Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13092 del 14/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 14/05/2021, (ud. 22/12/2020, dep. 14/05/2021), n.13092

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 126-2020 proposto da:

I.N., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIO NOVELLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso l’ordinanza n. 13997/2019 del TRIBUNALE ORDINARIO di ANCONA,

depositata il 20/11/2019 R.G.N. 1187/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/12/2020 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Ancona ha rigettato il ricorso proposto da I.N., cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Ancona, notificato il 24 gennaio 2019, di inammissibilità ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, comma 1, lett. b) della domanda di protezione internazionale da lui avanzata il 10 luglio 2017.

2. Il Tribunale ha accertato che le dichiarazioni rese dal richiedente non erano attendibili poiché questi non era stato in grado di circostanziare la vicenda su fatti essenziali e determinanti l’espatrio e le circostanze allegate con riguardo agli scontri intercomunitari ed alla carenza di controlli del territorio, oltre che generiche, erano risultate smentite dai documenti consultati.

2.1. Ha accertato che dalle fonti internazionali consultate era emerso che la (OMISSIS), ed in particolare l'(OMISSIS), area di provenienza del richiedente, non era interessata da conflitti armati tali da comportare un grado di violenza talmente generalizzato e permanente da costituire per i civili un concreto rischio per la vita e l’incolumità personale.

2.2. Ha evidenziato che non erano stati forniti elementi da cui desumere una grave persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a gruppi sociali o politici e che il timore persecutorio denunciato era carente dei quattro connotati necessari: soggettivo, causale, ambientale e di personalizzazione del rischio Ha dunque escluso che ricorressero i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato.

3. Ai fini della protezione sussidiaria ha evidenziato che non erano ravvisabili rischi per la vita e l’incolumità del ricorrente a cagione della situazione politica e di sicurezza e che non era desumibile una grave ed minaccia nei suoi confronti.

4. Quanto alla protezione umanitaria ha evidenziato che la domanda, del 2017, era regolata dalla disciplina antecedente il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113. Tuttavia ha rilevato che non erano state allegate situazioni di elevata vulnerabilità e che la situazione generale del paese di origine non era di per sé sufficiente per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari. In particolare ha evidenziato che in (OMISSIS) esistono forme private di protezione dei membri della comunità; é consentito l’esercizio dei diritti inalienabili e non si riscontrano le situazioni tipizzate dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. da a) a d). Inoltre ha sottolineato che nulla era stato allegato quanto al livello di integrazione nel contesto socio economico nazionale di tal che non era possibile formulare un giudizio prognostico negativo in caso di rimpatrio.

5. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso I.N. affidato ad un unico motivo. Il Ministero dell’Interno si é costituito tardivamente al solo fine di partecipare all’udienza di discussione, con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

6. Con un unico articolato motivo di ricorso é denunciata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e art. 14, lett. b) e c), del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

6.1. Sostiene il ricorrente che il Tribunale aveva ritenuto non credibili le dichiarazioni rese dal ricorrente ma non aveva proceduto, come avrebbe dovuto, a approfondimenti d’ufficio anche tramite le rappresentanze diplomatiche italiane in (OMISSIS). In sostanza sarebbe stata trascurata la situazione del paese di provenienza il cui contesto politico e sociale é particolarmente complesso e caratterizzato da una situazione di instabilità politica e da una diffusa violazione dei diritti umani con una violenza generalizzata.

7. Il ricorso non può essere accolto.

7.1. Va qui ribadito che in tema di protezione internazionale, la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente non é affidata alla mera opinione del giudice ma é il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” di cui al comma 3 cit. articolo, senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto. Detta valutazione, se effettuata secondo i criteri previsti dà luogo ad un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito, essendo altrimenti censurabile in sede di legittimità per la violazione delle relative disposizioni (cfr. Cass. 09/07/2020 n. 14674).

7.2. Attenendosi a tali principi il Tribunale ha sottolineato in primo luogo che il ricorrente non era stato in grado di circostanziare la specifica vicenda che lo aveva interessato con dettagli di fatti, nomi e luoghi, risultandone così generica l’allegazione. E tuttavia il giudice non si é sottratto dall’esaminare la specifica situazione della regione di provenienza ed ha escluso l’esistenza della particolare situazione di rischio denunciata.

7.3. Nel negare la protezione sussidiaria, il Tribunale non ha trascurato di considerare la situazione esistente in (OMISSIS) con riguardo a conflitti sulle terre tra privati, all’esistenza di sette (quali la (OMISSIS)) ed al radicamento sul territorio di (OMISSIS). Al contrario nel suo provvedimento il giudice ha proceduto ad un ampio esame della situazione del paese sulla base di report aggiornati.

7.4. Quanto alla valutazione di credibilità del racconto del cittadino straniero questa costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito e, ove come nel caso in esame se ne sia verificata ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. c) una scarsa plausibilità, tale apprezzamento di fatto é censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che é stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, censura nella specie neppure avanzata (cfr. Cass. 05/02/2019 n. 3340).

7.5. Peraltro la sentenza, in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria formulata ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), proprio muovendo dalle allegazioni del richiedente – di generale violenza indiscriminata – dettata dalla situazione di scarso controllo dei fattori di instabilità denunciati e percepita come idonei a porre in pericolo la vita o incolumità psico-fisica per il solo fatto di rientrare nel paese di origine – ne ha verificato attualità, confini e portata con riferimento alla situazione oggettiva del paese di origine e, in particolare, dell’area di provenienza del richiedente ed ha escluso motivatamente l’esistenza della minaccia ravvisata. Si tratta di accertamento di fatto che non può essere qui rivisitato.

8. Con riguardo alla protezione umanitaria, del pari, il Tribunale ha proceduto all’esame dei presupposti previsti per il riconoscimento del permesso di soggiorno e, attenendosi all’interpretazione data all’istituto da questa Corte, ha doverosamente accertato che nel caso in esame la protezione chiesta era finalizzata non tanto al porsi al riparo dal pericolo di ricadere in una situazione lesiva della dignità della persona, in cui non era assicurato il rispetto del nucleo minimo dei diritti umani quanto piuttosto a preservare l’opportunità di un’esistenza migliore nel paese di accoglienza. Va qui ribadito che l’accertamento si deve fondare, come nella specie é accaduto, su una effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza (cfr. per tutte Cass. 23/02/2018 n. 4455).

9. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Non occorre provvedere sulle spese essendosi l’amministrazione costituita tardivamente al solo fine di partecipare alla discussione che non si é tenuta essendo stata la controversia trattata in sede camerale. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Nulla per le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 22 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA