Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12935 del 27/05/2010

Cassazione civile sez. III, 27/05/2010, (ud. 22/04/2010, dep. 27/05/2010), n.12935

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 111/2009 proposto da:

F.L., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso da se stesso;

– ricorrente –

contro

E.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 671/2007 del GIUDICE DI PACE di FANO

dell’1/10/07, depositata il 07/11/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/04/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO SEGRETO;

è presente il P.G. in persona del Dott. GIAMPAOLO LECCISI.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

che è stata comunicata al P.G. e notificata ai difensori:

“Il relatore, Cons. Dott. Antonio Segreto, letti gli atti depositati, osserva:

1. Il giudice di pace di Fano, con sentenza depositata il 2.1.2009, ritenuta esistente la concorde richiesta delle parti per la pronunzia secondo equità a norma dell’art. 114 c.p.c., in merito alla domanda proposta dall’avv. F.L. nei confronti di E.S. per il pagamento della somma di Euro 1.224,00 a titolo di competenze professionali, condannava il convenuto al pagamento della somma di Euro 800,00 nei confronti dell’attore, compensando le spese del giudizio.

L’attore, avv. F.L., proponeva ricorso per cassazione.

L’intimato non ha svolto attività difensiva.

2.1. Con il primo motivo (articolato in due punti) di ricorso il ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione di legge per difetto dei presupposti necessari ai fini della decisione secondo equità, in quanto appariva ictu oculi che mai alcuna richiesta in tal senso era stata fatta nè che essa era stata riportata nelle conclusioni.

A tal fine il ricorrente proponeva due quesiti di diritto.

2.2. Il motivo è inammissibile.

Esso, infatti si risolve in una censura di travisamento del fatto da parte del giudice di merito, che ha ritenuto esistente una richiesta delle parti di decisione secondo equità, che in effetti non risultava proposta.

Il travisamento del fatto non può costituire motivo di ricorso per cassazione, poichè, risolvendosi in un’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento, in contrasto con quanto risulta dagli atti del processo, costituisce un errore denunciabile con il mezzo della revocazione ex art. 395,n. 4, c.p.c. (Cass. 30.1.2003, n. 1512; Cass. 27.1.2003, n. 1202; Cass. n. 1143 del 2003).

3.1. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato.

Il motivo si conclude con il seguente principio di diritto: Dica la corte se il giudice di pace non possa, in mancanza di espressa contestazione di controparte sul punto, ridurre la pretesa attorea.

3.2. Il motivo è inammissibile per inadeguatezza del quesito.

Il quesito di diritto che, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., la parte ha l’onere di formulare espressamente nel ricorso per cassazione a pena di inammissibilità, deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, poichè la norma di cui all’art. 366 bis c.p.c., è finalizzata a porre il giudice della legittimità in condizione di comprendere – in base alla sola sua lettura – l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice e di rispondere al quesito medesimo enunciando una regula iuris (Cass. Sez. Unite, 05/02/2008, n. 2658).

Nella fattispecie manca il riferimento al caso concreto e segnatamente al punto che il giudizio era stato ritenuto dal giudice di pace a decisione secondo equità ex art. 114 c.p.c., in relazione al quale punto avrebbe dovuto articolarsi il quesito e, quindi, la regola iuris richiesta a questa Corte.

2.3. Ove, invece, il secondo motivo non avesse una sua autonomia, ma presupponesse l’accoglimento del primo motivo, l’inammissibilità del primo motivo comporta la manifesta infondatezza del secondo motivo.

3.1. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta l’insufficienza di motivazione sul punto della disposta compensazione delle spese, fondata sulla natura della controversia e comportamento processuale della parti.

3.2. Il motivo è manifestamente infondato.

Infatti il giudice di pace ha ritenuto, con motivazione di merito incensurabile il questa sede di sindacato di legittimità, che integrassero giusti motivi di compensazione sia la natura della controversia sia il comportamento processuale delle parti e cioè, secondo il suo assunto, la richiesta della decisione secondo equità”.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione; che il ricorso deve, perciò, essere rigettato;

che nessuna statuizione vada emessa sulle spese di questo giudizio di cassazione;

visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

PQM

Rigetta il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 22 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2010

 

 

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