Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12847 del 10/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 10/06/2011), n.12847

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 14603/2010 proposto da:

M.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 4, presso lo studio dell’avvocato

AVALLONE Nunzio, che lo rappresenta e difende, giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l1AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati POLLI Clementina, RICCIO ALESSANDRO, MAURO RICCI, giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5749/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

19.10.09, depositata il 24/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE MELIADO’;

udito per il controricorrente l’Avvocato Luigi Caliulo (per delega

avv. Clementina Pulii) che si riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Con sentenza in data 19.10/24.11.2009 la Corte di appello di Napoli, in riforma della sentenza resa dal Tribunale di Napoli il 22.3.2005, impugnata dall’INPS, rigettava la domanda proposta da M. F. per il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso M.F. con un unico motivo.

Resiste con controricorso l’INPS. Con un unico motivo il ricorrente lamenta vizio di motivazione, ed, in particolare, l’omessa considerazione, nell’ambito degli accertamenti medico legali espletati nel corso dell’istruttoria e condivisi dal giudice di appello, di malattie rilevanti II motivo è manifestamente infondato.

Deve, in proposito, preliminarmente ribadirsi, in conformità al costante orientamento di questa Suprema Corte, che nelle controversie in materia di prestazioni previdenziali derivanti da patologie dell’assicurato, le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio sulle quali si fonda la sentenza impugnata possono essere contestate in sede di legittimità se le relative censure contengono la denuncia di una documentata devianza dai canoni fondamentali della scienza medico-legale o dai protocolli praticati per particolari assicurazioni sociali, che, in quanto tale, costituisce un vero e proprio vizio della logica medico-legale e rientra tra i vizi denunciabili con il ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., n. 5;

in mancanza di questi elementi le censure configurano un mero dissenso diagnostico e, quindi, sono inammissibili in sede di legittimità (v. ad es. Cass. n. 8654/2008; Cass. n. 20947/2004;

Cass. n. 530/1998).

Nel caso in esame, la corte di merito, richiamate le conclusioni degli accertamenti medico-legali svolti in sede di appello e dato atto che nessun rilievo specifico era stato mosso dall’appellato avverso tali conclusioni, ha escluso che le malattie dallo stesso sofferte, valutate singolarmente e nel loro complesso, ne riducessero la capacità di lavoro a meno di un terzo.

A fronte di tale accertamento, era onere del ricorrente, in osservanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, dar conto delle specifiche censure mosse alla relazione peritale, riportandone analiticamente il contenuto, al fine di consentire a questa Suprema Corte di apprezzarne la pertinenza e la tempestività, e quindi, in definitiva, la decisività ai fini del presente processo, in coerenza con i caratteri che riveste il giudizio di legittimità.

Dovendosi rammentare come anche nelle controversie in materia di invalidità pensionabile, è inammissibile in sede di legittimità, in quanto concernente temi di contestazione non trattati davanti al giudice di merito, la censura di omesso esame di infermità rilevanti da parte del consulente nominato in grado di appello, ove tale carenza di indagine non sia stata prospettata al giudice di merito successivamente al deposito della relazione del consulente (v. ad es.

Cass. n. 1623/1997; Cass. n. 12177/1995).

Il ricorso va, pertanto, rigettato.

Nulla sulle spese, in applicazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo (anteriore alla novella di cui al D.L. n. 269 del 2003, art. 42. comma 11, conv. nella L. n. 326 del 2003, entrato in vigore il 2.10.2003) vigente ratione temporis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2011

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