Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12930 del 13/06/2011

Cassazione civile sez. II, 13/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 13/06/2011), n.12930

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

V.A. (C.F.: (OMISSIS)), rappresentata e

difesa, in virtù di procura speciale in calce al ricorso, dagli

Avv.ti SONDINI Tomaso e Rosalba Burragato ed elettivamente

domiciliata presso lo studio della seconda, in Roma, v. Quintino

Sella, n. 41;

– ricorrente –

contro

S.S. (C.F.: (OMISSIS)) e CONDOMINIO DI

(OMISSIS), in persona dell’amministratore pro

tempore;

– intimati –

per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Milano n.

1202/2009, depositata il 28 aprile 2009 (e non notificata).

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13 maggio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso: “nulla osserva”.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che il Consigliere designato ha depositato, in data 2 marzo 2011, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.:

“Con la sentenza n. 1202 del 2009 (depositata il 28 aprile 2009), la Corte di appello di Milano, decidendo su distinti appelli proposti da S.S. e dal Condominio di (OMISSIS) avverso la sentenza del Tribunale di Milano del 4-18/11/2004, in riforma di quest’ultima, assolveva S.S. dalle domande formulate da V.A. e condannava il suddetto Condominio al pagamento, in favore della V., della somma di Euro 1.000,00, regolando le complessive spese processuali.

Avverso la menzionata sentenza di secondo grado (non notificata) ha proposto ricorso per cassazione (notificato il 1 giugno 2010 e depositato il 1 luglio 2010) la V.A., articolandolo su quattro motivi.

Con il primo motivo risulta dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione all’art. 1130 c.c., n. 2 e all’art. 2051 c.c., oltre che l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata. Questo motivo si conclude con la prospettazione del seguente quesito: dica se i danni provocati ad un condomino dall’azione dell’amministratore il quale ha agito di propria iniziativa, senza informare l’assemblea, senza alcuna specifica delibera della stessa, senza ottemperare ad un ordine del giudice, siano da addebitare al condominio e all’amministratore in solido.

Con il secondo motivo viene denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione all’art. 1130 c.c., n. 2 e art. 1133 c.c., un uno al l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione della pronuncia impugnata, formulando, in proposito, il seguente quesito: dica la S.C. se è sufficientemente motivata la sentenza che affermi una illogicità di una tesi difensiva senza poi specificare i fatti e le argomentazioni da cui l’asserita illogicità discende.

Con il terzo motivo risulta prospettata la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione all’art. 2043 c.c, nonchè l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione della sentenza oggetto di ricorso, formulandosi, in merito, il seguente quesito: dica la S.C. se il riferirsi genericamente a supposte difficoltà di riprodurre un oggetto, senza esplicitarle – pur avendo la disponibilità dello strumento per poter effettuare tale riproduzione – configuri o meno, sul punto, una carenza di motivazione.

Con il quarto e ultimo motivo risulta dedotta la violazione e falsa applicazione di legge con riferimento all’art. 42 Cost. e agli artt. 832 e 834 c.c., senza riportare, in esito allo stesso, alcun requisito rilevante ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c..

Sulla scorta dei complessivi motivi formulati viene, infine, invocata la cassazione dell’impugnata sentenza con ogni consequenziale provvedimento.

Le parti intimate non risultano essersi costituite in questa fase.

Ritiene il relatore che sembrano sussistere, nel caso in questione, i presupposti per dichiarare inammissibile il ricorso con riferimento a tutti i motivi proposti nelle forme del procedimento camerale, per manifesta inosservanza del requisito di ammissibilità previsto dall’art. 366 bis c.p.c. (introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006 e ratione temporis applicabile nella fattispecie, vertendosi nell’ipotesi di ricorso avverso sentenza ricadente nell’ambito di applicabilità dell’indicato D.Lgs., siccome pubblicata il 28 aprile 2009).

Sul piano generale si osserva (cfr., ad es., tra le più recenti, Cass. n. 4556/2009) che l’art. 366 bis c.p.c., nel prescrivere le modalità di formulazione dei motivi del ricorso in cassazione, comporta, ai fini della declaratoria di inammissibilità del ricorso medesimo, una diversa valutazione da parte del giudice di legittimità a seconda che si sia in presenza dei motivi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, ovvero del motivo previsto dal numero 5 della stessa disposizione. Nel primo caso ciascuna censura deve, all’esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di diritto, la cui enunciazione (e formalità espressiva) va funzionalizzata, come attestato dall’art. 384 c.p.c., all’enunciazione del principio di diritto ovvero a dieta giurisprudenziali su questioni di diritto di particolare importanza, mentre, ove venga in rilievo il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (il cui oggetto riguarda il solo iter argomentativo della decisione impugnata), è richiesta una illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione.

