Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13072 del 24/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 24/05/2017, (ud. 11/05/2017, dep.24/05/2017),  n. 13072

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CANZIO Giovanni – Presidente –

Dott. DAVIGO Piercamillo – rel. Consigliere –

Dott. DIOTALLEVI Giovanni – Consigliere –

Dott. APRILE Stefano – Consigliere –

Dott. ARIOLLI Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2349/2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

FIN TES S.r.l. domiciliata in Roma Via dei Gracchi 130, presso lo

studio dell’Avv. Teresina Titina Macrì, rappresentata e difesa

dall’Avv. Arnaldo Amatucci;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 85/31/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE del 25/05/2011, depositata il 14/09/2011,

notificata 8/11/2011;

udita la relazione della causa svolta dal Relatore Dott. Piercamillo

Davigo.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, n. 85/35/11, pubblicata il 14 settembre 2011, con la quale essa aveva riformato la pronunzia della Commissione tributaria provinciale di Arezzo, che aveva respinto i ricorsi di FIN TES S.r.l. contro gli avvisi di accertamento in materia di I.V.A. I.R.Pe.G. e I.R.A.P. per gli anni d’imposta 2003, 2004, 2005 e 2006. Chiedeva la condanna della contribuente alla rifusione delle spese.

La Commissione Tributaria regionale accoglieva l’appello sull’assunto che i costi erano deducibili benchè non fossero stati versati alla Societè Africaine de Service con sede in (OMISSIS) i relativi importi e che l’accertamento avrebbe dovuto riguardare i redditi di tale ultima società, riconosciuta come italiana.

2. Con controricorso la contribuente deduceva la infondatezza del primo motivo di ricorso per irrilevanza ai fini della decisione dal momento che la sentenza impugnata, ritenuta l’italianità della società tunisina non ha affermato la impossibilità di accertare redditi in capo alla società contro ricorrente. Neppure risulta il diniego di applicazione o la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-bis.

Quanto al secondo motivo di ricorso rileva che non sarebbe autosufficiente e che è reiterativo del primo.

Il terzo motivo è innovativo rispetto ai temi oggetto del giudizio di merito e non spiega le ragioni dell’ipotizzato abuso del diritto.

Il quarto motivo sulla motivazione relativa all’essere controverso il fatto dell’italianità della società di (OMISSIS) è generico.

Concludeva per il rigetto del ricorso con vittoria di spese.

3. Con successiva memoria la contribuente svolgeva ulteriori considerazioni a sostegno del controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo addotto a sostegno del ricorso la ricorrente deduce i vizi di violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto la Commissione Tributaria Regionale di Firenze ha erroneamente ritenuto che l’Agenzia delle Entrate avrebbe potuto accertare i redditi in capo alla Società con sede in (OMISSIS), ritenuta italiana, ma non considerare indeducibili i costi sostenuti dalla contro ricorrente.

Ai sensi del citato art. 41-bis l’Amministrazione invece ben può procedere alla verifica della legittima deduzione dei costi. Nel caso in esame alla luce della estero-vestizione della società con sede in (OMISSIS) e delle dichiarazioni del legale rappresentante della FIN TES S.r.l. riportate nel processo verbale di constatazione secondo le quali il denaro (peraltro non versato) era destinato all’acquisto di una unità immobiliare da destinare ad abitazione privata.

Col secondo motivo di ricorso la ricorrente deduce il vizio di motivazione sul fatto controverso della ritenuta deducibilità dei costi.

Col terzo motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 109 T.U.I.R. e dei principi di abuso del diritto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3.

Col quarto motivo di ricorso la ricorrente deduce insufficiente motivazione in ordine al fatto controverso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al mancato pagamento delle somme dovute alla società con sede in (OMISSIS).

2. I motivi di ricorso sono fondati.

Nel caso in esame la Commissione Tributaria Regionale di Firenze ha ritenuto che la società con sede in (OMISSIS) fosse da considerarsi italiana e che le somme dovute dalla contro ricorrente non erano state versate, mentre non vi è cenno nella motivazione della sentenza impugnata al fatto che le somme fossero destinate all’acquisto di una unità immobiliare destinata ad abitazione privata.

Questa Corte ha affermato che, in tema d’imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito d’impresa, l’inerenza all’attività d’impresa delle singole spese e dei costi affrontati, indispensabile per ottenerne la deduzione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ex art. 75 (ora art. 109), va definita come una relazione tra due concetti – la spesa (o il costo) e l’impresa – sicchè il costo (o la spesa) assume rilevanza ai fini della qualificazione della base imponibile, non tanto per la sua esplicita e diretta connessione ad una precisa componente di reddito, bensì in virtù della sua correlazione con un’attività potenzialmente idonea a produrre utili (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4041 del 27/02/2015 Rv. 634740-01).

Nessuna pronunzia vi è stata da parte del giudice di secondo grado in ordine alla inerenza dei costi.

3. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata con rinvio ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale di Firenze per nuovo giudizio.

Il giudice di rinvio si atterrà al principio di diritto sopra enunciato e provvederà sulle spese.

PQM

 

LA CORTE

Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale di Firenze, che provvederà anche sulle spese del giudizio di Cassazione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 11 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2017

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