Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12931 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 13/05/2021), n.12931

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 29681/2019 R.G. proposto da:

ICCREA BANCAIMPRESA s.p.a. in persona del procuratore speciale,

Dott.ssa D.M.R., rappresentata e difesa, per procura

speciale a margine del ricorso, dall’avv. Valerio MORETTI, presso il

cui studio legale “Legalitax Studio Legale e Tributario”, sito in

Roma, alla via Flaminia, n. 135, è elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

REGIONE LAZIO, in persona del Presidente pro tempore della Giunta

Regionale, rappresentata e difesa, per procura speciale a margine

del controricorso, dall’avv. Tiziana CIOTOLA, ed elettivamente

domiciliata in Roma, alla via Marcantonio Colonna, n. 27, presso gli

Uffici dell’Avvocatura dell’Ente;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1354/07/2019 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, depositata in data 11/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di Consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue.

In controversia avente ad oggetto l’impugnazione da parte della Iccrea BancaImpresa s.p.a., svolgente anche attività di locazione finanziaria di autoveicoli, di numerose cartelle di pagamento emesse dalla regione Lazio per il recupero della tassa automobilistica dovuta per l’anno d’imposta 2011 dalla predetta società in relazione ai veicoli dalla medesima acquistati e poi concessi in locazione finanziaria ai propri clienti, la CTR del Lazio, con la sentenza in epigrafe indicata rigettava l’appello della società contribuente, che propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo cui replica l’intimata con controricorso.

Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio, all’esito del quale, con atto del 12/02/2019, la Regione Lazio, sulla premessa di aver adottato in autotutela, a seguito del recente orientamento adottato in materia di interpretazione della L. n. 99 del 2009, art. 7, comma 2, da questa Corte e dalla Corte costituzionale con l’ordinanza n. 33 del 2020, provvedimenti di sgravio di tutte le cartelle oggetto di controversia, allegati all’istanza in esame, ha dichiarato “di voler rinunciare al controricorso” e chiesto di dichiararsi “cessata la materia del contendere con conseguenziale venir meno dell’efficacia della sentenza impugnata” e con compensazione delle spese processuali.

Ritiene il Collegio che la richiesta avanzata dalla controricorrente sia fondata e vada accolta.

Pare opportuno, preliminarmente, ricordare che “L’art. 372 c.p.c., in tema di deposito di documenti nuovi in sede di legittimità, nonostante il testuale riferimento alla sola inammissibilità del ricorso, consente la produzione di ogni documento incidente sulla proponibilità, procedibilità e proseguibilità del ricorso medesimo, inclusi quelli diretti ad evidenziare l’acquiescenza del ricorrente alla sentenza impugnata per comportamenti anteriori all’impugnazione, ovvero la cessazione della materia del contendere per fatti sopravvenuti che elidano l’interesse alla pronuncia sul ricorso purchè riconosciuti ed ammessi da tutti i contendenti” (Cass. n. 3934 del 2016).

Nel caso di specie è provato l’intervenuto totale annullamento in autotutela, con provvedimenti prodotti dalla controricorrente a corredo dell’istanza del 12/02/2021, delle cartelle di pagamento emesse nei confronti della società contribuente e da questa impugnate.

Ciò posto, va osservato che “In tema di processo tributario, la causa di estinzione del giudizio prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, per cessazione della materia del contendere, in conseguenza dell’annullamento in via di autotutela dell’atto recante la pretesa fiscale, prevale sulle cause di inammissibilità del ricorso per cassazione e va dichiarata con sentenza che operi alla stregua di cassazione senza rinvio, in quanto l’avvenuta composizione della controversia, per il venir meno di ragioni di contrasto fra le parti, impone la rimozione delle sentenze emesse non più attuali, perchè inidonee a regolare il rapporto fra le parti” (Cass. n. 9753 del 2017; in termini Cass. n. 19533 del 2011; v. anche Cass. n. 5351 del 2020).

In applicazione di tale principio, stante l’intervenuta cessazione della materia del contendere, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, in quanto la causa non può essere proseguita.

La statuizione di cessazione della materia del contendere comporta l’obbligo per il giudice di provvedere sulle spese processuali dell’intero giudizio, salva, peraltro, la facoltà di disporne motivatamente la compensazione, totale o parziale, le cui ragioni possono essere esplicitate, in via integrativa, anche in sede di gravame (Cass. n. 3148 del 2016, che richiama Cass. n. 11494 del 2004 secondo cui “La cessazione della materia del contendere che sopravvenga nel corso del processo di impugnazione non esime il giudice dal provvedere sulle spese dell’intero giudizio, anche in difetto di istanza di parte, valutando, al riguardo, se sussistano giusti motivi di totale o parziale compensazione, ovvero addossando dette spese all’una o all’altra parte secondo il criterio della soccombenza virtuale”). Si è quindi ribadito che “Nel caso in cui la cessazione della materia del contendere sia dichiarata in sede di legittimità, la Corte decide sulle spese secondo il principio della soccombenza virtuale e, stante la natura e gli effetti di quella declaratoria (estinzione del processo e caducazione delle sentenze rese nei gradi di merito), provvede direttamente al regolamento delle spese dell’intero processo, in forza del combinato disposto degli artt. 384 e 385 c.p.c.” (Cass. n. 14267 del 2017, in termini, Cass. n. 17334 del 2005).

Pertanto, tenuto conto che, con riferimento all’oggetto della controversia, l’orientamento giurisprudenziale di legittimità si è consolidato in epoca successiva alla statuizione d’appello e che ad esso si è tempestivamente uniformata l’amministrazione finanziaria, provvedendo in autotutela all’annullamento delle cartelle di pagamento, va disposta la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

Deve infine darsi atto che nella specie non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass. n. 3542 del 2017).

P.Q.M.

pronunciando sul ricorso, dichiara cessata la materia del contendere, cassa la sentenza impugnata senza rinvio e compensa le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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