Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12862 del 22/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 20/04/2017, dep.22/05/2017),  n. 12862

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 14909/2016 proposto da:

G.B. M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E DE’

CAVALIERI 7, presso lo studio dell’avvocato VALERIA DEL BIANCO,

rappresentato e difeso da se medesimo e dall’avvocato

G.M. M.;

– ricorrente –

contro

P.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 10418/2016 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 20/05/2016;

udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 20/04/2017

dal Consigliere Dott. Franco DE STEFANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

considerato che:

G.B. M. ricorre deducendo l’erroneità della condanna alle spese pronunciata ai suoi danni nella sentenza di questa Corte n. 10418 del 20/05/2016, per non avere il beneficiario di quella svolto attività difensiva nel giudizio di legittimità;

il ricorrente prospetta tale situazione, alternativamente, quale errore materiale o errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4;

l’intimato, raggiunto da notifica presso la Corte di Cassazione, non resiste con controricorso;

è stata formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi del primo comma dell’art. 380-bis c.p.c., come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;

dovrebbe, a stretto rigore, escludersi la configurabilità di un mero errore materiale nella pronuncia di una condanna alle spese in carenza del relativo presupposto di fatto, cioè dell’assunzione della qualità di parte costituita nel giudizio di legittimità, soprattutto essendosi la qui gravata sentenza riferita alla controparte del ricorrente genericamente intesa ed indicata, quale beneficiaria della condanna alle spese;

va approfondito l’esame della questione se tale circostanza integri, piuttosto, un vero errore revocatorio su elementi essenziali del processo medesimo, ovvero un errore di giudizio;

nel primo caso, il nuovo dell’art. 391-bis c.p.c., comma 4, come sostituito dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. l), n. 3, conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197, prevede che, ove non si raffiguri l’inammissibilità della dispiegata revocazione, sia la corte a rinviare in pubblica udienza, con ciò dovendosi intendere il collegio della sezione deputata al vaglio preliminare sulla sussistenza o meno delle condizioni per applicare l’art. 375 c.p.c. e cioè la sesta sezione nel suo complesso, vale a dire il suo collegio;

nel secondo caso, la complessità, se non anche la novità della questione, riferita al giudizio di legittimità, impedisce di ritenere sussistenti le condizioni per applicare l’art. 375 c.p.c. e per decidere con il rito camerale previsto per la sesta sezione;

in entrambi i casi, dunque, va disposto il rinvio alla pubblica udienza della sezione ordinaria.

PQM

 

rimette la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA