Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12877 del 22/05/2017

Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 07/04/2017, dep.22/05/2017),  n. 12877

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

O.A., elettivamente domiciliato in Roma Via Illiria 19,

presso l’avv. Rossella Zaina (p.e.c.

rossellazaina.ordineavvocati.roma.org; fax 06/77590604)

rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Arseni, giusta procura

speciale in calce al ricorso, che indica per le comunicazioni

relative al processo il fax n. 06/9940618 e la p.e.c.

antonioarseni.pecavvocaticivitavecchia.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

G.C., elettivamente domiciliata in Roma, via Nomentana

295, presso l’avv. Carla Olivieri (p.e.c.

carlaolivieri.ordineavvocatiroma.org), che la rappresenta e difende,

giusta procura speciale in calce al controricorso, e dichiara di

voler ricevere le comunicazioni relative al processo al fax n.

06/3202776;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5497/13 della Corte di appello di Roma, emessa

il 10 luglio 2013 e depositata il 15 ottobre 2013, n. R.G. 239/10.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 5497/13, ha confermato la decisione del Tribunale di Roma con la quale, nel giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, fra O.A. e G.C., era stata disposta la corresponsione, a carico dell’ O., di un assegno divorzile di 250 euro mensili in favore della G. con decorrenza dal luglio 2006 e di un assegno di 500 Euro mensili da destinare al mantenimento della figlia F. nata il (OMISSIS) e convivente con la madre.

2. Ricorre per cassazione O.A. deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5 e art. 2697 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo.

3. Si difende con controricorso G.C..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

4. Il ricorso è manifestamente infondato. Il ricorrente imputa alla Corte di appello di aver violato i principi stabiliti dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, in tema di accertamento del diritto all’assegno divorzile e di quantificazione del suo importo. L’esame della motivazione della Corte di appello evidenzia il contrario perchè è stata compiuta una analitica e rigorosa comparazione dei redditi e dei patrimoni dei contendenti ed è stato ricostruito in termini di sufficiente agiatezza il tenore di vita nel corso del matrimonio. Sulla base di questi presupposti la Corte di appello è pervenuta all’accertamento del diritto all’assegno divorzile e a una quantificazione modesta del suo ammontare, in considerazione della percezione di un reddito da lavoro dipendente della G. e della successione di una serie di contratti di lavoro a favore dell’ O. che non hanno negli ultimi anni migliorato la loro posizione retributiva.

La Corte di appello ha valutato tutti gli elementi previsti dalla legge per una corretta determinazione dell’assegno quali la durata del matrimonio e l’apporto del coniuge beneficiario dell’assegno alla vita familiare. Uguali considerazioni possono farsi quanto all’accertamento del diritto della G. a un contributo per il mantenimento della figlia O.F., oggi diciannovenne, che è stato determinato in misura contenuta dalla Corte di appello. Infine del tutto generica è stata la deduzione di omesso esame di un fatto decisivo.

5. Il ricorso va pertanto dichiarato manifestamente con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in Euro 2.600, di cui Euro 100 per spese.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

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