Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13018 del 23/06/2016

Cassazione civile sez. III, 23/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 23/06/2016), n.13018

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al numero 27629 del ruolo generale dell’anno

2014, proposto da:

S.O. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e

difeso, giusta procura in calce al ricorso, dagli avvocati Gabriele

Pafundi (C.F.: PFNGRL571309H501K) e Camillo Goria (C.F.:

GROCLL62A11A479M);

– ricorrente –

nei confronti di:

R.S. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso,

giusta procura a margine del controricorso, dagli avvocati Marco

Venturino (C.F.: VNTMRC55H06A479Q) e Marcello Bonotto (C.F.:

BNTMCL57A02H501X);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza pronunziata dalla Corte di Appello

di Torino n. 662/2014, depositata in data 31 marzo 2014;

udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data

11 maggio 2016 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo;

uditi:

l’avvocato Manuela Romanelli, per delega dell’avvocato Gabriele

Pafundi, per il ricorrente;

l’avvocato Marcello Bonotto, per il controricorrente;

il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale

Dott. SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.O. propose opposizione avverso il precetto di pagamento intimatogli da R.S. sulla base di un assegno bancario di Lire 50.000.000. Sostenne di avere rilasciato il titolo a garanzia della restituzione di somme erogategli in prestito dal R. e di avergli però già restituito addirittura più del dovuto, essendo quindi creditore, in ripetizione, di un importo pari ad oltre Lire 120.000.000.

La domanda fu parzialmente accolta dal Tribunale di Asti, che dichiarò nullo l’atto di precetto e condannò il R. a restituire allo S. l’assegno posto a base dello stesso nonchè l’importo di Euro 1.721,00, oltre interessi.

La Corte di Appello di Torino, in parziale riforma della decisione di primo grado, pur confermando la dichiarazione di inefficacia dell’atto di precetto opposto, ha condannato lo S. a pagare l’importo di Euro 18.075,99, oltre a quello di Euro 2.277,38, percepito in esecuzione della sentenza di primo grado.

Ricorre S.O., sulla base di due motivi.

Resiste R.S., con controricorso illustrato da memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “violazione – falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la corte di appello pronunciato la sentenza in spregio del principio sancito dall’art. 112 c.p.c., in violazione del principio di divieto di ultra petita”.

Con il secondo motivo del ricorso si denunzia “violazione – falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la corte di appello pronunciato la sentenza in spregio del principio sancito dagli artt. 434 e 437 c.p.c., in violazione del principio di divieto di ultra petita”.

I due motivi posti a base del ricorso, formalmente distinti, costituiscono, in realtà una censura unitaria: il ricorrente impugna la sentenza di appello esclusivamente in relazione alla propria condanna al pagamento della somma di Euro 18.075,99, deducendo che l’intimante opposto non aveva formulato alcuna domanda di pagamento di somme in restituzione, avendo intimato il precetto solo in base all’azione cartolare ed avendo poi semplicemente resistito all’opposizione, riservandosi di agire in separato giudizio per le (ulteriori) somme pretese in restituzione.

Essi sono solo parzialmente fondati.

Occorre effettuare alcune precisazioni preliminari.

La corte di merito, di fronte alla intimazione da parte del R. di precetto di pagamento per l’importo di Lire 50.000.000 sulla base di un titolo di credito (assegno bancario), ha preso in considerazione il sottostante rapporto causale, e ciò ha fatto su espressa eccezione (in senso lato) dello stesso intimato S., che aveva proposto opposizione al precetto sostenendo di avere integralmente estinto il debito per il quale era stato emesso il titolo in questione.

Sulla base di argomentazioni che non costituiscono oggetto di censura, la corte ha stabilito che tale debito era stato in effetti solo parzialmente estinto, e che il R. restava debitore dell’importo di Lire 35.000.000, pari ad Euro 18.075,99 (in adesione peraltro alle conclusioni formulate in via subordinata dallo stesso intimante, di considerare quanto meno ancora dovuta la somma di Lire 35.000.000).

Nella motivazione della pronunzia impugnata viene chiaramente affermata la fondatezza del gravame avanzato dal R. nei confronti della decisione di primo grado che aveva accolto l’opposizione al precetto, gravame con il quale quest’ultimo aveva chiesto che essa fosse invece rigettata, in tutto o almeno in parte, ma non aveva chiesto l’accoglimento di domande riconvenzionali mai proposte.

La corte di appello non afferma in nessun modo che l’azione cartolare fosse infondata, che l’assegno bancario fosse invalido o inefficace, ovvero che fosse radicalmente nullo o inefficace il precetto intimato, limitandosi ad osservare che, a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale, l’opponente S. – che aveva proposto difese fondate esclusivamente sul rapporto causale sottostante all’emissione del titolo di credito azionato – non aveva dimostrato la integrale fondatezza dei propri assunti (secondo i quali il proprio debito era stato integralmente estinto, e anzi egli aveva restituito più del dovuto), ma solo parzialmente, essendo egli ancora debitore dell’importo di Lire 35.000.000.

Il significato di tali argomentazioni è, evidentemente ed inequivocabilmente, la parziale inefficacia dell’atto di precetto opposto, di cui avrebbe dovuto quindi essere confermata l’efficacia per il minore importo di Euro 18.075,99.

Essendo quello appena esposto il chiaro ed inequivoco fondamento della decisione della corte di merito, è evidente che sussiste una parziale (e almeno apparente) difformità tra motivazione e dispositivo, in quanto quest’ultimo non risulta formulato nel senso della dichiarazione di parziale inefficacia dell’atto di precetto (con conferma della sua efficacia per l’importo ritenuto ancora dovuto), ma nel senso della sua generica dichiarazione di inefficacia, con contestuale condanna dell’intimato al pagamento dell’importo ancora dovuto.

Orbene, costituiscono principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte quelli per cui “sussiste un contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, che determina la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 156 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 4 (solo) nel caso in cui il provvedimento risulti inidoneo a consentire l’individuazione del concreto comando giudiziale, non essendo possibile ricostruire la statuizione del giudice attraverso il confronto tra motivazione e dispositivo, mediante valutazioni di prevalenza di una delle affermazioni contenute nella prima su altre di segno opposto presenti nel secondo” (Cass., Sez. 6-3, Sentenza n. 15990 del 11/07/2014, Rv. 632120; conf.: Sez. 5, Sentenza n. 26077 del 30/12/2015, Rv. 638110; Sez. 1, Sentenza n. 14966 del 02/07/2007, Rv. 597746;) e per cui “nell’ordinario giudizio di cognizione, l’esatto contenuto della sentenza va individuato non alla stregua del solo dispositivo, bensì integrando questo con la motivazione, nella parte in cui la medesima riveli l’effettiva volontà del giudice; ne consegue che va ritenuta prevalente la parte del provvedimento maggiormente attendibile e capace di fornire una giustificazione del “dictum” giudiziale” (Sez. 1, Sentenza n. 17910 del 10/09/2015, Rv.

636641; conf.: Sez. 6-3, Ordinanza n. 15088 del 17/07/2015, Rv.

636180; Sez. 2, Sentenza n. 15585 del 11/07/2007, Rv. 598554; Sez. 1, Sentenza n. 19074 del 25/09/2015, Rv. 636683).

Dovendosi interpretare dunque il dispositivo della sentenza impugnata alla luce della sua motivazione, e considerando che nella motivazione viene ampiamente e inequivocabilmente chiarito che l’opposizione è in sostanza solo parzialmente fondata (senza che sul punto sia stata avanzata alcuna specifica censura), si deve allora ritenere che i due capi del dispositivo in cui viene dapprima dichiarata l’inefficacia dell’atto di precetto, senza alcuna ulteriore specificazione, e viene poi condannato l’intimato al pagamento della somma ancora dovuta all’intimate, vadano integrati e interpretati nel senso che, essendo l’accoglimento dell’opposizione solo parziale, anche l’inefficacia del precetto debba in realtà intendersi come tale, con conseguente sua validità per l’importo al pagamento del quale (solo apparentemente) viene condannato lo S..

Tale è infatti l’unica interpretazione che consente di eliminare l’apparente difformità tra motivazione e dispositivo, e al tempo stesso quella imposta dalla considerazione che la motivazione della sentenza rivela senza incertezze l’effettiva volontà del giudice, ed è senza dubbio la parte del provvedimento maggiormente attendibile e capace di fornire una giustificazione del complessivo “dictum” giudiziale, onde non può che riconoscersi ad essa prevalenza rispetto all’imprecisa (benchè tutto sommato comprensibile nell’intenzione) formulazione del dispositivo.

Le considerazioni che precedono impongono la cassazione senza rinvio del solo capo 2 della pronunzia impugnata, di condanna dello S. al pagamento dell’importo di Euro 18.075,99 in favore del R., confermandola per il resto, con la precisazione per cui il capo 1, relativo alla dichiarazione di inefficacia dell’atto di precetto, va inteso come dichiarazione di sola parziale inefficacia dello stesso, con conferma della sua efficacia nei limiti del minore importo di Euro 18.075,99 (oltre accessori).

2. Il ricorso è dunque accolto per quanto di ragione, nei limiti e con le precisazioni di cui in motivazione.

La sentenza impugnata è cassata in relazione, senza rinvio, con riguardo al solo capo 2, di condanna dello S. al pagamento dell’importo di Euro 18.075,99 in favore del R., mentre è confermata per il resto, con le precisazioni di cui in motivazione, e segnatamente con la precisazione per cui il capo 1, relativo alla dichiarazione di inefficacia dell’atto di precetto va senz’altro inteso come dichiarazione di sola parziale inefficacia dello stesso, con conferma della sua efficacia nei limiti del minore importo di Euro 18.075,99 (oltre accessori).

Avuto riguardo alla peculiarità dell’oggetto della presente decisione e ai contenuti della stessa, si ravvisano i presupposti di cui all’art. 92 c.p.c., per l’integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità, ferma la regolazione delle spese dei due gradi di merito, quale operata dalla decisione impugnata, con riguardo all’esito complessivo della lite.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso nei limiti precisati in motivazione e per l’effetto cassa, senza rinvio, il solo capo 2 della pronunzia impugnata, di condanna dello S. al pagamento dell’importo di Euro 18.075,99 in favore del R., confermandola per il resto, con le precisazioni di cui in motivazione; dichiara integralmente compensate tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2016

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