Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13110 del 30/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2020, (ud. 07/02/2020, dep. 30/06/2020), n.13110

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28258-2014 proposto da:

CASA DI CURA VILLA DEI FIORI SRL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

SARDEGNA 50, presso lo studio dell’avvocato EMANUELE MERILLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO TURRA’ giusta delega in

calce;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO GENERALE BONIFICA DEL BACINO INFERIORE DEL VOLTURNO, in

persona del legale rappresentante e CGEFIL GESTIONE FISCALITA’

LOCALE SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA, LUNGOTEVERE DEI MELLINI 17,

presso lo studio dell’avvocato ORESTE CANTILLO, che li rappresenta e

difende unitamente agli avvocati MICHELE LISANTI, GUGLIELMO

CANTILLO, giusta delega a margine;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 7147/2014 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 21/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/02/2020 dal Consigliere Dott. RAFFAELE MARTORELLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIOVANNI GIACALONE che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società “Villa dei Fiori s.r.l. – Casa di cura privata”, con sede in Acerra, proponeva ricorso avverso una ingiunzione di pagamento, per la somma di Euro 46.788,17 dovuta per contributi consortili non corrisposti relativi agli anni dal 2006 al 2010. Deduceva la nullità dell’ingiunzione per difetto di motivazione in ordine alla causa della contribuzione, in particolare con riferimento agli interventi dai quali avrebbero tratto vantaggio i fabbricati e i terreni di essa Società ricadenti nel perimetro consortile, in quanto nessuna attività aveva riguardato direttamente o indirettamente la clinica, sicchè non si configuravano i presupposti della contribuzione. I resistenti GE.FI.L. e il Consorzio di Bonifica del bacino Volturno si costituivano in giudizio. La CTP di Caserta con sentenza n. 90/6713 dichiarava inammissibile il ricorso. Rilevavano i primi giudici che dalla stessa ingiunzione impugnata risultava che questa era stata preceduta da avvisi di pagamento ritualmente notificati e non opposti.

Avverso detta sentenza proponeva appello la società, deducendo l’omessa notifica degli avvisi e l’infondatezza della pretesa del Consorzio, posto che l’obbligo di contribuzione sorgeva solo in presenza di un effettivo vantaggio per gli immobili compresi nel perimetro consortile. La CTR di Napoli rigettava l’appello con diversa motivazione rispetto al primo grado. Infatti, la CTR riteneva che la rituale notifica degli avvisi bonari non rendesse inammissibile l’impugnazione della successiva ingiunzione di pagamento. E con riferimento al merito, ritenuta l’inclusione dell’immobile nel comprensorio consortile e la configurabilità di un vantaggio, ancorchè solo potenziale, riconducibile all’attività e alle opere eseguite dal Consorzio (come da esaustiva relazione tecnica depositata dal Consorzio), rigettava l’appello.

Proponeva ricorso innanzi a questa Corte la Casa di cura “Villa dei Fiori s.r.l.”, eccependo:

– 1) violazione e falsa applicazione del disposto di cui all’art. 115 c.p.c. e dell’art. 58, in relazione di cui al D.P.R. n. 546 del 1992, artt. 61, 32, 4 e 23, conseguente violazione e falsa applicazione del disposto di cui agli artt. 24 e 111 Cost. Errore processuale (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.);

– 2) violazione e falsa applicazione del disposto di cui al D.P.R. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2 e art. 57 e conseguente violazione e falsa applicazione del disposto di cui agli artt. 24 e 111 Cost. (errore processuale in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);

– 3) violazione e falsa applicazione del disposto di cui all’art. 132 c.p.c. in relazione al D.P.R. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2 e art. 36. Motivazione inesistente o, in ogni caso apparente (Errore processuale in relazione alla previsione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);

– 4) violazione e falsa applicazione del disposto di cui agli artt. 215 e 2967 c.c., nonchè L.R. Campania 25 febbraio 2003, n. 4;

– 5) violazione e falsa applicazione del disposto della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 e della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3.

Gli intimati, Consorzio di Bonifica del Bacini Inferiore del Volturno e la GEFIL Spa, si costituivano con controricorso. Il ricorrente depositava memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

– Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente ha rilevato che la CTR aveva posto a fondamento della propria decisione la relazione tecnica depositata dal Consorzio; l’allegazione di aver compiuto “opere di difesa idraulica; l’inserimento della ricorrente nel perimetro consortile, eccependo in proposito che la Commissione non avrebbe potuto, in alcun modo, valutare la documentazione prodotta dal resistente, non essendosi costituiti in primo grado nè il Consorzio, nè la GEFIL. Solo, in sede di gravame, infatti, il Consorzio costituitosi il 3.6.2014 aveva tardivamente prodotto documenti per l’udienza fissata il 18.6.2014 (senza il rispetto del termine di cui al D.Lgs. n. 542 del 1992, art. 32, comma 1) per la Commissione non poteva definire l’addebito per l’assenza di qualsivoglia prova in relazione ai fatti costitutivi della pretesa impositiva.

Con il secondo motivo, si eccepiva che la CTR aveva ritenuto l’esistenza di situazioni di fatto (perimetro di contribuenza, opere di bonifica territoriali spese generali) che non avrebbero potute essere valutate, in quanto la ricorrente, in relazione alle stesse, non aveva potuto muovere contestazioni nè fornire prova contraria, in ragione della lesione del diritto di difesa scaturente dalla nuove allegazioni e dalla mancanza del doppio grado di giurisdizione di merito.

