Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12909 del 22/06/2016

Cassazione civile sez. lav., 22/06/2016, (ud. 06/04/2016, dep. 22/06/2016), n.12909

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28972/2011 proposto da:

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati GIANDOMENICO

CATALANO, LORELLA FRASCONA’, che lo rappresentano e difendono giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

FURRER S.P.A., c.f. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 2, presso lo studio dell’avvocato

RICCARDO CHILOSI, che la rappresenta e difende, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA CERIT S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 846/2010 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 26/11/2010 R.G.N. 633/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/04/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO;

udito l’Avvocato CATALANO GIANDOMENICO;

udito l’Avvocato CHILOSI RICCARDO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Con sentenza depositata il 26.11.2010, la Corte d’appello di Genova, in riforma della statuizione di primo grado, dichiarava non dovute le somme pretese dall’INAIL per differenze sui premi dovuti da Furrer s.p.a. nel periodo 2000-2001.

La Corte, per quel che qui rileva, riteneva che l’attività di segagione di blocchi di marmo e quella di lavorazione delle lastre costituissero lavorazioni distinte e, autonome, ciascuna delle quali assoggettabile a diversa tariffa, D.M. 12 dicembre 2000, ex art. 6, recante modalità di applicazione delle tariffe INAIL, e rigettava la prospettazione dell’Istituto volta all’opposto a considerarle unitarie e assoggettabili ad un’unica tariffa, cit. D.M. 12 dicembre 2000, ex art. 4.

Contro questa pronuncia ricorre l’INAIL, affidandosi ad un unico motivo illustrato con memoria. Resiste Furrer s.p.a. con controricorso. Equitalia Cerit s.p.a., società concessionaria dei servizi di riscossione, è rimasta intimata.

Diritto

Con l’unico motivo di ricorso, l’Istituto ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.M. 12 dicembre 2000, artt. 1, 2, 4 e 6, recante modalità di applicazione delle tariffe INAIL, in relazione al T.U. n. 1124 del 1965, artt. 1, 40 e 41, nonchè insufficienza di motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio, per avere la Corte territoriale ritenuto che l’attività di segagione di blocchi di marmo e quella di lavorazione delle lastre costituissero distinte ed autonome lavorazioni, ciascuna delle quali assoggettabile a diversa tariffa, e non invece una lavorazione unitaria da assoggettarsi ad un’unica tariffa.

Il motivo è fondato.

Giova premettere che, secondo quanto recentemente ribadito da questa Corte di legittimità (cfr. Cass. n. 25020 del 2014), il T.U. n. 1124 del 1965, art. 40, comma 1, prevede che le tariffe dei premi e dei contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e le relative modalità di applicazione sono approvate con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale su delibera dell’INAIL. In attuazione di tale norma, le tariffe sono state approvate, per quanto qui rileva, con D.M. 12 dicembre 2000, recante non soltanto le tabelle di classificazione delle diverse lavorazioni, con i corrispondenti tassi di tariffa, ma altresì le disposizioni sulle “Modalità per l’applicazione delle tariffe” (c.d. M.A.T.), i cui cardini fondamentali, per quanto qui rileva, possono così riassumersi: a) “le tariffe dei premi sono ordinate secondo una classificazione tecnica di lavorazioni divise in dieci grandi gruppi, di norma articolati in gruppi, sottogruppi e voci” (D.M. 12 dicembre 2000, art. 4 it.); b) “agli effetti delle tariffe, per lavorazione si intende il ciclo di operazioni necessario perchè sia realizzato quanto in esse descritto, comprese le operazioni complementari e sussidiarie purchè svolte dallo stesso datore di lavoro ed in connessione operativa con l’attività principale, ancorchè siano effettuate in luoghi diversi” (art. 4, D.M. cit.); c) “le lavorazioni sono classificate, secondo i criteri indicati nell’art. 4, alla corrispondente voce della tariffa relativa alla gestione nella quale è inquadrato il datore di lavoro” (art. 5, comma 1, D.M. cit.); d) “qualora nella voce di tariffa sia indicato il prodotto della lavorazione, la relativa classificazione non si applica alla costruzione delle singole parti componenti effettuata a sè stante come lavorazione principale”, dovendosi piuttosto far riferimento “alla voce prevista per quest’ultima” (art. 5, comma 3, D.M. cit.);

e) “se un datore di lavoro esercita un’attività complessa, articolata in più lavorazioni espressamente previste dalla tariffa della relativa gestione, la classificazione delle lavorazioni è effettuata applicando, per ciascuna lavorazione, la corrispondente voce di tariffa…” (art. 6, comma 1, D.M. cit.).

Ciò posto, la questione che si pone al Collegio concerne le modalità di inquadramento di imprese che, come la controricorrente, esercitino tanto l’attività di segagione di blocchi di marmo quanto quella di successiva lavorazione in laboratorio delle lastre ricavate dai blocchi: secondo l’Istituto ricorrente, infatti, detta attività andrebbe unitariamente ricondotta sotto la voce di tariffa n. 7261 (che individua lavorazioni aventi come oggetto la “Produzione di manufatti o semilavorati a partire da blocchi di cava”), mentre ad avviso della sentenza impugnata, in considerazione del fatto che trattasi di lavorazioni svolte in locali diversi e con personale adibito a ciascuna di esse in via esclusiva, ciascuna lavorazione andrebbe inquadrata nella corrispondente voce di tariffa e dunque l’attività di laboratorio andrebbe inquadrata nella voce di tariffa n. 7262 (che individua appunto lvorazioni aventi ad oggetto “Produzione di manufatti a partire da lastre o altri semilavorati”).

Ora, sebbene la previsione di due distinte voci di tariffa per la “Produzione di manufatti o semilavorati a partire da blocchi di cava” e la “Produzione di manufatti a partire da lastre o altri semilavorati” possa indurre l’interprete a ritenere che il caso di specie ricada nell’orbita del D.M. 12 dicembre 2000, art. 6, per modo che dovrebbe applicarsi per ciascuna lavorazione la corrispondente voce di tariffa, non può non rilevarsi che la lavorazione descritta nella voce di tariffa n. 7261 è tale da includere nella sua orbita anche quella descritta nella voce di tariffa n. 7262: posto che la locuzione “manufatti” ricorre anche nella voce n. 7261, è evidente che il regolamento ministeriale ha voluto considerare in quest’ultima anche le attività di trasformazione che, dal semilavorato consistente in lastre et similia, pervengano alla realizzazione di un prodotto finito, indipendentemente dal modo in cui dette attività sono concretamente poste in essere. E se così è, manca in radice la possibilità di configurare due distinte lavorazioni rispetto alle imprese che, come l’odierna controricorrente, esercitino la “produzione di manufatti o semilavorati a partire da blocchi di cava”, perchè l’attività di trasformazione del semilavorato concorre, D.M. 12 dicembre 2000, ex art. 4, a determinare “il ciclo di operazioni necessario perchè sia realizzato quanto… descritto” nella lavorazione di cui alla voce n. 7261.

Detto altrimenti, poichè nella voce di tariffa n. 7261 le diverse operazioni in cui è possibile scomporre concettualmente la lavorazione sono ordinate finalisticamente al risultato finale della lavorazione stessa, costituito dalla “produzione del manufatto”, non è possibile estrapolare dal complessivo contesto i suoi singoli cicli, prescindendo dalla lavorazione principale alla quale essi sono finalizzati (arg. ex Cass. n. 1277 del 2000). Nè rileva in contrario il D.M. 12 dicembre 2000, art. 5, secondo il quale, come già ricordato, “qualora nella voce di tariffa sia indicato il prodotto della lavorazione, la relativa classificazione non si applica alla costruzione delle singole parti componenti effettuata a sè stante come lavorazione principale”: l’art. 5 cit. disciplina infatti il caso, speculare al presente, in cui sia possibile individuare come “lavorazione principale” la costruzione di singole parti componenti di un prodotto finito e si tratti di lavorazioni non espressamente previste in tariffa (così Cass. n. 14674 del 2000), e non può trovare applicazione al caso di specie, in cui non vi sono particolari componenti concepibili come “lavorazione principale” per essere stata la lavorazione configurata dalla voce di tariffa come ciclo unitario che include il prodotto finito.

Così ricostruita la portata precettiva della voce di tariffa n. 7261, può senz’altro convenirsi con l’Istituto ricorrente nel rilievo secondo cui la suddivisione tra le voci nn. 7261 e 7262 trova la sua genesi nella necessità di distinguere tra le attività industriali di serie, svolte con impiego prevalente di mezzi meccanici, e quelle svolte con prevalente carattere artigianale o intendimento artistico: risulta infatti dalle Istruzione Tecniche per l’applicazione della Tariffa INAIL (le cui indicazioni, pur ponendosi su un piano differente da quello propriamente normativo, rilevano ai fini dell’interpretazione del regolamento recante le modalità di applicazione della tariffa: v. in tal senso Cass. nn. 22724 del 2013 e 10207 del 2000) che le due voci sono state separate attraverso una dizione che tiene conto del ciclo tecnologico, il quale, se viene svolto a partire da blocchi di cava, rientra nella previsione della voce n. 7261, mentre, se procede a partire da lastre o altri semilavorati, ricade nell’ambito della voce n. 7262. Con la conseguenza che, comprendendo l’attività di cui alla voce n. 7261 anche quella della voce n. 7262, qualora un’azienda effettui la segagione e la successiva lavorazione di blocchi di cava andrà classificata alla sola voce n. 7261, ancorchè le diverse fasi operative vengano attuate in reparti distinti.

Mette conto, da ultimo, chiarire che la soluzione prospettata non impinge contro il principio secondo cui la disciplina legale del rapporto assicurativo INAIL è ispirata alla necessaria corrispondenza tra l’entità del premio pagato dal datore di lavoro e l’esposizione del lavoratore allo specifico rischio proprio della lavorazione effettuata, giacchè su codesto rapporto esercita notevole influenza il principio di mutualità tra le imprese assicuranti, nell’ottica di salvaguardare l’equilibrio finanziario dell’Istituto assicuratore (cfr., per tutte, Cass. S.U. 7853 del 2001), e ciò può legittimamente indurre il regolamento a classificare diversamente lavorazioni analoghe a seconda che s’inseriscano o meno in un ciclo produttivo più ampio, ferma restando, nel primo caso, la necessità di calcolare il tasso previsto per il ciclo lavorativo complessivamente considerato in modo da tener conto dell’eventuale minore rischiosità delle specifiche lavorazioni che ne fanno parte.

Non essendosi la Corte di merito attenuta al superiore principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA