Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13143 del 28/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 28/05/2010, (ud. 12/04/2010, dep. 28/05/2010), n.13143

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Comune di Napoli, in persona del Sindaco p.t., domiciliato in Roma,

via A. Catalani, n. 26, presso l’Avvocato Enrico D’Annibale,

rappresentato e difeso dall’Avvocato Barone Edoardo per procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agrimont Sud s.r.l. in liquidazione, in persona del liquidatore

Signor S.U., elettivamente domiciliato in Roma, via Luigi

Luciani, n. 1, presso l’Avvocato Carleo Roberto, che lo rappresenta e

difende con l’Avvocato Marini Giuseppe per procura speciale a margine

del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente –

E sul ricorso incidentale condizionato n. 993/07 R.G. proposto da:

Agrimont Sud s.r.l. in liquidazione, come sopra rappresentata,

domiciliata e difesa;

– ricorrente incidentale –

contro

Comune di Napoli, come sopra rappresentato, domiciliato e difeso;

– intimato –

avverso la sentenza n. 190/41/05 della Commissione tributaria

regionale della Campania, depositata il 7.10.2005;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 12 aprile 2010 dal relatore Cons. MAGNO Giuseppe Vito Antonio;

Udito, per la societa’ controricorrente e ricorrente incidentale,

l’Avvocato Marini Giuseppe;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento di entrambi i

ricorsi.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1.- Dati del processo.

1.1.- Il comune di Napoli ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe che – dichiarando inammissibile, per difetto di legittimazione processuale del rappresentante dell’ente, l’appello proposto da dirigente del servizio di contenzioso tributario comunale; e dichiarando decaduto il comune dal potere impositivo, in accoglimento, sul punto, dell’appello incidentale della contribuente – conferma sostanzialmente la sentenza n. 224/40/2004 della commissione tributaria provinciale di Napoli, che aveva accolto nel merito (ritenendo esenti da imposta i beni d’interesse storico o artistico) il ricorso con cui la contribuente, Agrimont Sud s.r.l., aveva impugnato l’avviso di liquidazione dell’ICI relativa all’anno 1999, recante la somma complessiva di Euro 26.685,48, per imposta evasa, sanzioni ed interessi.

1.2.- Resiste la nominata ditta contribuente mediante controricorso, e propone ricorso incidentale condizionato, con un solo motivo, cui non replica il comune ricorrente principale.

2.- Contenuto della sentenza e motivi del ricorso.

2.1.- La commissione regionale – premesso che l’immobile di cui si tratta, pur essendo d’interesse storico-artistico, non e’ esente per questo dall’ICI -, giudica inammissibile l’appello de comune, in conformita’ all’eccezione della contribuente, perche’ non proposto dal sindaco, unico legittimato a rappresentare l’ente in giudizio, bensi’ dal dirigente de servizio comunale di gestione del contenzioso tributario, privo di tale legittimazione.

Nonostante la ritenuta inammissibilita’ dell’appello, per il suddetto motivo, giudica “meritevole di accoglimento”, ed accoglie, “anche l’eccezione relativa alla decadenza dell’azione impositiva da parte del Comune di Napoli, per aver notificato l’avviso di liquidazione oltre il 31.12.2001… dal momento che la citata proroga di cui alla L. 28 dicembre 2001, art. 448 era operativa a partire dall’01.01.2002”, data di entrata in vigore della legge stessa.

2.2.- Il comune, ricorrente principale, censura detta sentenza:

2.2.1.- col primo motivo, per violazione del D.L. 31 marzo 2005, n. 44, art. 3 bis convertito con modificazioni nella L. 31 maggio 2005, n. 88, norma applicabile ai procedimenti in corso, sostenendo che il funzionario responsabile dell’ufficio tributi avrebbe il potere di rappresentare il comune nei giudizi davanti alle commissioni tributarie, per la gestione di singoli casi nella materia di sua competenza, sia perche’ delegato a tanto dal sindaco, in conformita’ ad apposita delibera della giunta comunale ed al regolamento approvato dal consiglio; sia perche’ tale capacita’ sarebbe stata poi definitivamente attribuita ai dirigenti dalla norma citata, modificativa del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 11, comma 3;

2.2.2.- col secondo motivo, per “violazione della legge n. 289/02”, in relazione alla pronunziata decadenza dal potere impositivo, stante la proroga concessa da detta legge, per la notificazione degli avvisi di accertamento e di liquidazione dell’ICI dovuta per il 1999, fino al 31.12.2003: termine rispettato nel caso di specie, essendo stato notificato l’atto impositivo in data 12.9.2003.

2.3.- Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato, la contribuente lamenta omessa o insufficiente motivazione in ordine ad alcune eccezioni da essa formulate (illegittimita’ dell’avviso di liquidazione, emesso in luogo dell’avviso di accertamento; difetto di motivazione ed infondatezza dell’atto, in merito alla determinazione della base imponibile ed al conseguente calcolo dell’imposta).

3.- Decisione.

3.1.- Previa riunione dei ricorsi, siccome proposti contro la stessa sentenza (art. 335 c.p.c.), il ricorso principale, fondato, deve essere accolto; il ricorso incidentale condizionato e’ inammissibile.

La sentenza impugnata deve quindi essere cassata, in relazione al ricorso accolto, e la causa deve essere rinviata ad altra sezione della commissione tributaria regionale della Campania, che rinnovera’ il giudizio uniformandosi ai principi di diritto stabiliti ai par.

4.2.4, 4.2.5 e 4.3.1; e provvedera’ anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.

4.- Motivi della decisione.

4.1.- Annota in sentenza la commissione regionale che “il Comune di Napoli, in persona del Dirigente del Servizio Contenzioso Tributario e Finanziario…, come da regolamento approvato con deliberazione Consiliare n. 66 del 03.03.2000 adottata su deliberazione della Giunta Municipale n. 405 del 13.2.2000…, proponeva appello” contro la sentenza di primo grado.

4.2.1.- Tale dirigente, diversamente da quanto ritiene la commissione regionale, era legittimato ad agire, e quindi a proporre l’appello per conto del comune di Napoli. Il primo motivo del ricorso principale (par. 2.2.1) deve quindi essere accolto.

4.2.2.- Il potere del dirigente di rappresentare il comune in giudizio, nel settore di sua competenza (nella specie, tributi) era gia’ riconosciuto, nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, allorche’ lo statuto comunale (od anche il regolamento, se ad esso lo statuto faccia rinvio in materia) affida al dirigente medesimo detto potere. In tal caso, il dirigente puo’ costituirsi senza bisogno di procura, ovvero attribuire l’incarico ad un professionista legale interno o del libero foro e, se abilitato alla difesa presso le magistrature superiori, puo’ anche svolgere personalmente attivita’ difensiva nel giudizio di cassazione (S.U. n. 12868/2005).

4.2.3.- Nel caso specifico, essendo pacifico che il dirigente agi’ in nome e per conto del comune, l’impugnazione da lui proposta doveva considerarsi pienamente legittima (Cass. n. 15639/2004).

La resistente obbietta pero’ che, a suo parere, le disposizioni regolamentari in materia, le autorizzazioni o la delega del sindaco, specificamente concesse, non avevano valore, poiche’ “lo Statuto del Comune di Napoli non prevede alcunche’ (ne’ contiene alcuno specifico richiamo o rinvio al riguardo) in ordine alla possibilita’ di delega in merito alla rappresentanza in giudizio, bensi’ si limita a disporre, all’art. 41, soltanto che il Sindaco rappresenta la citta’ e l’Ente, senza prevedere altro”.

4.2.4.- Si osserva, in contrario, che lo Statuto del comune di Napoli – il cui testo e’ conoscibile direttamente da questo giudice di legittimita’ (S.U. n. 12868/2005; Cass. n. 18661/2006) – dispone, all’art. 41, comma 1, lett. f), che il sindaco “attribuisce e definisce gli incarichi dirigenziali”; precisa inoltre, al successivo articolo 48, che “Ai Dirigenti spetta altresi’ l’adozione degli atti dovuti previsti dalla legge e dai regolamenti”.

