Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12824 del 26/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 26/05/2010, (ud. 05/03/2010, dep. 26/05/2010), n.12824

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. SOTGIU Simonetta – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI N. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

DIMA SRL;

– intimato –

sul ricorso 18693-2008 proposto da:

DIMA SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI 43, presso

lo studio dell’avvocato D’AYALA VALVA FRANCESCO, che lo rappresenta e

difende unitamente agli avvocati MARONGIU GIANNI, BODRITO ANDREA,

delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente al ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 49/2007 della COMM. TRIB. REG. di GENOVA,

depositata il 07/05/20 07;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/03/2010 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito per il ricorrente l’Avvocato D’ASCIA, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il resistente l’Avvocato BODRITO, che ha chiesto il rigetto

e deposita sent. n. 11058/04 Cass. sez. Lavoro;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, rigetto ricorso incidentale condizionato.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 7/5/2007 la Commissione Tributaria Regionale della Liguria respingeva il gravame interposto dall’Agenzia delle entrate Genova 1 nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Genova di accoglimento dell’opposizione spiegata dalla contribuente società Dima s.r.l. in liq. nei confronti dell’avviso di accertamento emesso nel 2002 per il recupero di I.R.P.E.G., I.L.O.R. ed I.V.A. relative all’anno d’imposta 1997.

Avverso la suindicata decisione del giudice dell’appello l’Agenzia delle entrate propone ora ricorso per Cassazione, affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.

Resiste con controricorso la società Dima s.r.l., in liq., che spiega altresì ricorso incidentale condizionato, sulla base di 4 motivi, illustrati da memoria, cui resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Già chiamata all’udienza in camera di consiglio del 4/6/2009, la causa è stata rimessa alla P.U..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c..

Con il 1^ motivo la ricorrente denunzia insufficiente motivazione su fatto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che il giudice dell’appello abbia erroneamente affermato “che l’appello dell’Ufficio non avrebbe censurato tutte le ragioni su cui si fondava la sentenza di primo grado”, in quanto “non conteneva alcuna confutazione della documentazione prodotta da controparte”.

Lamenta che la motivazione dell’impugnata sentenza “non consente di comprendere le ragioni per cui la CTR ha ritenuto che l’appello nulla obiettasse sui documenti e sulle giustificazioni opposte da controparte”, viceversa ivi adeguatamente contestati, così come tale atto d’impugnazione “conteneva … puntuali e dettagliate deduzioni volte a dimostrare la non pertinenza dei documenti e delle circostanze relative alla sfera privata dei titolari dei conti ed eccepite da controparte”.

Con il 2^ motivo la ricorrente denunzia omessa motivazione su fatto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che nell’impugnata sentenza nulla si dica circa “gli atti esaminati, gli elementi contenuti in tali atti ritenuti rilevanti, le ragioni che hanno portato la CTR a confermare le conclusioni cui è pervenuta la C.T.P.”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono sotto plurimi profili inammissibili.

Va anzitutto osservato che nel 1^ motivo manca invero l’esposizione del fatto e della storia del procedimento in termini comprensibili e stringenti cui ancorare le ragioni di censura, delle quali, così come formulate nella indistinzione dei profili di merito e di diritto, altro non è dato evincere se non che gli elementi valutati dal giudice erano asseritamente suscettibili di una diversa lettura, conforme alle attese e deduzioni della ricorrente (v. Cass., 01/12/1999, n. 13359; Cass., 29/11/1999, n. 13342), e che a conclusioni diverse da quelle tratte il giudice sarebbe potuto giungere laddove avesse preso in esame non meglio precisate argomentazioni e difese svolte in sede di merito (v. Cass., 13/11/2000, n. 14699).

Argomentazioni e difese che non vengono nel ricorso riportate nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, in violazione pertanto del principio da questa Corte affermato secondo cui i motivi posti a fondamento dell’invocata cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri della specificità, della completezza, e della riferibilità alla decisione stessa (v. Cass., 4/3/2005, n. 4741; Cass., 4/6/1999, n. 5492).

Risulta a tale stregua dalla ricorrente non osservato il principio in base al quale il requisito della esposizione sommaria dei fatti di causa, prescritto, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, dal n. 3 dell’art. 366 c.p.c., postula che il ricorso per cassazione, pur non dovendo necessariamente contenere una parte relativa alla esposizione dei fatti strutturata come premessa autonoma e distinta rispetto ai motivi o tradotta in una narrativa analitica o particolareggiata dei termini della controversia, offra, almeno nella trattazione dei motivi di impugnazione, elementi tali da consentire una cognizione chiara e completa non solo dei fatti che hanno ingenerato la lite, ma anche delle varie vicende del processo e delle posizioni eventualmente particolari dei vari soggetti che vi hanno partecipato, in modo che si possa di tutto ciò avere conoscenza esclusivamente dal ricorso medesimo, senza necessità di avvalersi di ulteriori elementi o atti, ivi compresa la sentenza impugnata (v. Cass., 28/2/2006, n. 4403; Cass., 19/4/2004, n. 7392).

Il ricorso è inammissibile anche in base agli art. 366, comma 1, n. 4, artt. 366 bis e 375 c.p.c., comma 1, n. 5.

Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., a completamento della relativa esposizione il motivo deve indefettibilmente recare, in una parte ad essa “specificamente destinata”, autonomamente ed immediatamente individuabile (v. Cass., 18/7/2007, n. 16002), formulata secondo lo schema delineato in giurisprudenza di legittimità secondo cui essa deve indefettibilmente contenere la sintetica e riassuntiva indicazione: a) del fatto controverso; b) degli elementi di prova la cui valutazione avrebbe dovuto condurre a diversa decisione; c) degli argomenti logici per i quali tale diversa valutazione sarebbe stata necessaria (art. 366 bis c.p.c.) la “chiara indicazione” delle “ragioni” del denunziato vizio di motivazione (cfr. Cass., 18/7/2007, n. 16002).

Orbene, nel caso il 1^ motivo di ricorso non reca invero la “chiara indicazione” – nei termini più sopra indicati- delle “ragioni” del denunziato vizio di motivazione, laddove relativamente al 2 motivo essa risulta del tutto omessa, inammissibilmente rimettendosene l’individuazione all’attività esegetica di questa Corte, a fortiori non consentita in presenza di formulazione altresì carente di autosufficienza, giacchè si fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all'”avviso di accertamento”, al “p.v.c. redatto il 15.5.2000”, alle “risultanze di indagini bancarie svolta dalla Guardia di Finanza sui conti correnti della società e dei soci”, alla “documentazione prodotta da controparte”) senza invero debitamente riportarli nel ricorso.

I motivi si palesano pertanto (anche) privi dei requisiti a pena di inammissibilità richiesti dai sopra richiamati articoli, nella specie applicantisi nel testo modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, essendo stata l’impugnata sentenza pubblicata successivamente alla data (2 marzo 2006) di entrata in vigore del medesimo.

All’inammissibilità dei motivi consegue l’inammissibilità del ricorso principale, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale condizionato.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale, assorbito l’incidentale. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che liquida in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 5 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2010

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