Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13028 del 23/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2016, (ud. 22/04/2016, dep. 23/06/2016), n.13028

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7782/2015 proposto da:

G.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO

GRAMSCI 24, presso lo studio dell’avvocato MARIA STEFANIA MASINI,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PRIAMO SIOTTO,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

e contro

P.I.S., L.M.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 58/2014 della CORTE D’APPELLO SEZIONE

DISTACCATA di SASSARI del 06/02/2014, depositata il 10/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato PRIAMO SIOTTO, difensore del ricorrente, che si

riporta agli atti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– G.G. convenne in giudizio P.I.S. e L.M.A., chiedendo dichiararsi che il fabbricato dei convenuti, proprietari del fondo finitimo a quello attoreo, era stato edificato sul terrene di proprietà di essa attrice (mappale 169) e – comunque – a distanza inferiore a quella legale dal confine col di lei fondo; chiese ancora condannarsi i convenuti alla demolizione del detto fabbricato e al risarcimento dei danni;

– i convenuti resistettero alla domanda, eccependo di essere proprietari del tratto di terreno conteso, per averlo acquistato dalla stessa attrice con scrittura privata del 1983, contratto poi formalizzato con atto pubblico del 1989; chiesero, in via riconvenzionale, dichiararsi che il terreno di cui alla particella 169 era di proprietà di essi convenuti e condannarsi l’attrice al risarcimento del danno da essi subito per la disposta sospensione dei lavori di costruzione del fabbricato;

– il Tribunale di Nuoro, in accoglimento della domanda attorea, dichiarò che il terreno di cui al mappale 169 era di proprietà dell’attrice e condannò i convenuti alla demolizione della parte di fabbricato da essi edificato su tale tratto di terreno; rigettò tutte le altre domande;

– sul gravame proposto da P.I.S. e L.M. A., la Corte di Appello di Cagliari, riformando la pronuncia di primo grado, dichiarò che il fabbricato oggetto di controversia era edificato su terreno dei convenuti e nel rispetto delle distanze legali; rigettò le altre domande;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre G. G. sulla base di un unico motivo;

– P.I.S. e L.M.A., ritualmente intimati, non hanno svolto attività difensiva;

Atteso che:

– l’unico motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in relazione alla ritenuta appartenenza del terreno ai convenuti) è infondato, in quanto non sussiste l’ipotesi di assoluta carenza della motivazione –

che ricorre quando la sentenza, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1, manca delle argomentazioni atte a palesare le ragioni della decisione (Sez. 1, Sentenza n. 12114 del 02/0712004, Rv. 574038) – avendo i giudici di merito illustrato le ragioni della loro decisione, dovendosi escludere tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, o il “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, figure queste – manifestazione di violazione di legge costituzionalmente rilevante sotto il profilo della esistenza della motivazione – che circoscrivono l’ambito in cui è consentito il sindacato di legittimità dopo la riforma dell’art. 360 c.p.c., operata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134;

– il ricorso va, pertanto, rigettato;

– non vi è luogo a pronuncia sulle spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva in questa sede;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da patte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificalo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 22 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2016

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