Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13072 del 23/06/2016

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 23/06/2016), n.13072

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20224-2010 proposto da:

A.P.G., C.F. (OMISSIS), A.P.

P. C.F. (OMISSIS), domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentati e

difesi dall’Avvocato RODOLFO ROSSO, giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, C.f. (OMISSIS),

in persona del Presidente legale rappresentante pro tempore, in

proprio e quale mandatario della CARTOLARIZZAZIONE CREDITI INPS

SCCI s.p.a. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentato e difeso dagli Avvocati ANTONINO SGROI, LUIGI CALIULO,

LELIO MARITATO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA SESTRI S.P.A. C.f. (OMISSIS), gia SESTRI s.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 785/2009 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 11/08/2009 R.G.N. 689/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

udito l’Avvocato MARITATO LELIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Torino, in riforma della sentenza del Tribunale di Biella ed in parziale accoglimento dell’opposizione proposta da A.P.G. ed A.P.P. avverse due cartelle esattoria li notificate su istanza dell’INPS per omissioni contributive, ha condannato A.P.G. a pagare all’Inps Euro 53.260,00 e A.P.P. a pagare Euro 25.387,00.

La Corte ha precisato che l’Inps aveva impugnato la sentenza del Tribunale soltanto con riferimento alla posizione del lavoratore R.E. per il periodo da novembre 1990 al settembre 1997 quale dipendente di A.P. presso il panificio gestito a (OMISSIS) e dal 1/10/1997 al 5/10/2004 quale dipendente di A. G. successivamente al trasferimento del panificio ad (OMISSIS) nel settembre 1997.

La Corte, esaminate le dichiarazioni dei testi, ha ritenuta che sussistesse un rapporto di lavoro subordinato tra il R. ed i due A..

Ha poi disposto il ricalcolo delle sanzioni in applicazione della normativa di cui alla L. n. 382 del 2000, art. 116, comma 8, trattandosi di verbale redatto successivamente al settembre 2000 con la conseguenza che non era applicabile la precedente normativa di cui alla L. n. 662 del 1996.

Avverso la sentenza ricorrono in Cessazione i due A. con tre motivi. Resiste l’inps ed Equitalia Sestri è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano vizio di motivazione in relazione alla valutazione della documentazione in atti e violazione dell’art. 2697 c.c..

Censurano la sentenza che ha ritenuto sussistere un rapporto di lavoro subordinato tra R.E. ed A.P.P. dal novembre 1990 al settembre 1997 e con A.P.G. dall’1/10/1997 al 5/10/2004.

Rilevano che dalla documentazione depositata emergeva che A. P. aveva cessato l’attività nel settembre 1996 senza svolgere alcuna attività ad (OMISSIS) dopo la cessazione; che l’inizio dell’attività di A.G. era da collocarsi nel settembre 1997; che tali circostanze erano state confermate dai testi A. P. e L.M. e che le dichiarazioni del R. a riguardo erano contraddittorie ed incompatibili con la documentazione.

Con il secondo motivo denunciano vizio di motivazione con riferimento alla valutazione della testimonianza del R.. Osservano che il R. aveva dichiarato di essere stato trasferito ad (OMISSIS) nel 1995 (il teste afferma che erroneamente aveva riferito 1996) con la conseguenza che l’attività di A.P. a (OMISSIS) era cessata nel 1995 contestualmente alla vendita dell’attività e che l’affermazione della Corte secondo cui si tratterebbe di mera confusione del teste stante il tempo trascorso era contraddittoria.

Con il terzo motivo denunciano violazione degli artt. 2222 e 2697 c.c. nonchè vizio di motivazione con riferimento alle testimonianze.

Censurano la sentenza che aveva ritenuto sussistere un rapporto di lavoro subordinato ed un vincolo gerarchico.

Le censure,congiuntamente esaminate stante la loro connessione, sono infondate.

I ricorrenti censurano le conclusioni cui è pervenuta la Corte di merito con riferimento alla durata indicata dalla Corte del rapporto di lavoro intercorso con il R. e ciascuno dei due ricorrenti sia in relazione alla stessa sussistenza del rapporto di lavoro con il R..

