Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12821 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 13/05/2021, (ud. 25/11/2020, dep. 13/05/2021), n.12821

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SUCCIO Robert – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCITO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22467/2014 R.G. proposto da:

G.M. rappresentato e difeso giusta delega in atti

dall’avv. Luigi Ferdinando Berardi e dall’avv. Giorgio Cassotta con

domicilio eletto in Roma, via Giulio Caccini n. 1 presso lo studio

del primo dei ridetti difensori;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Basilicata n. 104/01/14 depositata il 04/02/2014, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

25/11/2020 del Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la gravata sentenza la CTR potentina accoglieva l’appello dell’Ufficio e quindi in riforma della sentenza della CTP dichiarava legittimo l’avviso di accertamento impugnato, per IRPEF, IRAP ed IVA 2006;

– avverso detta pronuncia ricorre a questa Corte il contribuente con atto affidato a tre motivi che illustra con memoria ex art. 378 c.p.c.; resiste l’Agenzia con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo di ricorso si denuncia la illegittimità della sentenza impugnata per falsa applicazione e/o violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, comma 3 e dell’art. 2729 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il giudice dell’appello erroneamente ritenuto sussistenti i presupposti per l’accertamento di tipo induttivo;

– il motivo è infondato;

– in primo luogo, osserva la Corte che la tipologia di accertamento utilizzata nel presente caso dall’Ufficio non consiste nell’accertamento induttivo vero e proprio di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2 e art. 41; diversamente esso ha fatto ricorso all’accertamento analitico induttivo di cui al ridetto D.P.R., art. 39, comma 1, lett. d). In questo secondo caso, l’amministrazione finanziaria può fondare la pretesa di maggiori tributi solo ove si sia in presenza di presunzioni gravi precise e concordanti;

– sul punto, con giurisprudenza del tutto costante, questa Corte ritiene che (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 17952 del 24/07/2013; Sez. 5, Ordinanza n. 6861 del 08/03/2019; Sez. 5, Ordinanza n. 33604 del 18/12/2019) il discrimine tra l’accertamento con metodo analitico induttivo e quello con metodo induttivo puro sta, rispettivamente, nella parziale o assoluta inattendibilità dei dati risultanti dalle scritture contabili: nel primo caso, la “incompletezza, falsità od inesattezza” degli elementi indicati non è tale da consentire di prescindere dalle scritture contabili, in quanto l’Ufficio accertatore può solo completare le lacune riscontrate, utilizzando ai fini della dimostrazione dell’esistenza di componenti positivi di reddito non dichiarati, anche presunzioni semplici aventi i requisiti di cui all’art. 2729 c.c.; nel secondo caso, invece, “le omissioni o le false od inesatte indicazioni” sono così gravi, numerose e ripetute da inficiare l’attendibilità – e dunque l’utilizzabilità, ai fini dell’accertamento – anche degli altri dati contabili (apparentemente regolari), sicchè l’amministrazione finanziaria può “prescindere, in tutto o in parte, dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti” ed è legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi meramente indiziari, anche se inidonei ad assurgere a prova presuntiva ex artt. 2727 e 2729 c.c.;

– nel presente caso, tali elementi indiziari risultano presenti e sono stati adeguatamente presi in esame dalla CTR (si tratta di un reddito netto dichiarato assai inferiore alla media del settore economico considerato, e inferiore allo stipendio di un lavoratore dipendente del medesimo settore; il possesso di autovettura di cilindrata 2204 cc; la presenza di famigliari a carico; il pagamento di premi assicurativi per Euro 1.549,00 e di contributi obbligatori per Euro 3.447,00 – pag. 2 della sentenza penultimo periodo);

– e questa Corte (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 26036 del 30/12/2015) ritiene che l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, commi 2 e 3, sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni;

– il secondo motivo di ricorso censura la pronuncia gravata per violazione dell’art. 111 Cost., comma 1 e dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per avere la CTR reso motivazione apparente e/o omessa sia riguardo all’an sia riguardo al quantum della maggior pretesa per tributi che ha ritenuto fondata;

– il motivo è infondato;

– come è noto, questa Corte ha stabilito da tempo (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014) che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 (c.d. “decreto sviluppo”) conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione;

– nel presente caso, la motivazione contestata non risulta priva dei requisiti del c.d. “minimo costituzionale”; pertanto la censura in parola è infondata;

– il terzo motivo di ricorso si incentra sulla violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e della L. n. 241 del 1990, Ex art. 3, oltre che dei principi relativi all’onere della prova in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR mal governato, in sintesi, i principi relativi all’attribuzione e all’esercizio dell’onus probandi ritenendo erroneamente assolto l’onere probatorio da parte dell’Ufficio;

– il motivo non ha fondamento;

– questa Corte, con orientamento costante nel tempo, (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 7871 del 18/05/2012; Sez. 5, Sentenza n. 14941 del 14/06/2013; Sez. 5, Ordinanza n. 25257 del 25/10/2017) ritiene che una volta contestata dall’Erario l’antieconomicità di una operazione posta in essere dal contribuente che sia imprenditore commerciale, perchè basata su contabilità complessivamente inattendibile in quanto contrastante con i criteri di ragionevolezza, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione, ed il giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatare la regolarità della documentazione cartacea. Infatti, è consentito al fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi, utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate a fronte della contestata antieconomicità;

– e la CTR, nel caso in esame, si è attenuta puntualmente a tali principi;

– conseguentemente il ricorso è rigettato; la soccombenza regola le spese;

– sussistono i requisiti per il c.d. “raddoppio” del contributo unificato per atti giudiziari.

PQM

rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 2.000,00 oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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