. (OMISSIS).

Riuniti i giudizi, all’udienza del 9.1.2015 N.F. chiedeva sospendersi il giudizio ai sensi dell’art. 295 c.p.c.;

rappresentava che sui fatti di causa era state svolte indagini a seguito della proposizione di denuncia – querela cd all’uopo depositava avviso di conclusioni di indagini preliminari.

Con ordinanza del 19.1.2015 il g.i. disponeva separarsi dal procedimento iscritto al n. 175/2012 R.G. – introdotto dalla citazione proposta dall’avvocato N. – il procedimento iscritto al n. 178/2012 R.G. – introdotto dalla citazione in opposizione parimenti proposta dall’avvocato N. – e disponeva sospendersi ai sensi de3ll’art. 295 c.p.c. tal ultimo procedimento.

Avverso tale ordinanza V.V. ha proposto ricorso per regolamento necessario di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c.; ne ha chiesto la cassazione con ogni conseguente statuizione.

L’avvocato N.F. non ha depositato scritti difensivi.

Il pubblico ministero, giusta la previsione dell’art. 380 ter c.p.c., ha formulato conclusioni scritte.

Col ricorso a questa Corte di legittimità V.V. deduce che, in considerazione pur della previsione dell’art. 211 disp. att. c.p.p., la sospensione ex art. 295 c.p.c. è subordinata alla condizione che l’azione penale sia stata esercitata dal pubblico ministero, nelle forme previste all’art. 405 c.p.c., mediante, cioè, la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio” (così ricorso, pag. 4) che viceversa all’udienza del 9.1.2015 dinanzi al tribunale di Siracusa avvocato N. ha depositato una semplice copia di un avviso di conclusione di indagini preliminari afferenti ad una denuncia-querela sporta nei confronti di egli ricorrente; che dunque non si configura nel caso di specie il presupposto imprescindibile ai tini della sospensione del giudizio civile, ovvero la contemporanea pendenza dell’azione penale e dell’azione civile; che, propriamente, è pendente l’azione civile ma non quella penale.

Il ricorso è fondato e meritevole di accoglimento.

E’ sufficiente ribadire. nel segno dell’inciso finale dell’art. 211 disp. att. c.p.p. (il cui complessivo dettato così recita: “salvo quanto disposto dall’art. 75, comma 2 codice, quando disposizioni di legge prevedono la sospensione necessaria del processo civile o amministrativo a causa della pendenza di un processo penale il processo civile o amministrativo è sospeso fino alla definizione del processo penate se questo può dare luogo a una sentenza che abbia efficacia di giudicato nell’altro processo e se è già esercitata l’azione penale”). L’insegnamento di questo Giudice del diritto a tener del quale la sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialità penale, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., nell’ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto del giudizio civile, è subordinata alla condizione della contemporanea pendenza dei due processi, civile e penale, e, quindi, dell’avvenuto esercizio dell’azione penale da parte del P.M. nei modi previsti dall’art. 405 c.p.p., mediante la formulazione dell’imputazione o la richiesta di rinvio a giudizio, sicchè tale sospensione non può essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia e della conseguente apertura di indagini preliminari (cfr. Cass. (ord. 13.1.2015, n. 313; Cass. (ord.) 28.6.2012, n. 10974; Cass. 17.5.2001. n. 6776. Cfr anche Cass. pen. 19.10.1990. n. 2702, secondo cui, in virtù del disposto combinato degli artt. 60 e 405 nuovo c.p.p., l’azione penale è esercitata e l’indagato assume la qualità d’imputato con la formulazione del capo di imputazione da parte del P.M. contenuta nella richiesta di citazione a giudizio, nelle richieste di giudizio immediato, di giudizio direttissimo, di decreto penale o di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. e ss.).

Nei termini esposti è ben evidente che l’avvenuta notificazione a V.V. dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari di cui all’art. 415 bis c.p.p. non implica esercizio dell’azione penale. Conseguentemente per nulla si giustifica la sospensione del procedimento iscritto al n. 178/2012 R.G. disposta con l’ordinanza del 19.1.2015.

Con la statuizione definitiva si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio.

Il ricorso è da accogliere. Non sussistono, pertanto, i presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, (comma 1 quater introdotta dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), il ricorrente sia tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

PQM

la Corte accoglie il ricorso, cassa l’ordinanza del 19.1.2015 limitatamente alla parte in cui il g.i. ha disposto la sospensione del procedimento scritto al n. 178/2012 R.g.; rimette le parti dinanzi al tribunale di Siracusa con termine di tre mesi dalla comunicazione della presente ordinanza per la riassunzione; dà atto che non sussistono i presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, il ricorrente sia tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del cit. D.P.R., art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sez. Sesta civ. – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 15 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 giugno 2016

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