Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13128 del 24/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/05/2017, (ud. 11/04/2017, dep.24/05/2017),  n. 13128

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28681-2015 proposto da:

FALLIMENTO C.M., titolare dell’impresa individuale EDIL

2004 di C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

LUIGI STURZO 15, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI LUSCHI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARGHERITA CAMPIONI;

– ricorrente –

contro

C.M. elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ALESSANDRO TEDESCHI;

– controricorrente –

nonchè contro

COLABETON s.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4264/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 10/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/04/2017 dal Consigliere Dott. TERRUSI FRANCESCO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

La corte d’appello di Milano, con sentenza in data 10-11-2015, ha revocato il fallimento di C.M., in quanto dalla documentazione risultante dagli atti dell’istruttoria prefallimentare l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati era inferiore a Euro 30.000,00;

avverso la sentenza il curatore fallimentare ha proposto ricorso per cassazione sorretto da quattro motivi;

l’intimato ha replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

il primo motivo di ricorso, col quale si deduce la violazione e falsa applicazione della L.Fall. art. 15, è manifestamente fondato e tanto determina l’assorbimento dei restanti;

la corte d’appello ha motivato la revoca del fallimento affermando che dalla documentazione prodotta in sede di reclamo era emersa in effetti una situazione debitoria del C., “all’epoca della dichiarazione di fallimento”, ben più rilevante di quella accertata in sede di istruttoria prefallimentare “e tale da superare le suddette soglie”;

tuttavia ha ritenuto di non potersi discostare “dal dato formale della norma che preclude la dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati “risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare” è inferiore alla soglia citata dalla norma medesima”;

in definitiva ha ritenuto che la situazione rilevante dovesse essere quella del momento di svolgimento dell’istruttoria prefallimentare, anzichè della dichiarazione di fallimento;

la tesi della corte d’appello è del tutto errata;

il riferimento della L.Fall. art. 15, comma 9, alle risultanze degli atti dell’istruttoria prefallimentare, ai fini del computo del limite minimo di fallibilità, serve soltanto a escludere che possano venire in rilievo, al medesimo fine, i debiti successivamente accertati in sede di verifica dello stato passivo (v. per tutte, tra le recenti, Cass. n. 14727-16);

ciò non toglie, però, che per ritenere superato o meno il detto limite deve aversi riguardo al complesso dei debiti scaduti e non pagati accertati non già alla data della proposizione dell’istanza di fallimento, ma a quella in cui il tribunale decide sulla stessa (cfr. esplicitamente Cass. n. 10952-15);

l’impugnata sentenza, dissonante dal citato insegnamento, va dunque cassata;

segue il rinvio alla medesima corte d’appello, diversa sezione, la quale provvederà a nuovo esame del materiale istruttorio uniformandosi al principio di diritto sopra esposto;

la corte distrettuale provvederà anche sulle spese del giudizio svoltosi in questa sede di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla corte d’appello di Milano.

Così deciso in Roma, il 11 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2017

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