Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1313 del 22/01/2020

Cassazione civile sez. trib., 22/01/2020, (ud. 22/10/2019, dep. 22/01/2020), n.1313

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. VENEGONI Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15046-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

R.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di CATANIA,

depositata il 19/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio d

22/10/2019 dal Consigliere Dott. VENEGONI ANDREA.

Fatto

RITENUTO

CHE

A seguito dell’accertamento n. (OMISSIS) effettuato a fini iva ed irap nei confronti della società L.F. Distribuzione Pneumatici di L.A. & C. s.n.c., l’ufficio procedeva, con separato accertamento, a ridefinire, ai sensi dell’art. 5 tuir, l’irpef a carico del socio R.S..

La CTP accoglieva il ricorso del contribuente per la ragione che era stato accolto il separato ricorso formulato dalla società contro il corrispondente avviso.

La CTR rigettava l’appello dell’ufficio per la medesima ragione, e cioè perchè era stato respinto il corrispondente appello nel giudizio societario.

Per la cassazione di quest’ultima sentenza ricorre l’ufficio sulla base di tre motivi.

Il contribuente non si è costituito.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con il primo motivo l’ufficio deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 14 e 29, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e nullità della sentenza per mancata integrazione del contraddittorio ex art. 102 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Nella specie è stato violato il litisconsorzio necessario con la società.

In subordine deduce violazione dell’art. 132 n. 4) c.p.c., dell’art. 118 disp. att. e dell’art. 111 Cost.: motivazione inesistente, nullità della sentenza, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4).

La sentenza è affetta dal vizio di difetto assoluto di motivazione, limitandosi a rinviare alla sentenza resa nel giudizio relativo alla società.

In ulteriore subordine deduce difetto di motivazione su un punto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5).

Nel rigettare l’appello sulla base della decisione della CTR nel separato giudizio sulla società, la sentenza impugnata non ha indicato se la sentenza della CTR sulla società era passata in giudicato, e quali fossero i contenuti e le motivazioni che hanno sorretto la decisione in favore della società. Sul primo punto, in particolare, l’ufficio precisava che la sentenza avente ad oggetto il reddito della società (n. 98/34/11) era stata, infatti, impugnata davanti a questa Corte.

Va preliminarmente osservato che la presente controversia fa parte di una vicenda più ampia, che prende avvio da una verifica nei confronti della società L.F. Distribuzione Pneumatici di L. & c. s.n.c., che aveva portato all’emissione di un avviso di accertamento nei confronti della società, e dei conseguenti atti, consistenti in singoli avvisi di accertamento ai soci, trattandosi di società di persone, e degli atti di irrogazione di sanzioni.

Laddove le pronunce di merito erano state favorevole alla società ed ai soci, l’Agenzia ricorreva davanti a questa Corte, originando una serie di procedimenti distinti.

All’udienza del 10 aprile 2019 emergeva l’esistenza di un ulteriore procedimento, relativo ad uno dei soci, non chiamato in quella sede, e per questo, per integrare il contraddittorio, i procedimenti chiamati erano stati rinviati all’udienza odierna per la trattazione contestuale.

Tuttavia, in quella sede, poichè in alcuni procedimenti instaurati dall’Agenzia davanti a questa Corte non vi era la prova della rituale notifica del ricorso e nulla che inducesse a doverne disporre la rinnovazione, i relativi ricorsi venivano dichiarati inammissibili.

Ciò, però, ha comportato il passaggio in giudicato della sentenza della CTR che, nel caso del procedimento avente n. 14815/12, definito con sentenza di questa Corte n. 15212 del 2019, relativo alle sanzioni a carico di un socio, aveva rigettato l’appello dell’ufficio, confermando la sentenza della CTP che, come emerge dagli atti, aveva annullato l’atto impugnato.

Quest’ultimo, dalla lettura degli atti, era inequivocabilmente l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), relativo a società e singoli soci, impugnato da uno di essi al quale era stato notificato anche il conseguente atto di contestazione delle sanzioni, oggetto specifico di quel procedimento. Questo era, in sostanza, l’atto da cui sono poi derivati tutti i conseguenti, e cioè gli atti di contestazioni di sanzioni nei confronti della società e dei singoli soci, e gli avvisi di accertamento dei redditi delle persone fisiche a carico dei singoli soci, tra cui quello oggetto del presente procedimento – come espressamente affermato dall’ufficio ricorrente a pag. 2 del ricorso.

Orbene, la sentenza della CTP che, come riportato in epigrafe, riguardava specificamente il suddetto avviso di accertamento n. (OMISSIS), concludeva per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento dell’atto impugnato, poichè ritenuto tardivo.

In sostanza, quindi, tale atto è stato annullato e la sentenza che ha così disposto è passata in giudicato.

Questo, allora, non può non riverberarsi sui giudizi discendenti dall’accertamento principale, tutti relativi allo stesso anno di imposta.

Nel caso di specie, una volta annullato l’accertamento principale, non possono non venire meno le sanzioni conseguenti.

Trattandosi di giudicato esterno, per di più dipendente da una decisione di questa Corte, non solo è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo, per rispondere alla finalità d’interesse pubblico di eliminare l’incertezza delle situazioni giuridiche e di rendere stabili le decisioni, sicchè il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti e non è subordinato ai limiti fissati dall’art. 345 c.p.c. per le prove nuove in appello (Sez. II, ord. n. 27161 del 2018; sez. IV, n. 16847 del 2018; sez. IV, n. 8607 del 2017), ma lo è a maggior ragione in quanto formatosi a seguito di una sentenza di questa Corte.

Il ricorso, pertanto, deve essere respinto per sopravvenuto giudicato esterno che ha annullato l’avviso di accertamento, da cui dipende l’atto oggetto della presente causa, sempre relativo al medesimo anno di imposta, il 1999.

Non essendo il contribuente costituito, non vi è da provvedere sulle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 22 gennaio 2020

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