Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12922 del 26/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 26/05/2010, (ud. 10/02/2010, dep. 26/05/2010), n.12922

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.S., rappresentato e difeso dall’avv. Massetti

Margherita, presso la quale è elettivamente domiciliato in Ascoli

Piceno, in piazza Matteotti n. 12;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, Ufficio di Ascoli Piceno;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale delle

Marche n. 101/2/06, depositata il 19 luglio 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10 febbraio 2010 dal Relatore Cons. Dr. Antonio Greco.

La Corte:

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

” S.S., ragioniere commercialista, propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale delle Marche n. 101/2/06, depositata il 19 luglio 2006, che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle entrate, ufficio di Ascoli Piceno, gli ha negato il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 1998, 1999, 2000 e 2001.

L’Agenzia delle entrate non ha svolto attività difensiva.

Il ricorso contiene due motivi, che rispondono ai requisiti prescritti dall’art. 366-bis cod. proc. civ..

Con il primo motivo si denuncia violazione della normativa istitutiva dell’IRAP sotto il profilo del presupposto impositivo costituito dalla sussistenza di autonoma organizzazione; con il secondo, vizio di motivazione.

La ratio decidendi della sentenza impugnata – secondo cui l’imposta è applicabile in presenza di un’attività professionale che viene svolta con regolarità, sistematicità, ripetitività di atti coordinati e finalizzati al conseguimento di un valore aggiunto e, quindi, di un reddito. L’Ufficio correttamente ha osservato che per produrre valore aggiunto sia sufficiente la coordinazione di quantità anche minima di fattori produttivi – non è conforme al consolidato principio affermato da questa Corte in materia, secondo cui, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c) l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata: il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette (ex plurimis, Cass. n. 3676, n. 3673, n. 3678, n. 3680 del 2007).

In conclusione, si ritiene, che, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, e 380-bis cod. proc. civ., il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto manifestamente fondato”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte nè memorie;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il ricorso deve essere accolto, la sentenza deve essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale delle Marche.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale delle Marche.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2010

 

 

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