Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12890 del 22/06/2016


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Cassazione civile sez. III, 22/06/2016, (ud. 17/03/2016, dep. 22/06/2016), n.12890

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25019/2012 proposto da:

R. SRL, (OMISSIS) in persona dell’Amministratore

Unico e legale rappresentante pro tempore R.V.G.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 197, presso lo

studio dell’avvocato LICIA D’AMICO, rappresentata e difesa

dall’avvocato FRANCESCO CRISI; giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

NUOVA RALI SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del Liquidatore e suo

legale rappresentante p.t. G.L., NUOVA RALI DI G.

S. E C SAS, in persona del socio accomandatario e suo legale

rappresentante p.t. G.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIALE DEI PARIOLI 63, presso lo studio dell’avvocato DIANA

RULLI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato DAVID

CERRINI giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 152/2012 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 29/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/03/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;

udito l’Avvocato FRANCESCO CRISI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

AUGUSTINIS Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La S.r.l. R. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Città di Castello, depositata in data 11 novembre 2009, con la quale, accertata l’avvenuta trasformazione della Nuova Rali s.a.s. in Nuova Rali S.r.l. e la tacita rinnovazione del contratto di locazione ad uso diverso da quello abitativo, stipulato tra R. S.r.l. e Nuova Rali s.a.s., trasformata in Rali s.a.s., era stata rigettata la domanda di risoluzione per inadempimento proposta da R. S.r.l.

nei confronti della Nuova Rali s.a.s. e della Nuova Rali S.r.l., era stata dichiarata l’efficacia del predetto contratto ed era stata revocata l’ordinanza di rilascio dell’immobile oggetto del contratto di locazione in questione, sito in (OMISSIS).

Va precisato che l’intimazione di sfratto per morosità, con contestuale citazione per la convalida, con la quale era stato introdotto il giudizio, era stata proposta dalla R. S.r.l., locatrice, nei confronti della Nuova Rali s.a.s. di G. S. e C., quale conduttrice in virtù del già richiamato contratto, nonchè nei confronti della Nuova Rali S.r.l., quale utilizzatrice del predetto immobile, stante il mancato pagamento dei canoni di locazione relativi ai mesi da gennaio a maggio 2005.

Si costituivano le società appellate chiedendo il rigetto dell’impugnazione e proponendo, a loro volta, appello incidentale.

La Corte di appello di Perugia, con sentenza del 29 maggio 2012, in parziale accoglimento dell’appello principale e di quello incidentale e in parziale riforma della sentenza impugnata, accertava che il contratto di locazione in questione era cessato il 3 marzo 2009 e che la Nuova Rali S.r.l. era subentrata nel medesimo contratto per effetto di cessione da parte della Nuova Rali s.a.s., rigettava tutte le altre domande proposte dalle parti, confermava per il resto la sentenza impugnata e compensava le spese di quel grado.

Avverso la sentenza della Corte di merito la R. S.r.l. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Hanno resistito con controricorso la Nuova Rali S.r.l. in liquidazione e la Nuova Rali s.a.s. di G.S. e C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La sentenza impugnata con il ricorso all’esame risulta notificata in data 31 luglio 2012, come dedotto dalla stessa ricorrente nel predetto atto.

2. Secondo quanto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con le ordinanze del 16 aprile 2009, nn. 9005 e 9006, la previsione – di cui dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2 – dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al comma 1 della stessa norma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al riscontro, da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale – della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con la osservanza del cosiddetto termine breve. Nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione deve, quindi, essere dichiarato improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2, applicabile estensivamente, purchè entro il termine di cui dell’art. 369 c.p.c., comma 1 e dovendosi, invece, escludere ogni rilievo della eventuale non contestazione dell’osservanza del termine breve da parte del controricorrente ovvero del deposito da parte sua di una copia con la relata o della presenza di tale copia nel fascicolo d’ufficio, da cui emerga in ipotesi la tempestività dell’impugnazione (v., in senso conforme, Cass., ord., 28 settembre 2009, n. 20795; Cass. 1 dicembre 2009, n. 25296; Cass. 26 aprile 2010, n. 9928; Cass. 11 maggio 2010, n. 11376; Cass., ord., 10 dicembre 2010, n. 25070).

Nella specie la parte ricorrente ha depositato in data 19 novembre 2012 copia conforme della sentenza impugnata priva della relata di notifica, sulla quale è solo apposta una annotazione di avvenuta notifica nella predetta data, firmata dal Direttore Amministrativo dott. Carla Coroni, datata 1 ottobre 2012 e con in calce il timbro della Corte di appello di Perugia.

Solo in data 30 gennaio 2013 e, quindi, ben oltre il termine di cui dell’art. 369 c.p.c., comma 1, è stata depositata dalla ricorrente copia conforme della sentenza impugnata corredata dalla relata di notifica redatta dall’ufficiale Giudiziario 4. Il proposto ricorso deve, pertanto, essere dichiarato improcedibile.

5. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore delle controricorrenti, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 17 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2016

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