Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13082 del 14/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 14/05/2021, (ud. 12/02/2020, dep. 14/05/2021), n.13082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19677-2013 proposto da:

HEADBOX DI A.G. SAS, domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato CARLA GUERRINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 24/2C13 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 30/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/02/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE D’AURIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La vicenda giudiziaria trae origine dall’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate con cui era individuato un maggior reddito di impresa, determinando una maggiore pretesa fiscale ai fini ires, iva, irap nei confronti del contribuente Headbox sas.

In particolare l’Agenzia Delle Entrate, avendo riscontrato ricavi inferiori rispetto a quelli derivanti dalla applicazione degli studi di settore, oltre al recupero di alcuni costi non inerenti, non documentati, e non di competenza aveva eseguito l’accertamento applicando gli studi di settore D.L. n. 331 del 1993, ex art. 62.

Il contribuente impugnava il predetto accertamento sia perchè non motivato adeguatamente, non essendo sufficiente lo scostamento tra i ricavi presunti e quelli dichiarati.

La commissione Tributaria provinciale di Siena accoglieva il ricorso. A seguito dell’appello proposto dalla Agenzia Delle Entrate, la CTR della Regione Toscana (sent. n. 24/13/2013) riformava la decisione di primo grado confermando l’accertamento.

Propone ricorso in Cassazione la società contribuente affidandosi a 3 motivi così sintetizzabili:

1) Violazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies.

2) Violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

3) Omessa e /o insufficiente motivazione della sentenza impugnata ex art. 360, comma 1, n. 5, in merito alla contestata valenza degli studi di settore.

Si costituiva l’Agenzia delle Entrate, al solo fine di partecipare alla eventuale discussione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il collegio ritiene di esaminare congiuntamente il primo ed il terzo motivo del ricorso attesa la loro stretta correlazione. Con tale motivo il ricorrente si duole che il giudice di appello abbia considerato sufficiente per l’individuazione della pretesa fiscale l’applicazione degli studi di settore, tralasciando di valutare le difese della contribuente.

In base a quanto già affermato da questa Corte (Cass., sez. un., n. 26635 del 2009, Cass. n. 26636 del 2009, Cass. n. 26637 del 2009 e Cass. n. 26638 del 2009), il procedimento di accertamento standardizzato trova il proprio punto centrale nell’obbligatorietà del contraddittorio endo-procedimentale. Per effetto proprio di tale contraddittorio ante avviso di accertamento, l’Ufficio è in grado di poter adeguare gli standard alla concreta realtà economica del contribuente, “determinando il passaggio dalla fase statica (gli standard come frutto dell’elaborazione statistica) alla fase dinamica dell’accertamento (l’applicazione degli standard al singolo destinatario dell’attività accertativa)”. Nel caso il contribuente, invitato, aveva indicato le ragioni per cui non potessero trovare applicazione, e cioè ” le apparecchiature elettroniche, utilizzate, erano obsolescenti ed improduttive rispetto al mercato attuale, e che non aveva utilizzato dipendenti ma professionisti esterni, non ricavandone alcun margine dalla loro prestazione.

Tali linee difensive non risultano essere state prese in considerazione dall’accertamento poi emesso, essendosi l’ufficio impositore limitato ad indicare laconicamente nell’accertamento ” non ha ritenuto sufficienti le motivazioni presentate “.E’ evidente che nella fase del preventivo contraddittorio il contribuente ha la facoltà di contestare l’applicazione dei parametri indicando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, e del pari sorge l’obbligo per l’ufficio di tener conto della tesi difensiva del contribuente indicando le ragioni del suo convincimento confutandole specificamente e non in via generica. Ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente abbia esercitato il proprio diritto di difesa l’ufficio è tenuto ad offrire ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del contenuto della difesa. Sebbene il mancato esame della tesi sollevata non condiziona l’efficacia dell’accertamento emesso, all’esito del contraddittorio, spetta poi al giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standard al caso concreto, quanto la controprova offerta dal contribuente. Pertanto il giudice non poteva solo limitarsi a confermare l’accertamento basato sugli studi di settore non corroborato da altri elementi, ma doveva anche valutare la difesa del contribuente in concreto, cosa che non è avvenuto. Poichè che nel caso la Ctr si è limitata a dire, in accoglimento dell’appello che l’iter procedimentale condotto dall’ufficio sia stato corretto, che la parte riguardante il recupero dei costi non era stato impugnato, deve ritenersi che da tale affermazione, con riferimento agli studi di settore, non emerge alcun tipo di valutazione di critica alle ragioni del contribuente e di contrasto alla decisione di primo grado che era stata favorevole al contribuente, non potendosi considerare motivazione la solo affermazione che l’accertamento era giusto.

Ed allora, deve ritenersi integrato sia il vizio violazione di legge in quanto la motivazione è solo apparente, visto che non è sufficiente, per ritenere valida la pretesa il solo scostamento dagli studi del settore in presenza di specifiche contestazioni sollevate sia nella fase del contraddittorio che a seguito della impugnazione, circa la loro non applicabilità al caso concreto. Inoltre, il ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, ha completamente obliterato gli elementi che avrebbero potuto portare ad una diversa decisione, non tenendo conto degli elementi dimostrativi addotti nella fase del contraddittorio e indicati poi nel ricorso dal contribuente, essendo, quindi, riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, neppure specificandosi perchè lo scostamento tra i ricavi dichiara ti e quelli presunti fosse da ritenersi grave, il che integra anche la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Pertanto, in accoglimento del motivo 1 e 3, rimanendo assorbito il motivo 2, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Ctr Toscana in diversa composizione, che provvederà anche alle spese di questo grado.

PQM

La Corte accoglie il i e 3 motivo del ricorso e per l’effetto cassa la sentenza impugnata rinviando alla CTR della Regione Toscana, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese di questo giudizio.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2021

 

 

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