Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12865 del 26/05/2010

Cassazione civile sez. I, 26/05/2010, (ud. 25/03/2010, dep. 26/05/2010), n.12865

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Comune di Campi di Bisanzio, domiciliato in Roma, via della Vite 7,

presso l’avv. D’Amelio P., che lo rappresenta e difende unitamente

all’avv. A.U. Serra, come da mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.B., Ma.Br., M.C., Ma.

C., e Ma.Se., domiciliati in Roma, via C. Carducci

4, presso l’avv. D.M. Traina, che li rappresenta e difende, come da

mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1148/2005 della Corte d’appello di Firenze,

depositata il 3 agosto 2005;

Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Aniello Nappi;

uditi i difensori delegati, avv. Masini per il ricorrenze, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso, e avv. Paletti per i resistenti,

che ne ha chiesto il rigetto.

Udite le conclusioni dei P.M., PRATIS Pierfelice, che ha chiesto

l’accoglimento del secondo motivo del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna del Comune di Campi di Bisanzio al risarcimento dei danni per l’occupazione e l’irreversibile trasformazione di un fondo di proprietà di M.B., Ma.Br., M. C., Ma.Ca., e Ma.Se.; e in parziale riforma della sentenza di primo grado riconosciuto agli attori il diritto all’integrale valore dei fondi, non essendo più proponibile a tal fine la distinzione tra occupazione acquisitiva e usurpativa.

Ricorre per cassazione il Comune di Campi di Bisanzio e propone due motivi di ricorso, cui resistono con controricorso i Ma..

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1 del protocollo addizionale n. 1 C.E.D.U. e della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, comma 7 bis.

Sostiene che, quando l’occupazione è acquisitiva, perchè preceduta da una dichiarazione di pubblica utilità, trova applicazione la L. n. 359 del 1992, art. 5 bis. Sicchè il risarcimento del danno non va determinato in misura pari al valore venale del bene acquisito e va rapportato alle reali caratteristiche dell’opera, ai netto delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria effettivamente realizzate dall’amministrazione.

Il motivo è infondato.

E’innanzitutto superata la censura relativa ai parametri di liquidazione dei danno, perchè la sopravvenuta sentenza n. 349/2007 della Corte Costituzionale ha dichiarate l’illegittimità costituzionale della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, comma 7 bis, introdotto dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 65, nella parte in cui non prevedeva l’integrale risarcimento del danno subito per effetto dell’occupazione acquisitiva del suolo da parte de,la Pubblica Amministrazione in contrasto con gli obblighi internazionali sanciti dell’art. 1 del Protocollo Addizionale alla C.E.D.U. e, conseguentemente, con l’art. 117 Cost., comma 1. Quanto ai criteri di determinazione del valore venale del bene, secondo la giurisprudenza di questa corte “nel caso di adozione di un metodo sintetico- comparativo è irrilevante l’omessa valutazione, nel caso di espropriazione di un fondo ricompreso m un piano per l’edilizia economia e popolare, delle aree che sarebbero comunque destinate a spazi pubblici, così come l’omessa detrazione degli oneri di urbanizzazione, in quanto tali indici possono assumere rilievo ai soli fini dell’applicazione dei metodi analitico – ricostruttivi” (Cass., sez. 1, 31 maggio 2007, n. 12771, m. 597125). E nel caso in esame, come risulta dalla sentenza impugnata, si tratta appunto di un fondo incluso in un piano per l’edilizia economia e popolare; mentre dallo stesso ricorso risulta che il consulente tecnico ha tenuto conto degli oneri di urbanizzazione, anche se in misura diversa da quella auspicata dai ricorrenti con censura non ammissibile in sede di legittimità.

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. e vizi di motivazione della decisione impugnata, lamentando che i giudici del merito abbiano riconosciuto agli attori interessi in misura superiore a quelli effettivamente richiesti.

Infatti i M. avevano richiesto gli interessi sulla somma di L. 1.137.097.577 e non sulla somma di L. 1.382.142.105.

Il motivo è infondato.

I M. hanno chiesto nell’appello incidentale a somma di L. 1.137.097.577, con rivalutazione monetaria e interessi. Ed è a questa somma che i giudici del merito hanno fatto esplicitamente riferimento.

Si deve pertanto concludere con il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente alle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore dei resistente, liquidandole in complessivi Euro 2.200 di cui Euro 2.000 per onorari oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 25 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2010

 

 

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