Le disposizioni regolamentari ed autorizzative citate al par. 4.1, non contestate nel loro specifico contenuto, attribuivano quindi al dirigente interessato il potere di rappresentare il comune nel giudizio davanti alla commissione tributaria.

4.2.5.- La questione relativa al potere di rappresentanza dell’ente davanti alle commissioni tributarie, comunque, e’ ora positivamente risolta, in generale, dal D.L. 31 marzo 2005, n. 44, art. 3 bis, comma 1 convertito con modificazioni nella L. 31 maggio 2005, n. 88, in vigore dal 1 giugno 2005, che, sostituendo il comma 3 del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11 abilita l’ente locale, nei cui confronti e’ proposto il ricorso, a stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi o, in mancanza di tale figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa comprendente l’ufficio tributi; mentre il comma 2 dello stesso art. 3 bis estende la suddetta disposizione ai processi in corso, come il presente, essendo iniziato il giudizio d’appello il 25.1.2005 e concluso il 7.10.2005 (Cass. n. 14637/2007).

4.3.- Il comune non era decaduto, in data 12.9.2003, dal potere di notificare l’atto impositivo. Anche il secondo motivo di censura (par. 2.2.2) del ricorrente principale deve pertanto essere accolto.

4.3.1.- Con riferimento (anche) all’anno d’imposta 1999, i termini per la liquidazione e l’accertamento dell’imposta comunale sugli immobili, scadenti al 31 dicembre 2001, erano stati prorogati al 31 dicembre 2002 dalla L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 27, comma 9;

quindi la L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 31, comma 16 prorogo’ ulteriormente tali termini al 31 dicembre 2003, “In deroga alle disposizioni della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3, comma 3 concernente l’efficacia temporale delle norme tributarie”; cosicche’ l’atto notificato il 12.9.2003 era in termini.

4.3.2.- La disposizione generale d’irretroattivita’ della legge (art. 11 disp. gen., premesse al codice civile), specificata in materia tributaria dal citato L. n. 212 del 2000, art. 3, comma 3 (c.d.

Statuto del contribuente, non avente rango superiore alla legge ordinaria: Cass., ordin. n. 8254/2009), puo’ essere positivamente disattesa dal legislatore in casi particolari (Cass. n. 25722/2009), senza che cio’ induca il sospetto d’incostituzionalita’ (cfr. C. cost., sent. n. 37/2004).

Per quanto concerne il caso specifico in esame, e’ da ritenere tempestiva, in base alle norme citate al par. 4.3.1, la notifica dell’atto impositivo relativo all’imposta dovuta per l’anno 1999, effettuata dopo il decorso del termine biennale originariamente stabilito dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11 anche se la legge di proroga dei termini in scadenza al 31 dicembre era entrata in vigore il 1 gennaio successivo, essendosi la prima scadenza consumata temporalmente non prima dello spirare del giorno 31 dicembre, ed avendo la seconda cominciato a decorrere fin dal primo momento del giorno successivo, senza soluzione di continuita’ (Cass. nn. 13342/2009, 10025/2009, 3393/2008).

4.4.- Il ricorso incidentale condizionato, proposto dalla parte interamente vittoriosa nel giudizio di merito, vertente su questioni non delibate perche’ rimaste assorbite in quel giudizio (v. par.

2.3), e’ inammissibile (S.U. n. 14382/2002; Cass. nn. 3796/2008, 4787/2007, 22501/2006 ed altre). Tali questioni sono riproponibili davanti al giudice del rinvio.

4.5.- Segue la decisione, nei termini indicati al par. 3.1.

5.- Dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Riunisce i ricorsi. Accoglie il ricorso principale, dichiara inammissibile il ricorso incidentale condizionato. Cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto, e rinvia la causa, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione della commissione tributaria regionale della Campania.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile – Tributaria, il 12 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2010

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