Con il terzo motivo, si deduceva che la CTR aveva ritenuto ritualmente notificati gli “avvisi bonari” alla Villa dei Fiori affermando che i motivi di doglianza della contribuente dovevano ritenersi infondati, mentre la ricorrente aveva eccepito la nullità degli avvisi di accertamento. In detti avvisi non vi era infatti riferimento al termine assegnato per il pagamento, alla persona del responsabile del procedimento, all’autorità giudiziaria a cui inoltrare il ricorso, nè ai termini per la proposizione dell’impugnazione. La mancanza di motivazione rendeva nulla la decisione.

Con il quarto motivo si eccepiva che la CTR non avrebbe potuto ritenere sussistente la presunzione di esecuzione di opere da parte del Consorzio, discendente dall’inclusione dell’immobile nel comprensorio consortile, in ragione del fatto che la ricorrente non aveva fornito alcuna prova della mancanza di “inclusione”. L’obbligo della contribuzione nasceva dalla presenza di due requisiti: l’inserimento dell’immobile nel perimetro consortile e l’esistenza di un vantaggio diretto e specifico conseguito dall’immobile e gravava su intendeva far valere la pretesa fiscale.

A ciò andava aggiunto che l’onere di contribuzione a carico dei proprietari sussisteva solo se si trattava di immobili ad uso commerciale, cosa che non ricorreva nel caso si specie, trattandosi di immobili destinati a “Casa di Cura”.

Con il quinto motivo la ricorrente deduceva nullità dell’ingiunzione per la mancata indicazione degli elementi da cui era possibile dedurre i motivi della pretesa contributiva, con omissione della superficie in riferimento alla quale era stato determinato il contributo.

Da ultimo, con memoria aggiunta, veniva dedotta l’operatività, nel caso esaminato, del giudicato esterno, scaturente dalle pronunce della CTP di Caserta per le annualità 2014 e 2015, per le quali non risultava proposta impugnazione.

Ad avviso di questa Corte il primo motivo può essere trattato congiuntamente al secondo e quarto.

Va precisato che il primo motivo è fondato con riferimento alla tardività del deposito dei documenti. Con orientamento consolidato questa Corte ha affermato che “in tema di contenzioso tributario, il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 58, fa salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti anche al di fuori degli stretti limiti consentiti dall’art. 345 c.p.c., ma tale attività processuale va esercitata – stante il richiamo operato dal cit. D.Lgs., art. 61, alle norme relative al giudizio di primo grado entro il termine previsto dallo stesso decreto, art. 32, comma 1, ossia fino a venti giorni liberi prima dell’udienza con l’osservanza delle formalità di cui all’art. 24, comma 1, dovendo, peraltro, tale termine ritenersi, anche in assenza di espressa previsione legislativa, di natura perentoria, e quindi sanzionato con la decadenza, per lo scopo che persegue e la funzione (rispetto del diritto di difesa e del principio del contraddittorio) che adempie (Cass. n. 29087/18, n. 20549/2013n. 655/2014; n. 3661/2015).

Tuttavia, va rilevato che il dato relativo all’inserimento nel perimetro di contribuenza nel Consorzio non può ritenersi ignoto alla contribuente, dal momento che lo stesso risulta desumibile dall’ingiunzione opposta, ove nella descrizione delle ragioni dell’imposta, si fa chiaro riferimento al contributo consortile (per il Consorzio Generale di Bonifica del Bacino inferiore del Volturno) agli anni di imposta e all’elenco degli immobili soggetti a contributo.

Accertato questo dato, con riferimento l’esistenza di un vantaggio diretto e specifico conseguito dall’immobile (di cui al quarto motivo), va detto che, la prova relativa all’esistenza del beneficio diretto e specifico gravava sul contribuente e non sull’ente impositore. Sul punto questa Corte ha avuto modo di affermare (Cass. 9511/2018) che, in tema di contributi di bonifica, ove i fondi siano compresi nel perimetro consortile, in difetto di specifica contestazione del piano di classifica e ripartizione da parte del contribuente, grava sullo stesso l’onere di superare, mediante prova contraria, la presunzione del beneficio diretto e specifico derivante dalle opere realizzate dal consorzio.

Per il resto, non ha rilievo la circostanza relativa alla natura dell’immobile (casa di cura ed uso commerciale) sostanziandosi, peraltro, l’attività svolta come commerciale nel settore sanitario.

Così come non determina alcuna nullità (categoria che prevede per la gravità delle sue conseguenze una espressa previsione) l’assenza di avvisi sul termine per l’impugnazione l’autorità giudiziaria da adire, il termine per il pagamento. Infine, sulla base del contenuto stesso dell’ingiunzione risulta infondato anche il quinto motivo.

Con memoria aggiunta, il ricorrente deduce l’esistenza di giudicato esterno sulla base di altre sentenze della CTP di Caserta, assumendo che l’esistenza di giudicato esterno doveva ritenersi rilevabile anche d’Ufficio. Sul punto si rileva che in dette sentenze non vi è specifica prova del passaggio in giudicato delle stesse (facendosi mero riferimento, nelle certificazioni prodotte, solo all’assenza di impugnazione).

Il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 7.000,00, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 7 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2020

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