Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1297 del 22/01/2014


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1297 Anno 2014
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: MAROTTA CATERINA

ORDINANZA
sul ricorso 26327-2011 proposto da:
COLASANTO GIUSEPPE CLSGPP57A01C245T, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA ADIGE 39, presso lo studio dell’avvocato
ANDREA LOMBARDI, rappresentato e difeso dall’avvocato
CARMELA CAVUOTO, giusta procura speciale in calce al ricorso;

ricorrente
contro
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587 in persona del Direttore Centrale Pensioni,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17,
presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,
rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO

RICCI,

CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale in calce al
controricorso;

Data pubblicazione: 22/01/2014

- controrkorrente avverso la sentenza n. 4637/2011 della CORTE D’APPELLO di
NAPOLI del 17/6/2011, depositata il 04/08/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

udito per il controricorrente l’Avvocato MAURO RICCI che si riporta
agli scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.
GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso per il rigetto del
ricorso.
1 – Considerato che è stata depositata relazione del seguente
contenuto:
“Con sentenza del 4 agosto 2011 la Corte di appello di Napoli
respingeva l’appello proposto da Giuseppe Colasanto avverso la
sentenza del Tribunale di Benevento del 12 marzo 2008 con la quale
era stata rigettata la sua domanda volta ad ottenere il riconoscimento
del proprio diritto al ripristino dell’assegno di invalidità di cui alla legge
n. 222 del 1984, già riconosciutogli con sentenza dello stesso Tribunale
del 7 maggio 2002, poi revocato dall’1/3/2004 per mancata conferma
alla scadenza triennale, quindi ripristinato in virtù di sentenza dello
stesso Tribunale del 25 marzo 2005, confermata in appello, e
successivamente ancora revocato dall’I.N.P.S. a far data dall’i marzo
2007, essendo stata rigettata la domanda di rinnovo per un altro
triennio. La Corte territoriale motivava tale decisione sulla base della
c.t.u. che aveva accertato che il Colasanto era affetto da patologie che
non riducevano le specifiche attitudini lavorative in misura superiore ai
due terzi e precisava pure precisato che l’ausiliare non aveva trascurato
di esprimere severe e motivate censure alle due precedenti relazioni

Ric. 2011 n. 26327 sez. ML – ud. 14-11-2013
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14/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA MAROTTA;

peritali in base alle quali la prestazione previdenziale era stata
riconosciuta e quindi ripristinata.
Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione il Colasanto
articolandolo su due motivi.
Resiste l’Istituto con controricorso.

applicazione della 12 giugno 1984, n. 222, art. 1, in relazione all’art. 360
cod. proc. civ., n. 3. In particolare assume che la revoca del
trattamento pensionistico è subordinata ad un mutamento delle
condizioni originarie, per cui il giudice del merito avrebbe dovuto
procedere ad un raffronto fra le condizioni originarie e quelle
sussistenti al momento della revoca per verificare la sussistenza di un
reale mutamento in senso migliorativo.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia omessa, insufficiente
o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della
controversia in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, con
riferimento al raffronto fra le condizioni accertate giudizialmente e che
avevano dato luogo al beneficio in questione e la situazione presente
all’epoca della contestata revoca del beneficio.
I due motivi possono essere esaminati congiuntamente
riguardando entrambi il mancato raffronto fra le condizioni esistenti al
momento del riconoscimento del beneficio e quelle esistenti al
momento della revoca (per mancata conferma).
La legge n. 222 del 1984, art. 9, prevede la possibilità della revoca
dei benefici previsti dalla stessa legge “nei casi in cui risultino mutate le
condizioni che hanno dato luogo al trattamento in atto”. Nel caso in
esame la Corte territoriale, contrariamente a quanto sostiene il
ricorrente, non ha affatto omesso l’accertamento di tale mutamento,
necessario per la legittimità della revoca, anzi, al contrario,
Ric. 2011 n. 26327 sez. ML – ud. 14-11-2013
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Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa

richiamandosi a quanto evidenziato dal nominato consulente tecnico
d’ufficio, ha fatto espresso riferimento alla sindrome di WolffParkinson-White (che aveva dato luogo al riconoscimento originario
della prestazione previdenziale) specificando che la stessa era stata
trattata nel 2001 (e, quindi, pressoché in coincidenza temporale con il

