Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1306 del 19/01/2017


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Cassazione civile, sez. un., 19/01/2017, (ud. 22/11/2016, dep.19/01/2017),  n. 1306

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente di sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di sez. –

Dott. DI IASI Camilla – Presidente di sez. –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. BIELLI Stefano – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17433-2015 proposto da:

L.L.S., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato PIETRO LUPO, per delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto stesso, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI e MAURO RICCI, per delega a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 304/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/11/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI;

uditi gli avvocati Pietro LUPO e Gaetana NATALE per l’Avvocatura

Generale dello Stato;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO

Francesco Mauro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L.L.S., titolare di pensione indiretta ordinaria a seguito del decesso del padre, dipendente pubblico, chiedeva al Tribunale di Palermo, quale Giudice del lavoro, la condanna dell’INPAP al pagamento dei ratei di pensione erroneamente riconosciuti come prescritti e l’accertamento del diritto a percepire la pensione indiretta privilegiata sin dal 1.6.1997. Il Tribunale rigettava la domanda di condanna e dichiarava il difetto di giurisdizione riguardo alla domanda di riconoscimento della pensione privilegiata. La Corte territoriale rigettava l’appello del4Lupo ribadendo il difetto di giurisdizione sulla domanda relativa alla pensione privilegiata posto che la giurisdizione spettava alla Corte dei Conti in quanto non era stata richiesta una pensione integrativa a carico del Fondo interno per ex dipendenti INPDAP o ENPAS (non essendo stato allegato che il defunto genitore fosse un ex dipendente di tali Enti) ma l’attribuzione delle pensione privilegiata di reversibilità in relazione alla dipendenza da causa di servizio della malattia sofferta dal genitore e quindi un trattamento di quiescenza a carico dello Stato per il riconoscimento del quale, come da consolidata giurisprudenza di legittimità, sussiste la giurisdizione della Corte dei Conti. La Corte territoriale rigettava anche la domanda in ordine ai reati prescritti della pensione ordinaria in quanto, sebbene la L. fosse stata riconosciuta figlia naturale con sentenza del 17.2.2002, aveva fatto valere tale condizione solo il 16.4.2008 e quindi oltre il termine quinquennale di prescrizione in relazione ai ratei decorsi prima del 16.4.2003.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la L. con due motivi corredati da memoria ex art. 378 c.p.c. Resistono le controparti con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che risulta ex actis che parte ricorrente ha provveduto a richiedere nuovo termine per notificare il ricorso all’INPS avendolo tempestivamente notificato in precedenza presso l’Avvocatura ex INPDAP in Palermo invece che nella sede dell’Avvocatura distrettuale INPS e che, comunque, l’8.4.2016 la notifica – anche se non autorizzata – è stata effettuata in quest’ultimo indirizzo: si tratta di una notifica correttamente eseguita alla luce dell’art. 331 c.p.c. posto che la notifica era già stata eseguita idoneamente nei confronti del Ministero dell’Economia e quindi, trattandosi di cause inscindibili ed essendo proprio l’INPS il soggetto tenuto eventualmente alla prestazione, il contraddittorio andava necessariamente integrato nei confronti di tutti i soggetti convenuti nei giudizi di merito.

Con il primo motivo si allega la violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto in relazione al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63. La giurisdizione della Corte dei Conti è esclusiva solo per quanto concerne l’esistenza del diritto alla pensione e della misura di questa; il diritto era già stato riconosciuto nel 2006 e quindi sussisteva un diritto soggettivo della ricorrente posto che D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 63 si trattava di una controversia di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e si controverteva di una pensione, e cioè di retribuzione differita.

Il motivo appare infondato. La domanda di cui si discute nel motivo e sulla quale è stata dichiarata nella sentenza impugnata il difetto di giurisdizione non concerne il mero diritto alla pensione ordinaria di reversibilità come già riconosciuta ma la spettanza o meno di quella privilegiata su cui, per consolidata giurisprudenza di questa Corte, sussiste la giurisdizione della Corte dei Conti. Queste Sezioni Unite con la decisione del 6 marzo 2009 n. 5467/2009 hanno affermato il principio, che si condivide e cui si intende dare continuità secondo cui “è devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti non soltanto la domanda di accertamento della causa di servizio, proposta unitamente alla conseguente domanda di condanna dell’ente al pagamento del trattamento pensionistico, ma anche la sola domanda di mero accertamento della causa di servizio, quale presupposto del trattamento pensionistico privilegiato, atteso il carattere esclusivo di tale giurisdizione, affidata al criterio di collegamento costituito dalla materia. (Principio enunciato in una controversia introdotta dal coniuge superstite, per l’accertamento della causa di servizio del decesso, ai fini della corresponsione della pensione privilegiata)” (cfr. anche Cass. Sez. Un. n. 4245/2014). La decisione impugnata è pertanto conforme alla giurisprudenza di legittimità.

Con il secondo motivo si allega la violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2935 c.c. in ordine alla prescrizione delle somme maturate in data antecedente il 16.4.2003. La decisione del Tribunale dei minori del 17.12.2002 che aveva accertato in favore della ricorrente lo status di figlia del dott. A.G. era stata notificata il 16.4.2003 e con tale notificazione era stata interrotto il decorso del termine di prescrizione.

Il motivo appare infondato. Posto che il termine di prescrizione in relazione al diritto alla pensione ordinaria di reversibilità decorreva dal momento in cui il diritto poteva essere esercitato (come si ricorda nello stesso motivo) e che tale momento, come correttamente rilevato nella sentenza impugnata, va individuato nella data della sentenza del 17.12.2002 che ha riconosciuto che la ricorrente era figlia del dott. A.G., dalla gravata sentenza emerge che la domanda è stata presentata solo il 16.4.2008: conseguentemente risultano effettivamente prescritti i ratei precedenti al 16.4.2003. Parte ricorrente deduce che il 16.4.2003 sarebbe stata notificata la sentenza di accertamento di cui si è parlato all’INPDAP ma sul punto non si può che concordare con quanto già affermato dalla Corte di appello e cioè che la mera notifica della decisione senza la richiesta della prestazione (di cui la sentenza è un presupposto) non costituisce un idoneo atto interruttivo della prescrizione. In ogni caso la Corte di appello ha anche aggiunto che di tale (contestata) notifica non è stata offerta alcuna prova e sul punto nel ricorso non vi è alcuna allegazione, nè si è prodotto unitamente al ricorso documentazione sul punto.

Si deve quindi rigettare il proposto ricorso: le spese di lite in favore di ciascuna delle parti costituite e liquidate come al dispositivo seguono la soccombenza.

La Corte ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte:

Rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti delle parti costituite che si liquidano per l’INPS in Euro 200,00 per esborsi nonchè in Euro 3.500,00 per compensi oltre spese generali nella misura del 15% ed interessi come per legge e per il Ministero dell’Economia e delle Finanze in Euro 3.500,00 per compensi nonchè spese prenotate a debito. La Corte ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2017

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