Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13130 del 14/05/2021

Cassazione civile sez. I, 14/05/2021, (ud. 18/02/2021, dep. 14/05/2021), n.13130

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10995/2019 R.G. proposto da:

O.E., rappresentato e difeso dall’avv. Clementina Di Rosa,

con domicilio eletto presso il suo studio, sito in Napoli, via G.

Porzio, centro direzionale, is. G1;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Salerno, n. 331/2018, depositato

il 26 febbraio 2019.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 18 febbraio

2021 dal Consigliere Dott. Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– O.E. propone ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale di Salerno, depositato il 26 febbraio 2019, di reiezione dell’opposizione dal medesimo proposta avverso il provvedimento della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Salerno, che aveva respinto la sua domanda per il riconoscimento della protezione internazionale o sussidiaria e, in via subordinata, per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– dall’esame del decreto impugnato emerge che a sostegno della domanda il richiedente aveva allegato che era originario della Nigeria (Edo State) e che si era determinato a lasciare il paese in quanto era stato minacciato di morte a seguito del suo rifiuto a fare parte di una setta religiosa (quella degli (OMISSIS)), nella quale aveva militato il genitore defunto;

– il giudice ha disatteso l’opposizione evidenziando che non sussistevano delle condizioni per il riconoscimento delle protezioni internazionale e umanitaria richieste;

– il ricorso é affidato a quattro motivi;

– il Ministero dell’Interno non si costituisce tempestivamente, limitandosi a depositare atto con cui chiede di poter partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo del ricorso il ricorrente la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3, 5, 6, 7, 8 e 14, per aver il decreto impugnato escluso sia il riconoscimento dello status di rifugiato, sia la protezione sussidiaria, benché dal suo racconto, nonché dal contenuto delle Country of Origin Information prodotte in atti emergesse la sussistenza di un pericolo concreto e attuale di subire ulteriori violenze, oltre che trattamenti degradanti e disumani o, comunque, di una minaccia grave e individuale alla vita derivante da violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno o internazionale;

– il motivo é inammissibile, risolvendosi in una critica della valutazione delle risultanze probatorie effettuata dal Tribunale che non può trovare ingresso in questa sede in quanto la Corte di cassazione non é mai giudice del fatto in senso sostanziale e non può riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa (cfr. Cass. 28 novembre 2014, n. 25332; Cass., ord., 22 settembre 2014, n. 19959);

– si evidenzia, in proposito, che il Tribunale, da un lato, ha ritenuto “estremamente vago” il racconto del richiedente nella parte in cui ha fatto riferimento alla setta, non essendo stato in grado di indicarne le caratteristiche o gli scopi, né i punti di contrasto con la fede cristiana che lo stesso ha dichiarato di professare;

– ha aggiunto che del pari “vago e contraddittorio” é il racconto relativo alle modalità con cui esponenti della setta lo avrebbero avvicinato per sollecitare la sua affiliazione e al fatto che persone incaricate di ucciderlo a seguito del suo rifiuto di aderire all’associazione lo avrebbero lasciato partire in quanto intenerite dal richiedente;

– dall’altro lato, il giudicante é pervenuto alla affermazione in ordine all’insussistenza del presupposto delle protezioni anche in base ad un esame di una fonte rinvenuta sull’attività della setta in oggetto, da cui emerge che gli aderenti a tale setta “non molestano o intimidiscono i passanti”, escludendo, conseguentemente, l’esistenza di un rischio di persecuzione personale per motivi religiosi;

– ha riferito, inoltre, il Tribunale che non é stato possibile acquisire ulteriori elementi di informazione dal richiedente, il quale non si é presentato a rendere dichiarazioni in udienza;

– ha, quindi, rilevato; ai fini della concessione della protezione sussidiaria, che la zona di provenienza del richiedente non é interessata dal rischio di atti terroristici, che insiste su altre regioni del Paese, per cui non sussiste il rischio di un grave danno per il richiedente in caso di rimpatrio;

– con il secondo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, per aver il Tribunale negato il permesso di soggiorno per motivi umanitari senza aver adeguatamente apprezzato la condizione di peculiare vulnerabilità;

– evidenzia, in proposito, la “condizione di vulnerabilità soggettiva ed oggettiva, determinata dalla giovane età, dall’assenza di legami sociali attuali” e la critica situazione socio-politica del Paese di provenienza, oltre che delle violenza subite nel Paese di transito, tale da esporlo a compressione di diritti umani e gravi pregiudizi in caso di rimpatrio;

– con l’ultimo motivo di ricorso si duole dell’omesso esame di un fatto controverso e decisivo del giudizio, nella parte in cui, con riferimento all’esame della domanda per il riconoscimento della protezione umanitaria, non ha tenuto in considerazione elementi di vulnerabilità soggettiva e oggettiva del richiedente, quali la giovane età, le violenze subite, l’assenza di legami sociali nel paese di origine, il clima di diffusa insicurezza in tale paese e il grado di integrazione nel territorio nazionale;

– i motivi, esaminabili congiuntamente, sono inammissibili;

– le doglianze poggiano sull’assunto dell’allegazione, sia nelle dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione territoriale, sia nel ricorso proposto al Tribunale, di fatti rivelatori dell’esistenza di una condizione di vulnerabilità rilevante al fine del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– tale assunto é del tutto indimostrato e, anzi, riceve smentita dal decreto impugnato, nel quale si dà atto che “non risultano addotte ragioni di particolare vulnerabilità soggettiva del richiedente, rilevandosi che nulla risulta dedotto neanche sotto il profilo dell’attività lavorativa”;

– in tema di ricorso per cassazione, il ricorrente che proponga una determinata questione giuridica – che implichi accertamenti di fatto ha l’onere, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione (così, Cass., ord., 21 novembre 2017, n. 27568);

– in relazione alle circostanze di fatto indicate nel ricorso e asseritamente non tenute in debita considerazione dal Tribunale, parte ricorrente non ha assolto ad un siffatto obbligo;

– con riferimento al prospettato vizio motivazionale, lo stesso é privo del necessario requisito di specificità, avendo il ricorrente omesso di indicare in quale atto i fatti asseritamente non esaminati sarebbero stati allegati;

– con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1 bis, per aver il decreto impugnato omesso di compiere un’esatta e compiuta disamina dell’attuale quadro socio-politico di riferimento, così come risultante dalla più autorevoli Country of Origin information;

– il motivo é inammissibile, in quanto, come rilevato in precedenza, il Tribunale, diversamente da quanto posto dal ricorrente a fondamento della doglianza, ha effettuato un siffatto esame, attribuendo rilevanza, in particolare, ad aggiornati documenti provenienti da Amnesty International, dal Ministero degli Affari Esteri e dall’E.A.S.O., nonché , con riferimento all’attività della setta indicata dal richiedente, da un ente canadese sull’immigrazione e i rifugiati;

– il ricorso, pertanto, non può essere accolto;

– nulla va disposto in ordine al governo delle spese del giudizio, in

assenza di attività difensiva della parte vittoriosa.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 18 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2021

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