Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12919 del 22/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 22/06/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 22/06/2016), n.12919

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7852/2015 proposto da:

C.A., C.C., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA XX SEITEMBRE 3, presso lo studio dell’avvocato DONATELLA

ROSSI, rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONIETTA LIBERATA

PACE giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.M., C.G., elettivamente domiciliate in

ROMA, VIA E. D’ONOFRIO 43, presso lo studio dell’avvocato UMBERTO

CASSANO, rappresentate e difese dall’avvocato UBERTO DI PILLO

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1024/2014 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA

del 25/09/2014, depositata il 09/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/05/2016 dal Consigliere Relatore Don. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato Sarzana Di S. Ippolito Salvatore per delega

verbale avvocato Pace difensore dei ricorrenti che si riporta agli

scritti;

udito l’Avvocato Umberto Pillo difensore dei controricorrenti che

si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

il Consigliere designato ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

“Ritenuto che:

– C.M. e C.G. convennero in giudizio C.A. e C.C., chiedendo la reintegrazione nel possesso di un terrazzo e la rimozione delle grate apposte dai convenuti alle finestre del loro immobile;

– nella resistenza dei convenuti, il Tribunale di Sulmona accolse la domanda attorea;

– sul gravame proposto dai convenuti, la Corte di Appello di L’Aquila confermò la pronuncia di primo grado;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorrono C. A. e C.C. sulla base di due motivi:

– resistono con controricorso C.M. e C. G.;

Atteso che:

– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1168 c.c. e art. 703 c.p.c., per avere la Corte di Appello ritenuto che gli attori fossero possessori dell’immobile di cui lamentarono lo spoglio) appare inammissibile, in quanto verte – nella sostanza – su un accertamento di fatto (la sussistenza del pregresso possesso) insindacabile in sede di legittimità;

– il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio) appare inammissibile, in quanto i ricorrenti censurano in realtà la valutazione delle prove, da parte del giudice di merito, che è insindacabile in sede di legittimità, quando – come nel caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno esposto le ragioni che giustificano la loro decisione, sicchè deve escludersi tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, o il “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, che circoscrivono l’ambito del motivo di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134 (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv.

629830 e 629831);

Ritenuto che il ricorso può essere avviato alla trattazione camerale, per essere ivi dichiarato inammissibile”;

Considerato che:

– il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380-bis c.p.c.;

– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla proposta del relatore, in quanto la falsa applicazione della legge sussiste solo quando viene applicata una norma giuridica non pertinente al fatto come accertato dal giudice, non quando – come nel caso di specie – si contesta l’accertamento del fatto compiuto dal giudice di merito;

– il ricorso, pertanto, deve essere rigettato;

– le spese del presente giudizio di legittimità vanno poste a carico della parte soccombente;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione:

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.200,00 (duemiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2016

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