Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1304 del 22/01/2014


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1304 Anno 2014
Presidente: SEGRETO ANTONIO
Relatore: GIACALONE GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso 17612-2012 proposto da:
FRANCO LUCIA, TAFURO STEFANIA TRFSFN80E45Z112R
entrambe in proprio e quali eredi di Tafuro Raffaele, elettivamente
domiciliate in ROMA, VIALE G. MAZZINI 113, presso lo studio
dell’avvocato GRASSO ROSA^VLBA, rappresentate e difese
dall’avvocato GABELLONE GIOVANNI, giusta procura speciale in
calce al ricorso;
– ricorrenti contro
SPA ERGO ASSICURAZIONI (già SPA BAYERISCHE) in persona
dell’Amministratore Delegato, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA FABIO MASSIMO 60, presso lo studio dell’avvocato CAROLI
ENRICO, che la rappresenta e difende, giusta procura speciale a
margine del controricorso;

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Data pubblicazione: 22/01/2014

- controricorrente avverso la sentenza n. 3/2012 della CORTE D’APPELLO di LECCE
del 3.11.2011, depositata il 18/01/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
07/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI

udito per le ricorrenti l’Avvocato Oronzo D’Agostino (per delega avv.
Giovanni Gabellone) che si riporta ai motivi del ricorso;
udito per la controricorrente l’Avvocato Caroli Enrico che si riporta
agli scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.
ANTONIETTA CARESTIA che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Ric. 2012 n. 17612 sez. M3 – ud. 07-11-2013
-2-

GIACALONE;

50) R. G. n. 17612/2012
IN FATTO E IN DIRITTO
Nella causa indicata in premessa. é stata depositata la seguente relazione:
“1. – La sentenza impugnata (Corte d’Appello di Lecce, 18/01/2012) ha, per
quanto qui rileva, rigettato l’appello proposto da Lucia Franco e Stefania
Tafuro avverso la sentenza del Tribunale di Brindisi, volto ad ottenere il

d’appello di Lecce interveniva quale giudice del rinvio, designato da questa
Corte con sentenza del 20/08/2009, che cassava la sentenza della Corte
d’appello di Lecce del 5/03/2004, accogliendo un solo motivo del ricorso
principale, rigettando gli altri e il ricorso incidentale. In particolare, il
giudice del rinvio rigettava l’eccezione di difetto di legittimazione passiva
formulata da Fondiaria SAI spa e, nel merito, l’appello avanzato dalla
Franco e dalla Tafuro, in qualità rispettivamente di moglie e figlia di
Raffaele Tafuro, e madre e sorella di Roberto Tafuro, entrambi deceduti
mentre viaggiavano a bordo di un’auto Fiat Croma, assicurata dalla
Ambrosiana Ass.ni (poi Bayerische, oggi Ergo Ass.ni Spa), in quanto
investiti da un’auto Renault 9, assicurata dalla Fondiaria Ass.ni Spa,
condotta da Antonio Guerini, anch’egli deceduto a seguito del sinistro, che
perso il controllo della propria autovettura, collideva frontalmente con
l’auto condotta dal Tafuro.
2. – Ricorrono per Cassazione la Franco e la Tafuro con tre motivi di
ricorso; resiste con controricorso la Ergo Ass.ni spa. I motivi lamentati dalle
odierne ricorrenti sono:
2.1 — Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043, 2056, 1226 c.c.,
nonché vizio di motivazione sulla risarcibilità del danno patrimoniale, per
avere la Corte d’Appello negato tale risarcimento, con violazione delle
norme di riferimento e con insufficiente e contraddittoria motivazione circa
i criteri di riconoscimento del danno stesso; la Corte Territoriale avrebbe
errato laddove, pur riconoscendo che la prova del danno patrimoniale futuro
potesse basarsi su presunzioni, che tuttavia devono trovare fondamento in
elementi di fatto, riteneva che nessun elemento di prova fosse stato fornito
dalle attrici, se non mere congetture e ipotesi;
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risarcimento dei danni subiti per la morte del proprio congiunto. La Corte

2.2 — Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2, 29 e 30 della
Costituzione e degli ara. 2056, 2059, 1226 c.c., nonché vizio di motivazione
sulla risarcibilità del danno non patrimoniale, per avere la Corte d’Appello
liquidato il danno non patrimoniale in maniera assolutamente inadeguata,
con violazione delle norme di riferimento e con inadeguato esercizio del
potere equitativo, anche sotto il profilo della mancata personalizzazione del
risarcimento e con insufficiente e contraddittoria motivazione circa i criteri

quell’orientamento giurisprudenziale in base al quale nella liquidazione del
danno non patrimoniale derivante da fatto illecito, devono valutarsi
opportunamente la gravità dell’illecito di rilevanza penale, l’età del
danneggiato, il dolore arrecato ai familiari per la sua morte e tutte le altre
circostanze del caso. Inoltre, si lamenta il mancato riconoscimento del
danno esistenziale.
2.3 — Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 92 e 93 c.p.c., laddove la
Corte d’Appello di Lecce ha condannato le odierne ricorrenti alla refusione
delle spese del giudizio di Cassazione predetto, non considerando che lo
stesso le aveva viste parzialmente vittoriose in ordine al quarto motivo di
ricorso, nonostante poi l’esito finale del giudizio di rinvio che ha visto
interamente soccombenti le ricorrenti.
3. — Il ricorso è manifestamente privo di pregio. Tutti i motivi addotti dalle
ricorrenti – che possono essere trattati congiuntamente data l’intima
connessione – implicano accertamenti di fatto e valutazioni di merito.
Ripropongono, in particolare, un’inammissibile “diversa lettura” delle
risultanze probatorie, senza tenere conto del consolidato orientamento di
questa S.C. secondo cui, quanto alla valutazione delle prove adottata dai
giudici di merito, il sindacato di legittimità non può investire il risultato
ricostruttivo in sè, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al
giudice di merito, (Cass. n. 12690/10, in motivazione; n. 5797/05;
15693/04). Del resto, i vizi motivazionali denunciabili in Cassazione non
possono consistere nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle
prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte,
spettando solo a detto giudice individuare le fonti del proprio
convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la
concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a
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di liquidazione del danno; il giudice del rinvio avrebbe disatteso

dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di
prova, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge in cui un valore legale
è assegnato alla prova (Cass. n. 6064/08; nonché Cass. n. 26886 /08 e
21062/09, in motivazione).
3.1 – In particolare, quanto al primo motivo di ricorso, spetta al giudice di
merito la formazione del convincimento circa l’assolvimento dell’onere
della prova e, la sentenza impugnata, ha concluso per l’infondatezza della

di prova a sostegno di tanto è stato fornito dalle attrici, se non
esclusivamente una serie di presunzioni basate sull’età del figlio-fratello
deceduto e sulle possibili aspettative che sia la madre che la sorella
avrebbero potuto fondare sulla vita futura del loro congiunto; precisando i
giudici di merito che, se pure la prova possa essere fornita ricorrendo alle
presunzioni, occorre tuttavia, che queste si basino su elementi di fatto, quali,
il lavoro che svolgeva la vittima, gli studi che aveva intrapreso, non potendo
la richiesta di danno basarsi su semplici ipotesi e congetture, come nella
domanda in questo caso proposta.
3.2 — Per quanto attiene al secondo motivo, non sussistono le lamentate
violazioni di legge. La Corte d’appello ha sostanzialmente fatto corretta
applicazione dell’orientamento di questa S.C., secondo cui non è
ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria del “danno
esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della
persona, atteso che: ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti
dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero
derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 cod.
civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che
la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una
duplicazione risarcitoria; ove nel “danno esistenziale” si intendesse
includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale
categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono
irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 cod. civ. (Cass. Sez. Un.
n. 26972/2008; Cass. n. 4952/2010; Cass. n. 3280/2013). Posto che le varie
voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla
giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di
relazione, ecc.) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili,
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domanda di risarcimento del danno patrimoniale, in quanto nessun elemento

possono venire in considerazione solo in sede di adeguamento del
risarcimento al caso specifico, e sempre che il danneggiato abbia allegato e
dimostrato che il danno biologico o morale presenti aspetti molteplici e
riflessi ulteriori rispetto a quelli tipici (Cass. 24864/2010; 7064/2011). Nel
caso di specie, il giudice ha valutato l’infondatezza della pretesa di danno
esistenziale, evidenziando come questo, anche prescindendo
dall’orientamento giurisprudenziale che nega l’autonomia di tale figura di

concretamente provato e sia da distinguere dal danno morale, che va
liquidato in base all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito,
improntato a criteri equitativi, e con l’aggiunta che tale apprezzamento è
sufficientemente motivato se il giudice dimostra di aver tenuto presenti la
gravità dei fatti, l’intensità del dolore patito a causa dell’evento luttuoso ed
ogni altro elemento della fattispecie concreta. La sentenza impugnata ha
ritenuto che le attrici si fossero limitate ad una serie di considerazioni
estremamente generiche e più attinenti al danno morale, già risarcito, che a
quello esistenziale.
3.3 – Anche la censura relativa alle spese è priva di pregio, avendole il
giudice d’appello attribuite sulla base del principio della soccombenza da
valutarsi globalmente, in relazione all’esito della lite.
4. — Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai
sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso.”
La relazione é stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai
difensori delle parti costituite.
Non sono state presentate memorie né conclusioni scritte.
Ritenuto che:
a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il Collegio ha
condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;
che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente
infondato;
le spese seguono la soccombenza;
visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..
P.Q.M.

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danno, possa essere riconosciuto nel giudizio di merito solo se

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
presente giudizio, che liquida in Euro 3750,00=, di cui Euro 3550,00= per
compensi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 7 novembre 2013.

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