Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13156 del 24/06/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. lav., 24/06/2016, (ud. 23/03/2016, dep. 24/06/2016), n.13156

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15055-2011 proposto da:

L.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA GIOVANNI GENTILE 8, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMO MARTORIELLO, rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNA

CUCIO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

P.I. S.P.A., C.f. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

L.G. FARARELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 202/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/02/2011 R.G.N. 566/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/03/2016 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY;

udito l’Avvocato GIANNI’ GAETANO per delega verbale Avvocato

MARESCA ARTURO;

udito il P.M. in persona del Sostetuto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’accoglimento dei ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Roma, con la sentenza n. 17 del 2011, confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva rigettato il ricorso proposto da L.A., al fine di ottenere la dichiarazione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso con P.i. s.p.a. dal 5 ottobre 2000 al 31 gennaio 2001, ritenendo che l’attesa di oltre cinque anni della ricorrente per far valere l’illegittimità del termine e costituire in mora la società, offrendo le proprie prestazioni lavorative, e la percezione del TFR e delle altre indennità connesse alla cessazione del rapporto di lavoro senza manifestare alcuna riserva, fossero circostanze che, valutate in modo socialmente tipico, configurassero risoluzione consensuale tacita del rapporto di lavoro.

Per la cassazione della sentenza L.A. ha proposto ricorso, affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso P. i. s.p.a. Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso ha ad oggetto la risoluzione del contratto per mutua consenso, il secondo la reiterazione dei motivi di illegittimità del termine apposto al contratto, con riguardo:

alla nullità dell’accordo 25/9/97 per la mancata sottoscrizione dell’accordo integrativo da parte di tutti i firmatari del C.C.N.L.;

alla genericità e/o indeterminatezza della causale e all’inesistenza di qualsivoglia esigenza eccezionale; alla scadenza dell’accordo 25/9/1997.

2. P.i. s.p.a. ha eccepito preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per cassazione per violazione dei principi di tassatività e specificità dei motivi di ricorso, l’inammissibilità della richiesta di riesame del merito della controversia e la violazione del principio di autosufficienza.

3. L’eccezione è fondata nel senso di seguito illustrato, ed il ricorso dev’essere dichiarato inammissibile.

La formulazione dei motivi impone infatti di escludere che possa ritenersi soddisfatta la prescrizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4.

Questa norma, secondo la costante e consolidata giurisprudenza di questa Corte, stabilisce che i motivi per i quali si chiede la cassazione della sentenza non possono essere affidati a deduzioni generali, poichè il giudizio di cassazione è a critica vincolata, sicchè la tassatività e specificità dei motivi di ricorso esige la formulazione del vizio in modo che esso possa rientrare nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito (per tutte, Cass., n. 17183 del 2003, n. 10920 del 2005, Cass. n. 15882 del 2007). Non è quindi consentita l’esposizione diretta e cumulativa delle critiche che si muovono alla sentenza, quando la sua formulazione non permetta di cogliere con chiarezza le doglianze prospettate onde consentirne, se necessario, l’esame separato, così rimettendo alla Corte di legittimità il compito di Solare le singole censure teoricamente proponibili, onde ricondurle ad uno dei mezzi d’impugnazione enunciati dall’art. 360 c.p.c., ed attribuendole, inammissibilmente, il compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente, al fine di decidere successivamente su di esse (v. Cass. n. 19993 del 23/09/2011, n. 15292 del 12/09/2012, n. 9793 del 23/09/2013, S.U. Sez. U, n. 9100 del 06/05/2015).

Questa è appunto la formulazione che caratterizza i motivi in esame, dal momento che, quanto al secondo motivo, il ricorso ripropone le censure svolte in appello sul termine contrattuale, non esaminate dalla Corte territoriale che ha accolto l’eccezione preliminare di risoluzione per mutuo consenso; quanto al primo motivo, esso disquisisce in generale sulla risoluzione del contratto per mutuo consenso, senza chiarire se con riferimento ad essa la soluzione adottata dalla Corte d’appello sia incorsa in vizio di motivazione, o violazione di legge, o in entrambe.

4. Le spese seguono la soccombenza ex art. 91 c.p.c. e vengono liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre ad Euro 100,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 giugno 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA