Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12887 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. III, 13/05/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 13/05/2021), n.12887

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18385/2018 Proposto da:

VERITAS SPA VENEZIANA ENERGIA RISORSE IDRICHE TERRITORIO AMBIENTE

SERVIZI, in persona del legale rappresentante rappresentato e difeso

dagli avvocati ANDREA PASQUALIN, e MAURIZIO CECCONI, ed

elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in ROMA, VIA

UGO DE CAROLIS 34-B SC A, pec:

andrea.pasqualini.venezia.pecavvocati.it –

mauriziocecconi.ordineavvocatiroma.org;

– ricorrente –

e contro

U.F.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 726/2018 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata

il 05/04/2018;

udita la reazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/01/2021 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. U.F. propose decreto ingiuntivo nei confronti della società Veritas SpA al fine di ottenere il rimborso dell’Iva applicata alle fatture dovute a titolo di Tia2, come corrisposta sulla tariffa di igiene ambientale di cui al D.Lgs. n. 572 del 1997, art. 49, n. 22 e sulla tariffa di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, sul presupposto che le medesime, avendo natura tributaria, non fossero assoggettate ad Iva. La società Veritas SpA propose opposizione rappresentando che la tariffa aveva natura di corrispettivo di un servizio, sicchè,in ragione della sua natura privatistica, era certamente soggetto all’Iva.

Il Giudice di Pace di Venezia, con sentenza n. 359 del 2015, rigettò l’opposizione, condannando l’opposta alla restituzione di quanto percepito dall’utente a titolo di Iva.

La società Veritas SpA propose appello insistendo nella tesi della natura di corrispettivo del servizio di raccolta rifiuti e il Tribunale di Venezia, nel contraddittorio con l’appellato, con sentenza n. 726 del 5/4/20113, ha sostanzialmente confermato la pronuncia di primo grado, affermando, per quanto ancora qui di interesse, che l’assenza di volontarietà nel rapporto tra gestore ed utente, la totale predeterminazione dei costi da parte del soggetto pubblico e l’assenza di un rapporto sinallagmatico conducessero ad escludere la natura di corrispettivo.

Avverso la sentenza la società Veritas SpA ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. Nessuno ha resistito al ricorso.

Il ricorso è stato assegnato per la trattazione in Camera di consiglio sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c. e, con ordinanza di questa Sezione del 5/3/2000, rinviato a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite di questa Corte alle quali è stata rimessa la questione della natura delle prestazioni di raccolta rifiuti. A seguito della pronuncia delle Sezioni Unite la causa è stata rimessa sul ruolo e fissata per la trattazione alla presente Adunanza Camerale in vista della quale la società Veritas SpA ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1, 3, art. 4, commi 2 e 3, D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 e D.L. 30 maggio 2010, n. 78, art. 14, comma 33, convertito in L. 30 luglio 2010, n. 122, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il Tribunale erroneamente accomunato la tariffa disciplinata dal menzionato D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 (cd. TIA2) a quella disciplinata dal D.Lgs. n. 22 del 1957, art. 49 (cd. TIA1) per la quale è stata pacificamente riconosciuta la natura tributaria.

Con tale assimilazione il giudice di merito avrebbe disatteso la giurisprudenza di legittimità formatasi sulla questione, oramai consolidata nel senso della natura di corrispettivo della cd: TIA2 e della sua assoggettabilità ad Iva. Ed avrebbe disatteso la corretta interpretazione delle disposizioni secondo la quale è da escludere la natura tributaria della tariffa, indipendentemente dalla circostanza che il pagamento sia obbligatorio per legge.

Il ricorso è fondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte con le sentenze nn. 8631 e 8632 del 2020, risolvendo una questione di massima di particolare importanza, hanno stabilito che la tariffa integrata ambientale (TIA2) di cui al D.Lgs. n. 1 del 2006, art. 238, come interpretata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, convertito con modifiche nella L. n. 122 del 2010, ha natura privatistica di corrispettivo ed è pertanto soggetta ad Iva ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1,3, art. 4, commi 2 e 3.

A tali sentenze hanno fatto seguito numerosi provvedimenti delle singole sezioni che hanno tutti confermato la natura di corrispettivo privatistico della TIA2 (Cass., n. 32250 del 2018, n. 4275 del 2019, n. 4876 del 2019, n. 14195 del 2019, n. 14753 del 2019, n. 15520 del 2019, n. 15529 del 2019, n. 16379 del 2019, n. 19296 del 2019, n. 19299 del 2019, n. 19329 del 2019, n. 19545 del 2019, n. 19544 del 2019, n. 23669 del 2019).

A tale indirizzo questo Collegio intende dare continuità. Ad avviso di questa Corte la struttura della tariffa TIA2 è tale per cui il fatto generatore dell’obbligo del pagamento sta nella produzione di rifiuti ed il debito è ancorato alla effettiva fruizione del servizio e l’untità del dovuto parametrata alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti. Nè può valere, quale argomento contrario, la circostanza che la fonte dell’obbligo del pagamento della tariffa sia pubblicistica, in quanto la natura di corrispettivo è confermata “quale che sia la fonte” dell’obbligazione.

La sentenza impugnata non si è attenuta ai suddetti del tutto consolidati principi, equiparando erroneamente la cd. TIA 2 alla cd. TIA 1 prevista dal D.Lgs. n. 22 del 1997, essendo incontestato tra le parti che si controvertesse unicamente sulla natura della TIA2.

La sentenza deve, pertanto, essere cassata e la causa rinviata al Tribunale di Venezia, in persona di diverso magistrato, per la riaffermazione del principio di diritto già consolidato nella giurisprudenza di questa Corte.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa al Tribunale di Venezia, in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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