Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13169 del 30/06/2020

Cassazione civile sez. I, 30/06/2020, (ud. 04/02/2020, dep. 30/06/2020), n.13169

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17231/2016 proposto da:

D.S.R., elettivamente domiciliata in Roma, Via Crescenzio

n. 9, presso lo studio dell’avvocato Caldarera Mario, rappresentata

e difesa dall’avvocato Ciccone Alberto, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

F.E., quale curatore del fallimento (OMISSIS) s.p.a.,

elettivamente domiciliato in Roma, Via Bressanone n. 5, presso lo

studio dell’avvocato Tancredi Tiziana, rappresentato e difeso

dall’avvocato Rizzo Giuseppe, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 312/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 26/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/02/2020 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

Fatto

RILEVATO

che:

il tribunale di Messina respinse la domanda spiegata dal Fallimento di (OMISSIS) s.p.a. nei confronti di D.S.R., ai sensi della L. Fall., art. 67, comma 2, in relazione a un atto di compravendita di un appartamento stipulato nel periodo sospetto;

la sentenza, impugnata dalla curatela, veniva riformata dalla corte d’appello di Messina, la quale accoglieva l’azione revocatoria fallimentare e dichiarava l’atto inefficace nei confronti della massa dei creditori;

la D.S. propone adesso ricorso per cassazione, sorretto da un solo motivo illustrato da memoria;

la curatela ha replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo la ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 67 e degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., oltre che il vizio di motivazione, per avere la corte d’appello erroneamente ritenuto sufficiente a dimostrare la conoscenza dello stato di insolvenza il solo fatto dell’esistenza di un’iscrizione ipotecaria sull’immobile trasferito; essa avrebbe invece omesso di esaminare il fatto storico rappresentato dalla realizzazione, da parte della società, nel periodo in contestazione di centinaia di immobili nella città di Messina, oltre che la circostanza che il fallimento era sopravvenuto per fatti di bancarotta non percepibili all’esterno;

il ricorso è inammissibile;

questa Corte ha più volte affermato che, ai fini della revocatoria fallimentare di compravendite immobiliari, L. Fall., ex art. 67, comma 2, la conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore da parte del terzo contraente, che pur deve essere effettiva e non meramente potenziale, può essere validamente provata dal curatore, su cui incombe il relativo onere probatorio, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, e tali sono anche quelle desumibili dall’esistenza di un’ipoteca giudiziale sul bene venduto, menzionata nel contratto e iscritta in virtù di un provvedimento definitivo di condanna della venditrice al pagamento di un rilevante importo (v. per tutte Cass. n. 25379-13);

nel caso concreto la corte d’appello di Messina ha giustappunto tratto il convincimento dello stato soggettivo di consapevolezza da una situazione simile: vale a dire dal fatto che, oltre all’emissione di due decreti ingiuntivi, risultavano iscritte sull’immobile due ipoteche giudiziali a favore di altrettanti istituti di credito, per importo considerevole (oltre due milioni Euro), e le suddette ipoteche erano state altresì menzionate nell’atto pubblico di vendita, così da non lasciare alcun dubbio sul fatto che fossero state note all’acquirente;

la motivazione è in tal senso pienamente rispondente all’insegnamento di questa Corte e il ricorso, pur denunciando l’astratta violazione di norme di legge e l’omesso esame di distinti fatti, mira a sovvertire semplicemente l’esito dell’attività di apprezzamento dei fatti medesimi, istituzionalmente riservata al giudice del merito;

le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00, per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella massima percentuale di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 4 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2020

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