Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12928 del 13/06/2011

Cassazione civile sez. II, 13/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 13/06/2011), n.12928

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.C. (C.F. (OMISSIS)), rappresentata e

difesa, in virtù di procura speciale in calce al ricorso, dall’Avv.

PARISI Marco ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv.

Giovanni Poti, in Roma, V. Paridi, 93;

– ricorrente –

contro

COOPERATIVA EDILIZIA VICTORIA (P.I.: (OMISSIS)), in l.c.a., in

persona del Commissario liquidatore Avv. S.C.,

rappresentata e difesa, in virtù di procura speciale a margine del

controricorso, dall’Avv. MILONE Mario e domiciliata “ex lege” presso

la Cancelleria della Corte di cassazione;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza non definitiva della Corte di

appello di Messina n. 270/2009, depositata il 10 aprile 2009 (e non

notificata).

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13 maggio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso: “nulla osserva”.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che il Consigliere designato ha depositato, in data 2 marzo 2011, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.:

“Con la sentenza n. 270 del 2009 (depositata il 10 aprile 2009 e non notificata), la Corte di appello di Messina, definitivamente pronunciando sull’appello proposto dalla Cooperativa Edilizia Viatoria in l.c.a. nei confronti di M.C. avverso la sentenza del Tribunale di Messina n. 353/2006, rigettava la domanda ex art. 2932 c.c., proposta dalla M. e dichiarava risolto il contratto preliminare stipulato fra le parti in data 12 febbraio 1991, compensando le spese del doppio grado.

Nei riguardi della menzionata sentenza di secondo grado (non notificata) ha proposto ricorso per cassazione (notificato il 25 maggio 2010 e depositato il 21 giugno 2010) la M.C., articolandolo in dodici distinti motivi, nessuno dei quali corredato dall’esposizione del requisito di ammissibilità previsto dall’art. 366 bis c.p.c..

L’intimata risulta essersi costituita in questa fase con controricorso.

Ritiene il relatore che sembrano sussistere, nel caso in questione, i presupposti per dichiarare improcedibile il ricorso proposto in relazione al disposto dell’art. 369 c.p.c., comma 1, poichè, pur risultando tempestivamente notificato entro il termine di cui all’art. 327 c.p.c. (nella versione antecedente alla modifica intervenuta per effetto della L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17), non è stato depositato nei termine di venti giorni prescritto dall’indicato art. 369 c.p.c. (essendo sopravvenuto il deposito il 21 giugno 2010 a fronte dell’avvenuta notificazione in data 25 maggio 2010, per come rilevasi dalla relata apposta in calce al ricorso medesimo e dall’attestazione della cancelleria).

Pertanto, pur ravvisandosi – quale ulteriore aspetto – l’inammissibilità del ricorso stesso per difetto dell’osservanza del requisito ex art. 366 bis c.p.c. (applicabile nella fattispecie in cui il ricorso riguarda una sentenza pubblicata nella vigenza di tale disposizione), non essendo corredato alcun motivo dall’esposizione dei quesiti di diritto e dalla sintesi dei dedotti vizi motivazionali, emergono le condizioni per pervenire alla dichiarazione dell’improcedibilità del ricorso medesimo, la quale, ad avviso della giurisprudenza di questa Corte (cfr., ad es., Cass. n. 1104 del 2006 e Cass. n. 11091), prevale sulla pronuncia di inammissibilità.

In definitiva, si riconferma che sembrano emergere le condizioni per procedere nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c. (nella versione ante L. n. 69 del 2009), ravvisandosi ex actis l’improcedibilità del ricorso”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra, nei riguardi della quale non sono state sollevate critiche ad opera delle parti (non essendo risultate depositate memorie a tal fine e non essendo comparso alcuno all’adunanza camerale);

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile con condanna della ricorrente, in virtù del principio della soccombenza, al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso improcedibile e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2011

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