Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13062 del 14/05/2021

Cassazione civile sez. III, 14/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 14/05/2021), n.13062

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34430-2019 proposto da:

A.M., rappresentato e difeso dall’avv.to GIOVANBATTISTA

SCORDAMAGLIA, giusta procura speciale allegata al ricorso, con

studio a Petilia Policastro, via Arringa 60, elettivamente

domiciliato in Roma, piazza Cavour presso la cancelleria civile

della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 718/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 04/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/12/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. A.M., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a quattro motivi per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che aveva confermato la pronuncia con la quale il Tribunale aveva rigettato domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, da lui avanzata in ragione del diniego opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere fuggito per il timore di essere ucciso per la propria omosessualità della quale era stato pubblicamente accusato: scoperto mentre consumava un rapporto sessuale con un compagno, era stato giudicato dall’Imam che aveva emesso nei suoi confronti una sentenza di condanna ed era stato successivamente malmenato da individui sconosciuto: temeva, pertanto, di rischiare la vita in caso di rimpatrio, vista la persecuzione esistente nel paese di origine nei confronti della sua inclinazione sessuale.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 con riferimento ai profili della credibilità, nonchè la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8,10 e 27 per inottemperanza del dovere di cooperazione istruttoria.

1.1. Lamenta, al riguardo, che la Corte territoriale, in relazione alla vicenda di omosessualità narrata, aveva omesso di attenersi al paradigma interpretativo di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 esaminando il racconto in modo atomistico e non complessivo e riscontrando contraddizioni, in thesi, inesistenti; ed omettendo del tutto di adempiere al dovere di cooperazione istruttoria, non avendo acquisito sulla specifica vicenda informazioni sul trattamento riservato all’omosessualità nel paese di origine, attraverso fonti ufficiali attendibili ed aggiornate.

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 6,7,8 con riferimento allo status di rifugiato.

3. Con il terzo motivo lamenta, ancora, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3 e art. 14, comma 1, lett. A e B in relazione al suo timore di subire trattamenti disumani e degradanti.

4. Con il quarto motivo si duole, infine, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della violazione dell’art. 5, comma 6 TUI ed, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dell’erronea valutazione delle sue condizioni di salute nonchè delle conseguenze psicofisiche alle quali lo esponeva il rimpatrio, tenuto anche conto dell’assenza, in (OMISSIS), di centri specializzati ove potersi curare; lamenta altresì la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in relazione alla mancata comparazione fra integrazione sociale e condizioni transitorie del paese di origine.

4.1. Deduce, infine, che la copiosa documentazione prodotta a sostegno delle patologie psichiatriche allegate non era stata affatto esaminata.

5. Tutti i motivi sono inammissibili.

5.1. Le prime tre censure devono essere congiuntamente esaminate per la connessione logica fra loro esistente: le fattispecie dedotte con la seconda e la terza sono infatti strettamente dipendenti dalla prima, avente per oggetto la valutazione di inattendibilità del racconto, in thesi non osservante il paradigma interpretativo predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5. Il ricorrente ha, infatti, evidenziato le contraddizioni che erano emerse dal racconto attraverso un esame atomistico e non complessivo di esso.

5.2. Al riguardo, tuttavia, si rileva che la motivazione resa, lungi dall’essere inficiata dagli errori denunciati, risulta essere al di sopra della sufficienza costituzionale e rispettosa del percorso valutativo prescritto dalla norma invocata, in quanto premettendo che “secondo i criteri di logica e senso comune il racconto dell’ A. appariva inficiato da plurimi tratti ed elementi di incoerenza”, si è fatto carico di evidenziare ogni singola contraddizione (cfr. pag. 10, ultimo cpv, ed 11 della sentenza impugnata), prendendola in considerazione in relazione alle altre e formulando in tal modo una valutazione complessiva e non atomistica del racconto, formulata partendo proprio dalle dichiarazioni dello stesso ricorrente.

5.3. Il motivo, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

6. Tanto premesso in ordine al primo motivo, si osserva che il secondo ed il terzo rimangono logicamente assorbiti, in quanto le fattispecie con essi invocate sono strettamente dipendenti dalla valutazione di credibilità, ragione per cui le censure proposte non sono decisive alla luce della decisione sul primo motivo.

7. Ma anche il quarto motivo, con il quale si contesta la statuizione assunta sulla protezione umanitaria, è inammissibile in quanto postula una rivalutazione delle questioni merito sulle quali la Corte territoriale ha già compiutamente argomentato.

7.1. Al riguardo, risulta che sia stata presa in considerazione sia la prova inerente il rapporto di lavoro svolto (cfr. pag. 16, secondo cpv della sentenza impugnata), sia il quadro patologico diagnosticato (reazione paranoide acute) ritenuto curabile adeguatamente anche nel paese di provenienza alla luce della documentazione sanitaria prodotta (cfr. pag. 16 u.cpv), sia la circostanza che in (OMISSIS) il ricorrente aveva anche una buona collocazione lavorativa ed affettiva, avendo mantenuto legami familiari (cfr. pag. 16 penultimo cpv): tali valutazioni, sia pur sintetiche, configurano la valutazione comparativa richiesta e risultano al di sopra della sufficienza costituzionale, ragione per cui la censura, di natura fattuale, non può avere ingresso in sede di legittimità (cfr. Cass. 13721/2018; Cass. 31546/2019).

In conclusione il ricorso è inammissibile.

Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte,

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2021

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