Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12893 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. III, 13/05/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 13/05/2021), n.12893

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19767/2016 proposto da:

G.A., rappresentato e difeso dall’Avv.to MATTEO TAVERNA,

e dall’Avv.to LIDIA SGOTTO CIABATTINI, con domicilio eletto in Roma,

Piazzale Clodio, n. 32, presso lo Studio di quest’ultima;

– ricorrente –

contro

D.E., rappresentata e difesa dall’Avv.to MARIA SALAFIA,

e dall’Avv.to GIAN PAOLO SARTIRANA, elettivamente domiciliata in

Roma presso lo Studio dell’Avv.to Maria Salafia, viale di Villa

Pamphili, 59;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 673/16 della Corte d’Appello di Torino, resa

pubblica il 27/04/2016;

letta la relazione del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Dott. PEPE Alessandro, formulata ai sensi e con le modalità

previste dal D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis,

convertito in L. 18 dicembre 2020, n. 176, che ha chiesto

l’accoglimento dei prime due motivi di ricorso e l’assorbimento dei

restanti;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/01/2021 dal Consigliere Dott. MARILENA GORGONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

G.A. propone ricorso per la cassazione della sentenza n. 673/16 della Corte d’Appello di Torino, pronunciata il 27/04/2016, formulando sette motivi, illustrati con memoria.

Resiste con controricorso D.E..

L’odierno ricorrente, proprietario dell’appartamento sito in (OMISSIS), donatogli dalla madre, detenuto dai propri genitori, Ga.Al. ed D.E., li evocava in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, perchè vevissero condannati a rilasciarlo, sostenendo che ne avevano ottenuto la disponibilità in virtù di un contratto di comodato senza termine.

A sostegno della richiesta adduceva di averne “urgente ed impreveduto bisogno”, dopo aver lasciato, essendone stato sfrattato dal padre, la cascina di campagna con annesso terreno, di proprietà di Ga.Al., presso la quale aveva abitato fino a quel momento e servendosi della quale aveva esercitato un’impresa agricola.

Ga.Al. ed D.E., costituitisi in giudizio, obiettavano che l’immobile sito in (OMISSIS) era stato loro concesso ad uso di residenza coniugale e che tale uso perdurava.

Il Tribunale adito, accolta la domanda di G.A., avendo accertato che il contratto non aveva termine di durata, che l’attore versava in stato di bisogno imprevedibile ed urgente di servirsi del bene, che i convenuti non avevano dimostrato che il comodato aveva un vincolo di destinazione famigliare, condannava Ga.Al. ed D.E. al rilascio dell’immobile.

La Corte d’Appello di Torino, investita del gravame solo da D.E., dopo averne sospeso l’esecutorietà, riformava la sentenza di prime cure, ritenendo che: i) l’appartamento pervenuto a G.A. tramite donazione era già adibito a residenza dei genitori; ii) l’eventuale intenzione dei genitori di trasferire la propria residenza nella cascina di campagna di loro proprietà non assumeva rilevanza, non trovando alcun riscontro nelle pattuizioni intercorse tra le parti; iii) secondo l’id quod plerumque accidit, la donazione al figlio da parte dei genitori di un immobile nel quale questi continuino ad abitare avviene allo scopo di garantire il soddisfacimento di esigenze familiari e fiscali; iv) l’appellato non aveva dimostrato la propria urgente necessità di disporre dell’immobile per essere rimasto privo della propria abitazione, perchè solo per fatto proprio, e non per esservi stato costretto, aveva smesso di condurre l’azienda agricola ed aveva lasciato la cascina di proprietà del padre, concessagli in comodato.

Con l’ordinanza interlocutoria n. 15104 del 13 giugno 2019, assunta nella Camera di Consiglio del 12 marzo 2019, la trattazione del ricorso era stata rinviata alla Pubblica Udienza.

Si dà preliminarmente atto che per la decisione del presente ricorso, fissato per la trattazione in pubblica udienza, questa Corte ha proceduto in Camera di consiglio, senza l’intervento del Procuratore Generale e dei difensori delle parti, ai sensi del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis, convertito in L. 18 dicembre 2020, n. 176, non avendo alcuna delle parti nè il Procuratore Generale fatto richiesta di trattazione orale.

Il Pubblico Ministero ha chiesto l’accoglimento dei prime due motivi di ricorso e l’assorbimento dei restanti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 3, c.p.c., il ricorrente deduce la nullità della sentenza e del procedimento per omessa integrità del contraddittorio e violazione degli artt. 102 e 113 c.p.c., stante la mancata partecipazione al giudizio di secondo grado di Ga.Al., che insieme con D.E. aveva stipulato il contratto verbale di comodato e che codeteneva l’appartamento oggetto della controversia. La tesi del ricorrente è che ove un immobile venga unitamente concesso, con il medesimo contratto, a più persone deve ritenersi che tra le stesse, sotto il profilo processuale, intercorra un litisconsorzio necessario, con la conseguente necessità che tutte partecipino al giudizio relativo alla sua cessazione, dal momento che l’eventuale pronuncia richiesta al giudice non potrebbe utilmente essere resa soltanto nei confronti di alcuni dei conduttori (Cass. 05/05/2016, n. 9042; Cass. 12/12/2005, n. 27302; Cass. 8/11/1993, n. 11049).

2. Con il secondo motivo il ricorrente, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 3, denuncia la nullità della sentenza e del procedimento per omessa integrità del contraddittorio e la violazione dell’art. 331 c.p.c.

Formatosi in primo grado il litisconsorzio processuale necessario, ad avviso del ricorrente, la Corte d’Appello avrebbe dovuto d’ufficio integrare il contraddittorio, al fine di evitare giudicati sostanziali contrastanti (Cass. 19/10/2015, n. 21070), posto che il principio dell’obbligatorietà dell’integrazione del contraddittorio nella fase di impugnazione sorge non solo in caso di litisconsorzio necessario sostanziale, ma anche nel caso di litisconsorzio necessario processuale, quando l’impugnazione non risulti proposta nei confronti di tutti i partecipanti al giudizio di primo grado, sebbene non legati tra loro da un rapporto di litisconsorzio necessario, sempre che si tratti di cause inscindibili o tra loro dipendenti. In tal caso la necessità del litisconsorzio in sede di impugnazione è imposta dal solo fatto che tutte le parti sono state presenti nel giudizio di primo grado (Cass. 5/05/2004, n. 8519).

3. Con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente rimprovera al giudice a quo di aver violato o falsamente applicato l’art. 115, c.p.c., artt. 1809,1810,2697 c.c., art. 2729 c.c., comma 2, avendo ritenuto provata per presunzioni la sua volontà di concedere l’appartamento ai genitori in comodato per uso familiare e senza termine.

4. Con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente imputa alla Corte territoriale la violazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 1809,1810,2697 c.c. e art. 2729 c.c., comma 1, per aver fatto ricorso alla logica inferenziale in difetto di circostanze gravi, precise e concordanti da cui risalire alla prova della sua volontà di concedere il comodato per uso familiare e senza termine ai genitori.

5. Con il quinto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente assume, in via subordinata, la violazione o falsa applicazione degli artt. 416 e 115 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., per aver consentito all’appellante di provare tardivamente i fatti dedotti.

6. Con il sesto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il ricorrente denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, costituito dalla prova testimoniale di Z.S. che ricostruiva la volontà delle parti in contrasto con quanto ritenuto dal giudice a quo.

7. Con il settimo ed ultimo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il ricorrente censura la sentenza gravata per omesso esame del verbale di conciliazione del 19/7/2012, che, a suo avviso, avrebbe accertato che egli era venuto a trovarsi in una situazione di imprevedibile ed urgente bisogno di servirsi dell’immobile concesso in comodato e del verbale di conciliazione n. 12/12 della Corte di Appello nella causa RG 898/12, da cui sarebbe stato possibile evincere che egli aveva lasciato la cascina paterna e cessato di condurre l’azienda agricola a seguito di domanda di rilascio da parte del padre.

Allo scopo di dimostrare che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d’Appello, egli non aveva cessato di abitare la cascina per fatto proprio, ma per esservi stato costretto dal padre che gliela aveva concessa in comodato, il ricorrente rinvia al verbale di conciliazione n. 12/12 nella causa RG 898/12 che lo vedeva contrapposto al padre nella controversia avente ad oggetto proprio il rilascio della cascina. Da tale verbale emergerebbe il suo impegno a restituire il fondo e la cascina entro e non oltre il 15/09/2013; tale termine sarebbe stato prorogato in cambio della sua rinuncia ad ogni diritto alle migliorie ed al versamento di Euro 13.000,00.

8. I motivi numeri uno e due attengono a questioni logicamente connesse, pertanto, possono trattati unitariamente.

Va rilevato che quando la parte di un contratto è complessa, cioè risulta formata da più soggetti costituenti un unico centro di interessi, l’oggetto del contratto deve considerarsi unico e, pertanto, determina unità di interessi tra i già menzionati soggetti, sicchè si configura la necessità che tutti costoro partecipino al giudizio promosso per ottenere la modificazione, attraverso l’eliminazione del titolo contrattuale, della situazione plurisoggettiva inscindibile da esso disciplinata (Cass. 13/01/1981, n. 265). Lo stesso principio è stato da questa Corte affermato anche con riferimento alle cosiddette impugnative contrattuali, cioè anche quando non sia in discussione la validità del titolo, ma venga in rilievo la domanda di scioglimento del contratto: per Cass. 5/05/2016, n. 9042 la domanda diretta ad ottenere la risoluzione per inadempimento di un contratto con pluralità di parti (nella specie, di un contratto preliminare di compravendita di un immobile) deve essere proposta nei confronti di tutti i contraenti, non potendo un contratto unico essere risolto nei confronti soltanto di uno dei soggetti che vi hanno partecipato e rimanere in vita per l’altro o gli altri stipulanti; per Cass. 31/12/2019, n. 2969, l’azione finalizzata all’accertamento della legittimità del recesso da un contratto con più parti deve essere esperita nei confronti di tutti i contraenti, quali litisconsorti necessari, poichè un contratto unico non può divenire inefficace solo per alcuni dei soggetti che vi hanno partecipato.

In definitiva, sia quando si chieda una pronuncia dichiarativa, sia quando si domandi un accertamento costitutivo che abbia per oggetto un contratto, una delle cui parti sia costituita da una pluralità di soggetti, è necessario, perchè la sentenza non sia inutiliter data, che al giudizio partecipino tutti i soggetti che costituiscono la parte.

9.Peraltro, quand’anche non ricorresse una ipotesi di litisconsorzio sostanziale, in applicazione dell’art. 331 c.p.c., disciplinante il litisconsorzio nelle fasi di gravame, la presenza di più parti nel giudizio di primo grado dovrebbe persistere in sede di impugnazione, al fine di evitare possibili giudicati contrastanti in ordine alla stessa materia e nei confronti di quei soggetti che siano stati parti del giudizio (v., ad es., Cass. 29/03/2019, n. 8790).

Pertanto, ove al giudizio di appello non abbiano partecipato tutti coloro che avevano partecipato al giudizio di primo grado questa Corte in altri casi che presentano profili di stretta contiguità con quello per cui è causa, specificamente, nel caso di domanda promossa dal concedente di risoluzione del contratto di affitto di fondo rustico con riguardo ad un unico fondo di cui erano contitolari due affittuari, ha così statuito: “ove costoro abbiano tutti partecipato al giudizio di primo grado, ma non a quello d’appello non ne consegue l’inammissibilità dell’appello (non proposto da o nei confronti di tutti i conduttori), con conseguente passaggio in giudicato della sentenza dei primi giudici, ma sussiste l’obbligo per il giudice di appello di disporre l’integrazione del contraddittorio. Ove a tanto non abbia provveduto quel giudice la S.C. deve dichiarare la nullità della sentenza di secondo grado, emessa a contraddittorio non integro, con rimessione delle parti al giudice di secondo grado perchè, previa integrazione del contraddittorio nei confronti delle parti pretermesse nella precedente fase, proceda ad un nuovo esame della controversia” (Cass. 06/08/1997, n. 7283; Cass. 20/12/1988, n. 6949).

Tale ultimo principio deve, ad avviso del Collegio, essere applicato anche nella fattispecie per cui è causa.

10. L’accoglimento dei primi due motivi determina l’assorbimento di quelli restanti.

11. La Corte, pertanto, cassa la sentenza impugnata, rinvia la controversia alla Corte d’Appello di Torino in diversa composizione, perchè, previa integrazione del contraddittorio, provveda ad un nuovo esame della stessa.

PQM

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso. Cassa la decisione in relazione ai motivi accolti, rinvia la controversia alla Corte d’Appello di Torno, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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