Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12967 del 30/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/06/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 30/06/2020), n.12967

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16552/2018 R.G. proposto da:

R.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ROVERETO 7, presso

lo studio dell’avvocato VALERIO ANTIMO DI ROSA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO ORLANDO;

– ricorrente –

contro

DOBANK SPA, quale mandataria della UNICREDIT SPA, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo studio dell’avvocato PAOLO

PANARITI, rappresentata e difesa dall’avvocato CLAUDIO ORABONA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4769/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 21/11/2017;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 16/01/2020 dal Presidente Dott. Franco DE STEFANO.

Fatto

RILEVATO

che:

R.U. ricorre, affidandosi ad atto articolato su tre motivi e notificato a mezzo p.e.c. il 18/05/2018, per la cassazione della sentenza n. 4769 del 21/11/2017 della Corte di appello di Napoli, che ha rigettato il suo appello avverso la reiezione della sua opposizione, da parte del tribunale di quel capoluogo e proposta con atto notificato il 18/07/2012, avverso il precetto di pagamento notificatogli il 28/06/2012 da Unicredit Credit Management Bank spa (mandataria di Unicredit spa);

in particolare, la corte territoriale ha rilevato la limitazione dell’appello alla sola questione di incompetenza e della preesistenza di un pignoramento immobiliare effettuato sulla base del mutuo oggetto di causa a richiesta di un soggetto diverso dall’intimante nel precetto opposto, per poi ricavare la conseguita irretrattabilità di ogni altra questione e respingere entrambe le censure: la prima, per correttezza del rilievo del tribunale sull’omessa prospettazione di tutti i possibili fori alternativi e per non applicabilità, ad un’opposizione a precetto e quindi preesecutiva, dell’art. 27 c.p.c., dettato per l’espropriazione forzata; la seconda, per l’irrilevanza di un precedente pignoramento e comunque per l’inammissibilità ai sensi dell’art. 342 c.p.c.;

resiste con controricorso l’intimata;

è formulata – e ritualmente comunicata alle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza – proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorrente si duole: col primo motivo, di “violazione delle norme sulla competenza quando non è prescritto il regolamento di competenza (art. 360 c.p.c., n. 2, in combinato disposto con gli artt. 27,28 c.p.c. e/o art. 480 c.p.c.)”; col secondo motivo, di “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in combinato disposto con la L. n. 47 del 1985, art. 40), che statuisce l’impossibilità di vendere degli immobili privi di autorizzazione amministrativa”; col terzo motivo, di “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in combinato disposto con l’art. e 27 c.p.c., (sic), artt. 28 e 480 c.p.c., e art. 39 c.p.c.”;

il primo e il terzo motivo, da trattarsi congiuntamente per l’evidente intima connessione, sono inammissibili: non è censurata la specifica ratio decidendi della corte territoriale sull’irrilevanza delle norme sulla competenza dettate per il procedimento esecutivo, trattandosi nella specie di opposizione a precetto e quindi di opposizione anteriore al procedimento stesso, neppure risultando essere stata adeguatamente proposta in appello la doglianza di carenza di legittimazione ad agire in executivis della precettante successiva ed opposta;

il secondo motivo è a sua volta inammissibile, perchè non risulta farsi adeguato carico (in difetto di adeguata trascrizione in ricorso dei motivi di appello così sanzionati) dell’espressa ratio decidendi della corte territoriale sull’inammissibilità, per violazione dell’art. 342 c.p.c., della doglianza avanzata col secondo motivo di appello e come limitata dall’appellante in base al concreto – per quanto confuso – ambito di questo; e senza considerare che non è dato opporsi al solo precetto (come è avvenuto nella specie, essendo stata proposta l’opposizione pochi giorni dopo la notifica di quello) per l’impignorabilità di un bene prima che abbia avuto luogo appunto il pignoramento, nè influendo sul precetto successivo alcuno dei pretesi vizi del pignoramento precedente intentato da altro soggetto;

tanto elide la necessità di rilevare che la singolare tesi della nullità del mutuo – di una somma comunque percepita – in forza della pretesa non commerciabilità del bene offerto in garanzia e pignorato in altro e precedente pignoramento è manifestamente inammissibile, per non essere stata presa in considerazione nè appellata la ratio decidendi del primo giudice sulla doverosità della restituzione delle somme comunque prese in mutuo e sulla carenza di prova sul carattere abusivo dell’immobile (se non anche infondata, non applicandosi le sanzioni della disciplina urbanistica ed edilizia ai trasferimenti di diritti immobiliari correlati a procedure espropriative);

il ricorso va quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità della controricorrente;

va infine dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra moltissime altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti processuali per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato eventualmente dovuto per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto, per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 16 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2020

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