Ciò posto, alla stregua della uniforme interpretazione di questa Corte (secondo la quale, inoltre, ai fini dell’art. 366 bis c.p.c., il quesito di diritto non può essere implicitamente desunto dall’esposizione del motivo di ricorso, nè può consistere o essere ricavato dalla semplice formulazione del principio di diritto che la parte ritiene corretto applicare alla fattispecie, poichè una simile interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della suddetta norma codicistica), non può dirsi che il ricorrente si sia attenuto alla rigorosa previsione scaturente dal citato art. 366 bis c.p.c., poichè:

– con riferimento al primo motivo implicante sia la deduzione di un vizio di motivazione che una violazione di legge difetta una sintesi propria del vizio motivazionale, mentre il quesito relativo alla supposta violazione di legge si prospetta generico e senza uno specifico riferimento alla precisa fattispecie dedotta in giudizio in correlazione con le norme assunte come violate;

– con riguardo al secondo motivo, anch’esso riferito sia ad una violazione di legge che ad un vizio motivazionale, risulta omesso il riferimento specifico al quesito di diritto ed assolutamente insufficiente e generica l’indicazione, in apposito quadro di sintesi conclusiva, del fatto controverso in relazione al quale si è assunto che la motivazione fosse insufficiente e contraddittoria in uno alle ragioni per le quali la supposta insufficienza motivazionale fosse inidonea a supportare la decisione;

– in ordine al terzo motivo, riguardante sia il vizio riconducibile all’art. 360 c.p.c., n. 3, che quello ricollegabile all’art. 360 c.p.c., n. 5, manca ancora una volta il quesito in ordine alla prospettata violazione di legge, così come risulta incongrua e generica la sintesi del vizio motivazionale, non emergendo l’evidenziazione univoca del fatto controverso in ordine al quale è stato assunto che la motivazione fosse insufficiente o contraddittoria, senza l’esplicazione delle ragioni per le quali la supposta insufficienza motivazionale fosse inidonea a sorreggere la decisione;

– in relazione al quarto ed ultimo motivo, riferito a violazione di legge, manca del tutto la prospettazione del quesito di diritto imposto dal citato art. 366 bis c.p.c..

Ne consegue che devono ritenersi inammissibili i formulati motivi di ricorso non sorretti da quesito la cui formulazione appare de tutto inidonea ad assumere rilevanza ai fini della decisione de motivo e a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in relazione alla concreta controversia (v., tra le tante, Cass. n. 7197/2009), come altrettanto inammissibili si prospettano le sintesi dei vizi motivazionali addotti con riguardo al secondo e terzo motivo, in cui non risultano specificamente indicati i fatti controversi in relazione ai quali la motivazione si assume carente, nè sono indicati i profili di rilevanza di tali fatti, essendosi la ricorrente limitata ad enunciare la necessaria esaustività della motivazione quale premessa maggiore del sillogismo che avrebbe dovuto portare alla soluzione de problema giuridico, senza indicare la premessa minore (cioè i fatti rilevanti su cui vi sarebbe stata insufficiente o contraddittoria motivazione) e svolgere il successivo momento di sintesi dei rilievi attraverso il quale poter cogliere la fondatezza delle singole censure. Risulta addirittura omessa l’indicazione del necessario requisito ex art. 366 bis c.p.c. con riferimento al quarto motivo.

In definitiva, si riconferma che sembrano emergere le condizioni per procedere nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c. (nella versione ante L. n. 69 del 2009), potendosi ravvisare l’inammissibilità in toto del ricorso”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra, nei riguardi della quale non sono state sollevate critiche ad opera delle parti (non essendo risultate depositate memorie a tal fine e non essendo comparso alcuno all’adunanza camerale), precisandosi che le stesse argomentazioni evidenziate nella riportata relazione ex art. 380 bis c.p.c., con riferimento al primo quesito riferito al primo complesso motivo valgono anche per il secondo quesito indicato a sostegno del medesimo motivo;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile senza doversi far luogo ad alcuna pronuncia sulle spese in difetto di costituzione nella presente fase degli intimati.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2011

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