Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12897 del 26/05/2010

Cassazione civile sez. II, 26/05/2010, (ud. 15/01/2010, dep. 26/05/2010), n.12897

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8890/2007 proposto da:

S.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA DI

RIENZO 180, presso lo studio dell’avvocato BOUCHE’ FRANCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PALMIERI Antonio, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OVIDIO 20,

presso lo studio dell’avvocato LANDOLFI ROBERTO, rappresentato e

difeso dall’avvocato RUSSO Adolfo, giusta mandato in calce

all’avverso atto;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 330/2006 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

2.12.05, depositata il 07/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;

è presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

che con la sentenza impugnata la Corte di appello di Napoli, confermando la decisione di primo grado, ha stabilito il confine tra le proprietà del sig. L.R. e del sig. S. D. in base alle risultanze delle mappe catastali;

il sig. S. ha quindi proposto ricorso per cassazione per un solo motivo, cui ha resistito l’intimato con controricorso;

che, avviata la procedura camerale di cui all’art. 375 c.p.c., il P.M. ha concluso per la manifesta infondatezza del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che con l’unico motivo di ricorso, denunciando vizio di motivazione e violazione di norme di diritto, si lamenta, in sostanza, che i giudici di appello: a) non abbiano ammesso la prova orale dedotta in primo grado; b) abbiano disatteso il principio per cui, nell’accertamento dei confini tra fondi, le risultanze catastali hanno valore meramente sussidiario, in difetto, cioè, di sicure indicazioni contenute nel titolo;

che il motivo è inammissibile in quanto:

– è inesatto che i giudici di appello abbiano inteso discostarsi dal suindicato principio di diritto, vero essendo, invece, che i medesimi hanno ritenuto, in fatto, l’inesistenza di sufficienti indicazioni nei titoli di proprietà, onde, sul punto, la censura di violazione di legge, sub b), non corrisponde a un’effettiva statuizione della sentenza impugnata; peraltro il ricorrente neppure impugna l’interpretazione data dai giudici di appello ai titoli di proprietà formulando idonee censure di violazione dei criteri ermeneutici legali (art. 1362 c.c., e segg.);

– la doglianza sub a), poi, trascura del tutto di considerare la ratio della esclusione della prova testimoniale, dai giudici motivata con la inammissibilità dei capitoli per essere, alcuni, “di natura tecnico-valutativa” e, il restante, assolutamente generico; inoltre, e comunque, le censure articolate dal ricorrente si risolvono in critiche di merito e non giungono ad individuare specifici vizi logici della sentenza impugnata, che appare, invece, adeguatamente motivata, anche con riferimento alla CTU, in ordine alla scelta degli elementi di giudizio obiettivi da porre a fondamento della decisione a preferenza di altri;

che il ricorso va pertanto rigettato, con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2010

 

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