Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13010 del 23/06/2016

Cassazione civile sez. III, 23/06/2016, (ud. 07/04/2016, dep. 23/06/2016), n.13010

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22284-2013 proposto da:

DEA SAS DI C.A. & C, (OMISSIS) in persona del

socio accomandatario e legale rappresentante C.A.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASSIODORO 19, presso lo

studio dell’avvocato LUIGI JANARI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROBERTO CASUCCI giusta procura speciale a

margine, del ricorso;

– ricorrente –

contro

ALLIANZ SPA, in persona dei procuratori CE.AN. e Dr.ssa

G.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 88,

presso lo studio dell’avvocato GIORGIO SPADAFORA, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al

controricorso;

P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II 326, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO

SCOGNAMIGLIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GIANCARLO CESCUTTI giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

e contro

DIANA IMMOBILIARE SRL;

– intimati –

nonchè da:

DIANA IMMOBILIARE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore GI.GI., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

MASSAROSA 3, presso lo studio dell’avvocato GIANCARLO AMICI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato VIERI DOMENICO

TOLOMEI giusta procura speciale in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

DEA SAS DI C.A. & C (OMISSIS), P.F.,

ALLIANZ SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 487/2013 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 17/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/04/2016 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito l’Avvocato ANTONIO MANGANIELLO per delega;

udito l’Avvocato VINCENZO PORCELLI per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale e per l’accoglimento p.q.r. del ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La s.r.l. DEA convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Pordenone, il geom. P.F. affinchè fosse dichiarata la sua responsabilità professionale, con accertamento negativo del suo diritto al compenso, oltre al risarcimento dei danni.

A sostegno della domanda espose che il convenuto aveva svolto, dietro incarico del Giudice dell’esecuzione, l’attività di stima di un immobile destinato ad essere venduto all’asta. Nell’adempiere a quel compito, il geom. P. si era reso colpevole di un grave errore, in quanto aveva affermato nella relazione di stima che le difformità presenti nell’immobile potevano essere sanate con il pagamento di una modesta oblazione (Euro 518,06). Confidando in tale indicazione, la società attrice si era aggiudicata all’asta l’immobile ed aveva poi accertato l’esistenza di una serie di ben più gravi irregolarità amministrative, che avevano richiesto il conferimento di un supplemento di incarico al medesimo geometra ed il complessivo esborso della somma di Euro 29.047,56. Su tale presupposto, la società DEA chiedeva che il convenuto fosse condannato al risarcimento dei danni consistenti nella maggiore spesa sopportata e nel lucro cessante.

Con successivo atto di citazione la medesima società propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo col quale il Tribunale le aveva ordinato di pagare al geom. P. la somma di Euro 3.446,93 a titolo di competenze professionali.

Si costituì in giudizio il P., proponendo eccezioni preliminari e chiedendo, nel merito, il rigetto della domanda, oltre a sollecitare la chiamata in causa della propria assicuratrice, la s.p.a. Allianz.

Si costituì quindi in giudizio anche la s.p.a. Allianz, la quale si associò alla richiesta di rigetto della domanda.

Intervenne poi in causa la s.r.l. Diana Immobiliare, vantando il proprio diritto alla partecipazione solidale al credito derivante dalla pretesa risarcitoria avanzata dalla società attrice.

Il Tribunale rigettò la domanda tanto della società attrice quanto di quella intervenuta, condannandole in solido al pagamento delle spese di giudizio.

2. La pronuncia è stata appellata dalla s.a.s. DEA (già s.r.l.

DEA) nel merito e dalla s.r.l. Diana Immobiliare in ordine al solo profilo della condanna alle spese e la Corte d’appello di Trieste, con sentenza del 17 maggio 2013, ha rigettato entrambi gli appelli, ha confermato la decisione del Tribunale ed ha condannato le due società al pagamento delle ulteriori spese di giudizio in favore del P. e della società Allianz, nonchè la s.r.l. Diana Immobiliare anche alle spese in favore dell’appellante principale.

2.1. Ha osservato la Corte territoriale che la domanda proposta dalla società DEA era totalmente infondata.

Dopo aver premesso che il conferimento dell’incarico da parte del giudice escludeva la possibilità di configurare, a carico del geom.

P., una qualche responsabilità contrattuale, la Corte ha affermato che l’unica responsabilità astrattamente prospettabile era quella da fatto illecito, la quale però presuppone l’infedele o ritardato svolgimento del compito e la sussistenza del dolo o della colpa. Nella specie, era da escludere qualsiasi responsabilità, anche per colpa lieve, poichè il professionista aveva svolto il proprio compito “rappresentando al giudice (e agli utenti terzi) lo stato reale dell’immobile, quale risultava alla stregua della documentazione reperita presso l’ente comunale, menzionando la documentazione mancante e non reperibile al momento del deposito (2002) dell’elaborato peritale nel processo esecutivo”. Non solo, quindi, non si poteva parlare di errore da parte del geom.

P., ma anzi egli aveva posto in luce l’insufficienza degli elementi a sua disposizione; per cui l’acquirente all’asta avrebbe dovuto preoccuparsi di assumere le necessarie iniziative, richiedendo il dovuto approfondimento istruttorio, anche in considerazione del lungo tempo intercorso tra il deposito della perizia e la successiva vendita dell’immobile all’asta. La Corte, quindi, ha affermato che il comportamento della società DEA era stato molto più imprudente di quello addebitato al professionista.

2.2. Quanto, poi, all’ulteriore profilo del giudizio rappresentato dall’opposizione al decreto ingiuntivo, la Corte giuliana ha precisato che la seconda parte dell’attività svolta dal professionista e conclusa con il deposito dell’ulteriore relazione del 2007 aveva natura contrattuale, perchè il geom. P. aveva ricevuto un apposito incarico; e, poichè non vi erano dubbi sulla qualità dell’opera, egli aveva diritto ad essere pagato.

2.3. In riferimento, infine, all’appello incidentale proposto dalla s.r.l. Diana Immobiliare in ordine al solo profilo delle spese, la Corte di merito l’ha ritenuto infondato sul rilievo che il Tribunale non aveva dichiarato la carenza di interesse di detta società, ma aveva ammesso l’intervento adesivo autonomo, che obbligava l’interveniente a condividere l’onere delle spese di giudizio. Ha poi aggiunto la Corte che la seconda società doveva essere condannata al pagamento delle spese del giudizio di appello anche nei confronti dell’appellante principale, “nei confronti della quale è rimasta soccombente perchè non è riuscita ad esonerarsi dal vincolo della solidarietà nella condanna di primo grado”.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Trieste propone ricorso principale la s.a.s. DEA con atto affidato ad un motivo.

Resiste la s.r.l. Diana Immobiliare, con controricorso contenente ricorso incidentale affidato a due motivi.

Resistono con separati controricorsi il geom. P.F. e la s.p.a. Allianz.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo ed unico motivo del ricorso principale si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

La società ricorrente svolge un’ampia premessa in fatto nella quale ricorda i passaggi principali della vicenda e osserva che i punti decisivi non esaminati dalla Corte d’appello sono due: 1) l’aver indicato nella stima resa al Giudice dell’esecuzione che le irregolarità dell’immobile in vendita potevano essere sanate col versamento di una modesta oblazione, mentre la spesa poi effettivamente sopportata dagli acquirenti era stata ben maggiore; in tal modo, egli aveva leso il principio di affidamento, mentre avrebbe dovuto limitarsi ad osservare di non poter esattamente individuare la somma necessaria per sanare le irregolarità. 2) Vi sarebbe, poi, una discordanza tra la relazione di stima resa al Giudice dell’esecuzione nel 2002 e la successiva relazione depositata, dietro incarico conferito dalla società ricorrente, nel 2007, in ordine alla necessità o meno di sanare anche la maggiore altezza dei vani, necessità esclusa nella prima e riconosciuta, invece, nella seconda.

1.1. Il motivo non è fondato.

Il problema posto all’esame della Corte riguarda i limiti della responsabilità extracontrattuale del perito di stima nominato dal giudice dell’esecuzione per la valutazione degli immobili destinati ad essere venduti all’asta. Al riguardo, la sentenza 18 settembre 2015, n. 18313, di questa Corte ha riconosciuto che tale soggetto, una volta assunto l’incarico, è equiparabile al c.t.u., con conseguente sua possibile responsabilità ai sensi dell’art. 64 cod. proc. civ., senza che rilevi in senso contrario la circostanza che la sua nomina abbia luogo in una fase prodromica rispetto a quella propriamente esecutiva.

Ammessa in astratto, quindi, la possibilità di siffatta responsabilità, occorre delinearne in concreto i confini.

Giova, a questo proposito, richiamare e dare continuità alla sentenza 2 febbraio 2010, n. 2359, di questa Corte nella quale si è riconosciuto, in una fattispecie assimilabile (ma non identica) a quella odierna, che l’erronea valutazione fornita dall’esperto in sede di determinazione del valore dell’immobile da aggiudicare all’asta può assumere la valenza di un “colposo elemento perturbatore” tale da alterarne in modo significativo la fissazione.

In quel caso si trattava di una valutazione fondata su non verificate dimensioni dell’immobile da vendere, mentre nel nostro caso l’errore asseritamente compiuto dall’ausiliario si sarebbe risolto nell’inesatta prospettazione degli oneri di regolazione urbanistica gravanti sull’immobile in vendita.

In quella sentenza è stato anche detto – con un’affermazione che va oggi ribadita che “la partecipazione ad un incanto non costituisce affatto un’attività aleatoria, determinandosi ogni partecipante alla propria offerta sulla base delle caratteristiche dell’immobile e del suo interesse a rendersene aggiudicatario”, dando per pacifica l’esistenza di un affidamento che i partecipanti ripongono nel corretto operato degli ausiliari del giudice dell’esecuzione.

Il Collegio, pertanto, anche alla luce dei citati precedenti, intende affermare che è possibile in termini giuridici prospettare l’esistenza di una responsabilità extracontrattuale del perito di stima, beninteso a condizione che si accertino l’effettiva sussistenza di dolo o colpa nello svolgimento dell’incarico, la rilevanza ai fini di una significativa alterazione della situazione reale dell’immobile destinato alla vendita e la sua incidenza causale nella determinazione del consenso degli acquirenti.

1.2. Tanto premesso, è evidente che la sussistenza o meno di una responsabilità di tal genere è affidata alla valutazione del giudice di merito, non più sindacabile in questa sede in presenza di una motivazione adeguata.

Nel caso di specie, la Corte d’appello ha motivato ampiamente sul punto ed ha posto in luce tutte le ragioni per le quali nessuna colpa poteva individuarsi a carico del perito, neppure lieve, poichè questi aveva dato atto nella propria relazione della mancanza di alcuni documenti importanti, richiesti al Comune e, a quanto pare, venuti fuori in un secondo momento. La sentenza in esame ha posto in luce che il P. non aveva nascosto l’esistenza di una lacuna documentale, ma anzi l’aveva evidenziata, sicchè non poteva parlarsi di una sua negligenza quanto, piuttosto, di una disattenzione dell’acquirente che era stato comunque messo sull’avviso.

A fronte di siffatta motivazione, il motivo del ricorso principale contiene una prima censura (p. 14) che non supera in alcun modo la ratio decidendi della pronuncia impugnata, come appena riportata; ed una seconda (p. 20) che è probabilmente nuova, cioè quella relativa all’altezza interna utile del piano terra come abuso da sanare.

In ogni caso, trattandosi di una censura di vizio di motivazione relativa ad una sentenza soggetta, ratione temporis, al nuovo regime dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), si tratta di un motivo che non può trovare accoglimento, essendo volto in modo palese ad ottenere in questa sede un nuovo e non consentito esame del merito.

2. Con il primo motivo del ricorso incidentale la s.r.l. Diana Immobiliare lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) e n. 5), violazione degli artt. 91 e 97 c.p.c., dell’art. 112 cod. proc. civ. e degli artt. 75 e 99 del medesimo codice.

Dopo aver premesso di aver proposto appello incidentale, nei confronti della sentenza del Tribunale, in ordine al solo profilo della condanna alle spese, tralasciando il resto, la società osserva che la sentenza impugnata ha motivato ampiamente sulle ragioni del rigetto della domanda della società DEA, non rendendosi conto del fatto che la società Diana Immobiliare non aveva proposto appello nel merito. Ne consegue che la decisione di condannare quest’ultima in solido con l’altra società al pagamento delle spese del giudizio di appello violerebbe le regole in materia di condanna alle spese ed i parametri suindicati.

3. Con il secondo motivo del ricorso incidentale la s.r.l. Diana Immobiliare lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) e n. 5), violazione degli artt. 91 e 97 cod. proc. civ., dell’art. 112 cod. proc. civ. e degli artt. 75 e 99 del medesimo codice.

Osserva la ricorrente che la sentenza d’appello sarebbe da cassare per non aver tenuto in considerazione le ragioni di contestazione della condanna alle spese del giudizio di primo grado e per aver condannato la società Diana Immobiliare a pagare le spese del giudizio di appello anche nei confronti della società DEA. 4. I due motivi, da trattare congiuntamente, sono fondati nei limiti che ora verranno indicati.

La s.r.l. Diana Immobiliare è intervenuta nel giudizio di primo grado adducendo l’esistenza di una convenzione con la società Dea relativa alle spese di gestione delle cause presenti e future nei confronti del geom. P. e in tale veste il suo intervento è stato ammesso come intervento adesivo autonomo. Ne consegue che la Corte giuliana ha correttamente respinto l’appello della s.r.l.

Diana Immobiliare relativo alla condanna alle spese del giudizio di primo grado, rilevando che una volta ammesso l’intervento, l’interveniente era accomunato alle sorti della parte principale, di conseguenza condividendone anche la condanna in solido alle spese.

Allo stesso modo, la decisione impugnata è corretta anche nella parte in cui ha disposto la condanna della s.r.l. Diana Immobiliare alle spese del giudizio di appello nei confronti dell’appellato P. e della società di assicurazione, perchè essa risultava comunque soccombente nei loro confronti.

La sentenza impugnata, invece, deve essere cassata nella parte in cui ha disposto la condanna della s.r.l. Diana Immobiliare al pagamento delle spese del giudizio di appello anche in favore della s.a.s.

Dea, ipotizzando una soccombenza “per non essere riuscita ad esonerarsi dal vincolo della solidarietà nella condanna di primo grado”. Questa decisione è errata, perchè la posizione di interveniente adesivo nei confronti della società Dea non rendeva possibile ipotizzare una soccombenza dell’odierna società ricorrente incidentale nei confronti dell’altra.

Entro tali limiti il ricorso incidentale va accolto e la sentenza impugnata va cassata e, poichè non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ordinando la compensazione delle spese del giudizio di appello tra la s.r.l. Diana Immobiliare e la s.a.s. Dea.

5. In conclusione, il ricorso principale è rigettato, mentre il ricorso incidentale è accolto per quanto di ragione.

La sentenza impugnata è cassata in relazione e, decidendo nel merito, vanno compensate le spese del giudizio di appello tra la s.r.l. Diana Immobiliare e la s.a.s. Dea.

Quanto alle spese del presente giudizio, la società ricorrente principale va condannata al pagamento delle stesse nei confronti di tutti i controricorrenti e della ricorrente incidentale, in conformità ai soli parametri introdotti dal decreto ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della società ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale ed accoglie il ricorso incidentale per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata in relazione e, decidendo nel merito, compensa le spese del giudizio di appello tra la s.r.l. Diana Immobiliare e la s.a.s. Dea.

Condanna la società ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate per ciascuno dei controricorrenti in complessivi Euro 3.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 7 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2016

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