Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12876 del 22/05/2017

Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 07/04/2017, dep.22/05/2017),  n. 12876

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

P.G.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via

Emilio Faà di Bruno 4, rappresentato e difeso dall’avv. Maria

Raffaella Talotta, giusta procura speciale in calce al ricorso che

dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo

alla p.e.c. mariaraffaellatalotta.ordineavvocatiroma.org e al fax n.

06/3725245;

– ricorrente –

nei confronti di:

A.D.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5495/13 della Corte di appello di Roma, emessa

il 18 luglio 2013 e depositata il 15 ottobre 2013, n. R.G.

2616/2011.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza n. 531/2010, ha pronunciato la separazione dei coniugi A.D. e P.G.S. addebitando la separazione al P., prevedendo l’affidamento condiviso del figlio M., nato il (OMISSIS) e la sua residenza presso il padre con onere del mantenimento esclusivamente a suo carico. Ha assegnato la casa familiare alla A. e ha imposto al P. un assegno di mantenimento di 400 Euro mensili.

2. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 5495/2013, pronunciando sugli appelli di entrambi i coniugi, ha revocato l’assegnazione della casa familiare alla A. ha ridisciplinato i tempi di permanenza del minore presso la madre. Ha confermato il provvedimento, emesso, nel corso del giudizio di appello ex art. 709 ter c.p.c., il 23 maggio 2012, di ammonimento del P. per aver ripetutamente posto in essere condotte tendenti a ostacolare l’esercizio della potestà congiunta e consistite nell’unilaterale trasferimento del figlio in altra città e nell’ostacolo frapposto sistematicamente all’attività di sostegno predisposta dai servizi sociali per la ripresa dei rapporti di P.M. con la madre. Ha ritenuto che per tali condotte potesse darsi corso alla misura sanzionatoria del risarcimento del danno non patrimoniale richiesto dalla A. con istanza ex art. 709 ter c.p.c., per il figlio e per sè stessa e ha quantificato il risarcimento nella misura di 5.000 Euro ciascuno disponendo per il minore che la somma venisse versata dal padre su un libretto bancario o postale a lui intestato con vincolo pupillare. Ha compensato per metà le spese del giudizio di appello e posto la parte residua a carico del P..

3. Ricorre per cassazione P.G.S. che si affida a un articolato motivo di impugnazione rubricato come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., n. 5). Il ricorrente deposita memorie difensive.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

4. Il ricorso, nonostante la citata rubrica, si articola come un vero e proprio atto di appello che censura le valutazioni di merito compiute dalla Corte di appello e si presenta comunque inidoneo ad adempiere alle prescrizioni del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come specificate dalla giurisprudenza di legittimità a partire dalla sentenza delle Sezioni unite di questa Corte n. 8053 del 7 aprile 2014 secondo cui, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

5. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile senza alcuna statuizione sulle spese processuali.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

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