Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13079 del 23/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 23/06/2016), n.13079

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBNARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8656-2015 proposto da:

P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA P.G. DA

PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA CONTALDI,

che lo rappresenta e difende giusta procura speciale stesa a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

V.G., C.G., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE DEI COLLI PORTUENSI 536, presso lo

studio dell’avvocato FRANCESCA LUISA REVELLI, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato CARLO BERTINI, giusta mandato a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 481/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA del

12/03/2014, depositata il 08/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato Francesca Luisa Revelli difensore dei resistenti

si riporta al controricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

che:

il Consigliere designato ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

“Ritenuto che:

– V.G. e C.G. convennero in giudizio P.F., chiedendo la manutenzione del possesso da essi esercitato sulla stradella condominiale nella quale il P. aveva installato un cancello automatico;

– nella resistenza del convenuto il Tribunale di Genova rigettò la domanda attorea;

– sul gravame proposto dagli attori, la Corte di Appello di Genova, ritenendo che la turbativa del possesso derivasse non dalla installazione del cancello automatico ex se, ma dalla mancata riparazione dello stesso, condannò il convenuto a ripristinare la funzionalità del sistema di apertura automatizzata del cancello e a consegnare agli attori il relativo telecomando;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre P.F. sulla base di un unico motivo;

– resistono con controricorso V.G. e C. G.;

Atteso che:

l’unico motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1168 e 1170 c.c., per avere la Corte di Appello parzialmente accolto la domanda attorea in mancanza di animus spoliandi) appare manifestamente infondato, in quanto, per un verso, l’accertamento dell’esistenza dell’animus turbandi costituisce accertamento di fatto riservato al giudice di merito e insindacabile in cassazione (Sez. U, Sentenza n. 9871 del 22/11/1994, Rv. 488758), e, per altro verso, la condotta di turbativa del possesso può consistere anche in una condotta omissiva (Sez. 2, Sentenza n. 2343 del 28/06/1969, Rv. 341769), purchè sia in grado di determinare la molestia possessoria, secondo l’apprezzamento in fatto del giudice di merito insindacabile in sede di legittimità (nel caso di specie, i giudici di appello hanno legittimamente ritenuto che la condotta omissiva dovesse essere valutata unitamente alla precedente condotta commissiva, costituita dalla installazione del cancello);

Ritenuto che il ricorso può essere avviato alla trattazione camerale, per essere ivi rigettato”.

CONSIDERATO IN DIRITTO che:

– il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380-bis c.p.c., alla quale non sono stati mossi rilievi critici;

– anche la memoria depositata dal difensore di parte resistente conclude per la reiezione del ricorso;

– il ricorso, pertanto, deve essere rigettato;

– le spese del presente giudizio di legittimità vanno poste a carico della parte soccombente;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.500,00 (duemilacinquecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Secondo Civile, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2016

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