Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12820 del 22/05/2017

Cassazione civile, sez. lav., 22/05/2017, (ud. 15/02/2017, dep.22/05/2017),  n. 12820

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21034/2014 proposto da:

S.S., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA OMBRONE 14, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PAPANTI

PELLETIER, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

BISCOTTI P. G. S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GIAMBATTISTA VICO N. 40, presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO

MONTARETTO MARULLO, che la rappresenta e difende giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6503/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/09/2013 r.g.n. 9348/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/02/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato PAOLO PAPANTI PELLETTIER;

udito l’Avvocato GIANFRANCO MONTARETTO MARULLO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza 18 settembre 2013, la Corte d’appello di Roma rigettava la domanda di S.S. di accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatole il 6 marzo 2008 dalla datrice Fabbrica Biscotti B. G. s.r.l., per la perdita parziale dell’idoneità al lavoro: così riformando la sentenza del primo giudice, che invece l’aveva accolta.

A motivo della decisione, la Corte territoriale escludeva, contrariamente al Tribunale per diversa valutazione delle prove orali scrutinate, l’inesistenza nell’organizzazione aziendale di posizioni lavorative compatibili con le condizioni di parziale idoneità di S.S., alla luce dei limiti indicati dalla certificazione medica (OMISSIS) (confermata dalla C.t.u. esperita in primo grado) di evitare funzioni con esposizione a sbalzi termici, eccessivi sforzi fisici, impiego in turni lavorativi notturni.

E pertanto ravvisava la legittimità del licenziamento, per la verificata impossibilità di una diversa utilizzazione della lavoratrice in mansioni equivalenti o anche inferiori.

Con atto notificato il 11 settembre 2014, S.S. ricorre per cassazione con quattro motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., cui resiste la società con controricorso.

Il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la lavoratrice deduce nullità della sentenza o del procedimento, per violazione degli artt. 244 e 253 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per il suo esclusivo e integrale fondamento su dichiarazioni testimoniali inammissibili, siccome riguardanti valutazioni di natura tecnica, anzichè su una rilevazione obiettiva e scientifica.

2. Con il secondo, ella deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 626 del 1994, artt. 16 e 17, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per obliterazione del giudizio di idoneità alla mansione con limitazioni o prescrizioni, espresso dal medico competente e confermato dalla C.t.u. medico – legale, sulla base delle prove orali assunte a base del convincimento di impossibilità di impiego in mansioni adeguate, contrariamente a quanto attestato dai medici, tecnicamente competenti.

3. Con il terzo, la lavoratrice deduce omesso esame del giudizio di idoneità condizionata alla mansione espresso dal Dott. G.S. nel certificato (OMISSIS), quale fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

4. Con il quarto, ella deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per motivazione viziata da contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, in quanto, pure dato atto delle due attestazioni mediche di idoneità condizionata della lavoratrice alla mansione, non esplicitante il discostamento da esse, per effetto delle prove orali, su cui il convincimento giudiziale si è esclusivamente fondato.

5. Tutti i motivi possono essere congiuntamente esaminati, in quanto strettamente connessi, per la comune convergenza nella censura del ragionamento probatorio della Corte territoriale sotto i concorrenti rispettivi profili illustrati (di violazione degli artt. 244 e 253 c.p.c., integrante error in procedendo, per esclusivo e integrale fondamento della decisione su dichiarazioni testimoniali inammissibili: primo; di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 626 del 1994, artt. 16 e 17, per obliterazione del giudizio medico di idoneità alla mansione con limitazioni o prescrizioni sulla base delle prove orali assunte: secondo; di omesso esame del giudizio di idoneità condizionata alla mansione espresso dal Dott. G.S. il (OMISSIS), quale fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti: terzo; di violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., per contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili di viziante valorizzazione delle prove orali incoerenti con le attestazioni mediche di idoneità condizionata della lavoratrice alla mansione).

Essi sono inammissibili.

5.1. In primo luogo, non sussiste l’error in procedendo denunciato, non essendosi nel caso di specie verificata alcuna lesione del diritto di difesa comportante nullità della sentenza (qui asseritamente in via derivata da quella del procedimento), dipendente da un errore dell’attività del giudice (Cass. 9 luglio 2014, n. 15676; Cass. 12 settembre 2011, n. 18635).

5.2. Parimenti è inconfigurabile la violazione delle norme di legge denunciata, in difetto dei requisiti suoi propri di verifica di correttezza dell’attività ermeneutica diretta a ricostruirne la portata precettiva, nè di sussunzione del fatto accertato dal giudice di merito nell’ipotesi normativa, nè tanto meno di specificazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata motivatamente assunte in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina (Cass. 26 giugno 2013, n. 16038; Cass. 28 febbraio 2012, n. 3010; Cass. 28 novembre 2007, n. 24756; Cass. 31 maggio 2006, n. 12984).

Nè si tratta all’evidenza di un’obliterazione del giudizio di idoneità condizionata espresso nella certificazione del medico competente ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 16, le cui risultanze, qualora non tempestivamente contestate dal lavoratore davanti all’organo di vigilanza competente ai sensi dell’art. 17, comma 4 D.Lg. cit., rendono superflui ulteriori accertamenti sul punto (Cass. 3 marzo 2014, n. 4920). Infatti, esse non sono state disattese, ma semplicemente valutate (nella loro coerente conferma dalla C.t.u. medico-legale esperita), insieme con le deposizioni testimoniali riguardanti il diverso e concorrente profilo dell’individuazione di posizioni lavorative compatibili con le condizioni di perdita parziale di idoneità accertate dai medici.

5.3. Neppure, d’altro canto, è stato omesso l’esame del giudizio di idoneità condizionata alla mansione espresso dal Dott. G.S. nel certificato (OMISSIS), in quanto fatto storico ben esaminato dalla Corte territoriale.

Essa ne ha anzi dato espresso atto (al penultimo capoverso di pg. 2 della sentenza), tenendolo in debito conto ai fini di accertamento della collocabilità della lavoratrice in azienda in mansioni compatibili con l’accertamento medico di idoneità condizionata (all’eliminazione delle condizioni ostative di sbalzi termici, eccessivi sforzi fisici o turni lavorativi notturni in esso prescritta) e pertanto con lo stato di salute della lavoratrice: come si evince in particolare dallo scrutinio delle prove orali (al terzo capoverso di pg. 3 della sentenza).

Sicchè la censura esorbita dal cono devolutivo del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile ratione temporis (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. 10 febbraio 2015, n. 2498; Cass. 26 giugno 2015, n. 13189; Cass. 21 ottobre 2015, n. 21439).

5.4. In realtà tutti i mezzi convergono, sotto i rispettivi concorrenti profili scrutinati, nella contestazione della valutazione probatoria e dell’accertamento in fatto del giudice di merito, con sollecitazione ad una rivisitazione del merito, insindacabile in sede di legittimità, laddove congruamente e correttamente motivato (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 18 marzo 2011, n. 6288; Cass. 19 marzo 2009, n. 6694), come nel caso di specie (per le ragioni esposte dal penultimo capoverso di pg. 2 al primo di pg. 4 della sentenza).

6. Dalle superiori argomentazioni discende coerente l’inammissibilità del ricorso, con la regolazione delle spese secondo il regime di soccombenza.

PQM

 

LA CORTE

dichiara inammissibile il ricorso e condanna S.S. alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali in misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

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