stata fissata all’1/3/2001) con intervento di ablazione mediante
radiofrequenza con conseguente totale remissione della patologia
aritmica cardiaca. Di “guarigione clinica della cardiopatia aritmica”
viene, altresì, riferito in sentenza con riguardo alla consulenza svolta in
sede di giudizio di primo grado.
E’, allora, di tutta evidenza che un giudizio in termini di remissione
dell’anomala conduzione cardiaca tipica della malattia a suo tempo
diagnosticata è significativo del raffronto operato e dell’intervenuto
mutamento degli elementi di fatto e di diritto preesistenti né il
ricorrente fornisce elementi per ritenere che il giudizio espresso dal
Tribunale di Benevento nelle precedenti sentenze del 7 maggio 2002 e
del 25 marzo 2005 fosse stato reso già tenendo conto dell’intervento di
ablazione mediante radiofrequenza (evidentemente eseguito senza
successo).
Per il resto le censure del ricorrente si risolvono in un mero
dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico-formale, e
si traducono, quindi, in una inammissibile critica del convincimento del
giudice (giurisprudenza consolidata: v. da ultimo Cass. n. 26558/11; id.
29 aprile 2009, n. 9988; 3 aprile 2008, n. 8654). Con il ricorso in esame
non vengono dedotti vizi logico-formali che si concretino in deviazioni
dalle nozioni della scienza medica o si sostanzino in affermazioni
manifestamente illogiche o scientificamente errate, nè – ancor meno se ne indicano le fonti: si svolgono solo osservazioni concernenti il
Ric. 2011 n. 26327 sez. ML – ud. 14-11-2013
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riconoscimento originario dell’assegno ordinario la cui decorrenza era

merito di causa senza specificare quali sarebbero state le affermazioni
scientificamente errate. E’ pur vero che il ricorrente lamenta la
mancata effettuazione da parte dell’ausiliare di un esame cardiologico
tuttavia tale rilievo non riveste i caratteri della decisività non
evincendosi elementi per ritenere che da detto accertamento

corretta diagnosi. Si consideri, infatti, che lo stesso ricorrente riconosce
che la sindrome di Wolff-Parldnson-White “può essere totalmente
silente sia dal punto di vista clinico (nessuna tachicardia) sia
all’elettrocardiogramma (ecg)”. Sempre il ricorrente ammette che gli
esiti di due esami cardiologici erano stati comunque allegati agli atti
causa e dunque erano stati esaminati dal c.t.u. il quale, come si evince
dalla sentenza impugnata “ha espresso il proprio giudizio dopo avere
sottoposto il periziando ad accurato esame obiettivo ed ha tenuto
conto di tutti i documenti prodotti nonché delle precedenti c.t.u. e dei
rilievi di parte”. Peraltro il consulente nominato in grado di appello ha
precisato di aver rilevato a carico dell’apparato cardiocircolatorio una
lieve ipertrofia del setto interventricolare con minimo rigurgito
mitralico ed una altrettanto lieve ectasia aortica escludendo al
contempo ogni collegamento di tali evidenze con la pregressa
sindrome di Wolff-Parkinson-White ma anche qualsiasi idoneità a
ridurre le specifiche attitudini lavorative del ricorrente, qualificandole
come meri rilievi anatomici.
Per tutto quanto sopra considerato, si propone il rigetto del ricorso
con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ., n. 5″.
2 – Ritiene questa Corte che le considerazioni svolte dal relatore
siano del tutto condivisibili. Ricorre con ogni evidenza il presupposto
dell’art. 375, n. 5, cod. proc. civ. per la definizione camerale del
processo, soluzione non contrastata dalle parti – che non hanno
Ric. 2011 n. 26327 sez. ML – ud. 14-11-2013
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strumentale non si potesse prescindere per la formulazione di una

depositato memorie – e condivisa dal Procuratore generale, che ha
aderito alla relazione.
3 – Conseguentemente, il ricorso va rigettato.
4 – Nulla è dovuto per le spese di giudizio, avendo il Colasanto
presentato, in uno con il presente ricorso, dichiarazione per l’esenzione

nella formulazione successiva alla novella introdotta con il D.L.
30/9/2003 n. 269 conv. in L. 24/11/2003 n. 326, “ratione temporis”
applicabile alla controversia in esame.

P.Q.M.
LA CORTE rigetta il ricorso; nulla per le spese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 novembre 2013.

dalle spese processuali ai sensi dell’art. 152, disp. att. cod. proc. civ.

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