Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13164 del 14/05/2021

Cassazione civile sez. II, 14/05/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 14/05/2021), n.13164

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22970-2019 proposto da:

O.E.H., rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo

Gilardoni, con studio in Brescia, via Vittorio Emanuele II, n. 109;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, ope legis rappresentato e difeso

dall’Avvocatura Generale dello Stato con sede in Roma, via Dei

Portoghesi 12;

– c/ricorrente –

avverso il Decreto n. 3069 del 2019 del Tribunale di Brescia;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/11/2020 dal Consigliere CASADONTE Annamaria;

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– O.E.H., cittadino della Nigeria, ha impugnato per cassazione il decreto di rigetto del ricorso proposto avverso il diniego dello status di rifugiato nonché della protezione sussidiaria e di mancato riconoscimento delle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– a sostegno delle domande di protezione il richiedente asilo ha allegato di essere nato e vissuto in Edo State; che il padre, membro della società segreta degli (OMISSIS), era morto quando lui aveva dodici anni e prima di morire aveva detto a lui ed al fratello di non entrare a far parte degli (OMISSIS) perché facevano cose negative; ha aggiunto che dopo che suo fratello si era rifiutato di entrare a farvi parte era morto e che poi era stato chiesto anche a lui ed allora insieme con al compagna incinta era scappato in Libia e da lì erano poi partiti per l’Italia, dove erano nati i due figli gemelli; temeva di essere ucciso dai membri degli (OMISSIS) in caso di rientro in Nigeria;

– il Tribunale di Brescia ha ritenuto poco credibile la vicenda narrata in considerazione del carattere vago e poco circostanziato delle dichiarazioni, peraltro, nel complesso non corrispondenti alle informazioni desumibili dalle fonti ufficiali circa le modalità di affiliazione degli (OMISSIS); pertanto, il tribunale in ragione della non credibilità ha escluso i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero della protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ex lett. a) e b); in considerazione della situazione socio – politica dell’Edo State desunta dalle specificamente indicate fonti informative, il tribunale ha poi escluso anche la protezione sussidiaria l’art. 14 cit., ex lett. c); infine, il collegio bresciano ha escluso la ravvisabilità di una specifica vulnerabilità soggettiva od oggettiva rilevante ai fini del riconoscimento delle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie;

– la cassazione del decreto impugnato é chiesta sulla base di due motivi, cui resiste con controricorso l’intimato Ministero.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– il primo motivo con cui si veicola la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, n. 3, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., comma 1 e 2, art. 111 Cost., comma 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che il procedimento é definito con decreto non reclamabile, entra sessanta giorni dalla presentazione del ricorso, é inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c.;

– la Corte ha, infatti, già chiarito che non esiste copertura costituzionale del principio del doppio grado ed il procedimento giurisdizionale é preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione (cfr. Cass. 27700/2018);

– il secondo motivo, con cui si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 2, con particolare riferimento al mancato riconoscimento della rilevanza, ai fini del rilascio del permesso umanitario, alla condizione di estrema povertà nel paese di origine, é inammissibile;

– il ricorrente non indica, infatti, quale sarebbe la documentazione prodotta al fine di provare l’inserimento lavorativo del richiedente e non esaminata dal tribunale nell’ambito della valutazione comparativa, sicché la censura non confuta efficacemente la motivazione con cui il tribunale ha ritenuto insussistente in capo al ricorrente una condizione di personale vulnerabilità soggettiva od oggettiva;

– l’inammissibilità di entrambi i motivi comporta l’inammissibilità del ricorso;

– in applicazione del principio della soccombenza il ricorrente va condannato alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente che liquida in Euro 2100,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda sezione civile, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2021

 

 

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