La Corte territoriale ha riferito che l’attività gestita dagli A. consisteva in un panificio che il padre P.) gestiva a (OMISSIS) e che il figlio G.) aveva proseguito successivamente al trasferimento di detta attività in (OMISSIS) nel settembre 1997; che il R. era l’unico lavoratore fisso del panificio; che era poco credibile quanto dichiarato dal teste L. i moglie di A.P.) tendente a sminuire la presenza del R. e finendo per accreditare l’attività di un forno dove l’unico dipendente addetto e capace di impastare sarebbe andato a lavorare solo saltuariamente e per giunta decidendo lui stesso a suo insindacabile giudizio cosa preparare.

La Corte ha poi riferito che A.P. risultava aver cessato ufficialmente l’attività che gestiva in (OMISSIS) nel 1996, attività trasferita in (OMISSIS) dove vi era il figlio; che tuttavia aveva continuato a coordinare l’attività in (OMISSIS) in quanto G. si occupava solo e soprattutto delle consegne ed il R. aveva dichiarato di aver continuato a ricevere gli ordini da P..

Secondo la Corte A.G. era titolare dell’attività in (OMISSIS) e che pertanto dovendosi escludere che “il forno producesse autonomamente” doveva ritenersi che il R. lavorava tutti i giorni in (OMISSIS), quantomeno dopo la cessazione di ogni attività di A.P..

Ciò premesso – come questa Corte ha più volte affermato – la denuncia di un vizio dl motivazione in fatto della sentenza, impugnata con ricorso per Cassazione (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5) – vizio nel quale si traduce anche la mancata ammissione di un mezzo istruttorio, nonchè l’omessa od erronea valutazione di alcune risultanze probatorie – non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare autonomamente il merito della intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì soltanto quello di controllare, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico – formale, le argomentazioni – svolte dal giudice del merito, al quale spetta in via esclusiva l’accertamento dei fatti, all’esito della insindacabile selezione e valutazione della fonti del proprio convincimento – con la conseguenza che il vizio di motivazione deve emergere dall’esame del ragionamento svolto dal giudice di merito, quale risulta dalla sentenza impugnata, e può ritenersi sussistente salo quando, in quel ragionamento, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico – giuridico posto a base della decisione, mentre non rileva la mera divergenza tra valore e significato, attribuiti dallo stesso giudice di merito agli elementi da lui vagliati, ed il valore e significato diversi che, agli stessi elementi, siano attribuiti dal ricorrente ed, in genere, dalle parti, nè, comunque, una diversa valutazione dei medesimi fatti (cfr tra le tante Cass. n. 19494/2009).

Costituisce, dunque, principio consolidato che spetta in via esclusiva al giudice dl merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sattesi, assegnando prevalenza all’uno a all’altro dei mezzi di prova acquisiti, nonchè la facoltà di escludere anche attraverso un giudizio implicito la rilevanza di una prova. Il giudice, quindi, non è tenuto ad esplicitare, per ogni mezzo istruttorio, le ragioni per cui lo ritenga irrilevante ovvero ad enunciare specificamente che la controversia può essere decisa senza necessità di ulteriori acquisizioni (v., tra le tante pronunzie conformi, Cass. 13.06.14 n. 13485). Il giudice al riguardo esercita i suoi poteri discrezionali ed esprime un giudizio che, se congruamente motivato, si sottrae al sindacato di legittimità (Cass. 10.06.09 n. 13375).

Nel caso di specie la Corte ha dato completa e congrua motivazione circa l’ammissione e la valutazione delle prove acquisite agli atti, prendendo compiutamente in esame le obiezioni avanzate dalla parte appellante.

La Corte, infatti, mostra di aver tenuto conto delle discrasie esistenti tra la data di formale cessazione dell’attività di P. a (OMISSIS) e quella indicata dall’Inps; di aver valutato altresì le dichiarazioni a riguardo dello stessa R.; di aver considerato, ai fini della sussistenza della subordinazione,circostanze rilevanti quali la presenza del R. quale unico dipendente capace di impastare e dell’incongruità della tesi di parte secondo cui il R. lavorava quando voleva ed impastava ciò che riteneva di preparare e dunque ipotizzando un’attività del forno del tutto singolare.

Deve, pertanto, concludersi che, ferma restando la validità e la precisione di tale percorso argomentativo, le deduzioni poste a fondamento dei motivi in esame costituiscono solo una inammissibile rivisitazione del merito, non possibile nel giudizio di legittimità.

Per le premesse considerazioni il ricorso deve essere rigettato, con condanna dei ricorrenti a pagare le spese processuali.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti a pagare le spese processuali liquidate In Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.500,00 per compensi professionali, oltre 15% per spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA