Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12896 del 23/05/2017


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Cassazione civile, sez. un., 23/05/2017, (ud. 07/03/2017, dep.23/05/2017),  n. 12896

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Pres. f. f. –

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – rel. Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al n.r.g. 20596/15) proposto da:

IMMOBILIARE SANTA TERESA s.r.l. (c.f.: (OMISSIS)) in persona del

legale rappresentante pro tempore sig. R.G. rappresentata

e difesa, giusta mandato a margine del ricorso, dall’avv. Francesco

Adavastro ed elettivamente domiciliata presso lo studio del Dott.

Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria n. 2;

– ricorrente –

contro

Comune di Pavia (c.f. (OMISSIS)) in persona del Sindaco pro tempore

sig. D.M., rappresentato e difeso, in forza di procura a

margine del controricorso, dagli avv.ti Irene Nadile; Martino

Colucci e Fabio Lorenzoni, con domicilio eletto presso lo studio del

terzo in Roma, via Del Viminale n. 43;

– controricorrente –

nonchè nei confronti di:

– SOGECO s.r.l. in liquidazione;

– parte intimata –

avente ad oggetto ricorso ex art. 362 c.p.c. avverso la sentenza del

Consiglio di Stato n. 559 del 25 novembre 2014 – 5 febbraio 2015,

non notificata.

– udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/03/2017 dal Consigliere Dott. BIANCHINI Bruno;

uditi l’avv. Adavastro per la ricorrente e l’avv. Ferrante, con

delega dell’avv. Lorenzoni, per il contro ricorrente

udito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Iacoviello Francesco Mauro, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

1 – La Immobiliare Santa Teresa srl – conferitaria del ramo di azienda della società SACIT, poi incorporata nella srl SOGECO, costruttrice di un complesso polifunzionale denominato PARVA URBI in Pavia – impugnò innanzi al Tar Lombardia il provvedimento dirigenziale del 18 giugno 2010 con il quale, in parziale accoglimento di una domanda della predetta società, il citato Comune aveva scorporato dal calcolo degli oneri e pesi insediativi la superficie lorda di pavimento (SLP) solo con riferimento ai corridoi del piano terra, procedendo dunque alla restituzione di quanto versato dalla ricorrente in relazione a tale spazio; il TAR accolse l’impugnazione e dichiarò che nel calcolo della SLP dovevano essere calcolati tutti i corridoi esterni agli appartamenti e quindi non solo quelli afferenti al piano terra. Tale pronuncia fu riformata dal Consiglio di Stato.

2 – La Immobiliare Santa Teresa srl, oltre a proporre ricorso per revocazione dell’indicata decisione ex art. 395 c.p.c., n. 4, l’ha impugnata ai sensi dell’art. 111 Cost., u.c. e il D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 110, (c.d. codice del processo amministrativo), sostenendo che con la indicata sentenza il Consesso amministrativo non avrebbe fatto applicazione delle esistenti regole giuridiche relative alla quantificazione degli oneri di urbanizzazione, costruendo al contrario una vera e propria norma giuridica astratta, della quale poi avrebbe fatto applicazione al caso concreto, così incorrendo in un eccesso di potere giurisdizionale.

3 – Il ricorso non è ammissibile perchè l’oggetto della censura si risolve in una critica alla – ragionevole- interpretazione della normativa regionale di riferimento (Legge della Regione Lombardia n 12 del 2005, art. 44): si è pertanto al di fuori del perimetro applicativo del concetto di eccesso di potere giurisdizionale quale delineato più volte questa Corte, secondo il quale tale vizio, denunziabile ai sensi dell’art. 111 Cost., sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito, è configurabile solo quando l’indagine svolta non sia rimasta nei limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato, ma sia stata strumentale a una diretta e concreta valutazione dell’opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell’annullamento, esprima una volontà dell’organo giudicante che si sostituisce a quella dell’amministrazione, nel senso che, procedendo ad un sindacato di merito, si estrinsechi in una pronunzia autoesecutiva, intendendosi per tale quella che abbia il contenuto sostanziale e l’esecutorietà stessa del provvedimento sostituito, senza salvezza degli ulteriori provvedimenti dell’autorità amministrativa. (vedi, ex multis: Cass. Sez. Un. n. 25628 del 14 dicembre 2016; n. 11380 del 31 maggio 2016; n. 21586 del 20 settembre 2013; n. 9443 del 28 aprile del 2011; n. 28263 del 21 dicembre 2005).

4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile con onere di spese, secondo la specificazione indicata in dispositivo. Dal momento che il ricorso medesimo è stato notificato il 2 settembre 2015 e dunque ben oltre il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della L. 24 dicembre 2012, n. 228, che ha modificato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, sussistono i presupposti per porre a carico della ricorrente il pagamento di somma pari al contributo unificato dovuto per il ricorso, in applicazione del citato D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in Euro 7.000 (Euro settemila) per compensi oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00,(duecento) ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il 7 marzo 2013.

Depositato in Cancelleria il 23 maggio 2017

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