Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12801 del 26/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 26/06/2020, (ud. 23/01/2020, dep. 26/06/2020), n.12801

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19967-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.F., M.M., in qualità di eredi di

A.U., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIAN GIACOMO PORRO 8,

presso lo studio dell’avvocato ANSELMO CARLEVARO, che li rappresenta

e difende unitamente all’avvocato GIORGIO BARLA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 683/2016 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,

depositata il 20/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/01/2020 dal Consigliere Dott. LIBERATO PAOLITTO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 683/31/16, depositata il 20 maggio 2016, la Commissione tributaria regionale del Piemonte ha accolto l’appello proposto da M.F. e M.M., quali eredi di A.U., e, così, ha integralmente riformato la decisione di prime cure che, a sua volta, aveva disatteso l’impugnazione di un avviso di accertamento catastale col quale l’Agenzia del Territorio aveva classato nella categoria A/1, classe 2.a, l’unità immobiliare, di proprietà della de cuius, sita in (OMISSIS), al 4 piano del fabbricato di (OMISSIS);

– il giudice del gravame ha considerato che:

– il classamento dell’immobile, operato il 12 marzo 2004, era stato notificato per la prima volta solo con l’avviso di accertamento impugnato;

– tenuto conto delle caratteristiche tipologico – costruttive del fabbricato e della stessa unità immobiliare oggetto di classamento, nonchè del fattore posizionale, non si giustificava l’attribuzione della categoria A/1, avuto riguardo, del resto, alla presenza, nel medesimo stabile condominiale, – ove si riscontravano unità immobiliari oggetto di diverso classamento (in A/1 e in A/2), – di “altre unità di pari consistenza…. classificate in A/2”;

– andava, peraltro, ritenuta corretta la classe di merito “… 1… perchè non vi è sufficiente documentazione probatoria in ordine alla possibilità dell’inferiore classamento A/2-2 riservato alle abitazioni economico-popolari, cui pare non appartenere quella oggetto del contenzioso”;

2. – l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi;

– resistono con controricorso M.M. e M.F..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’Agenzia denuncia, innanzitutto, omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio con riferimento alle caratteristiche tipologiche dell’unità immobiliare (“doppio ingresso, tripla esposizione, ampia superficie, tripli servizi e facciata in marmo”) ed alla circostanza che “tutte le unità immobiliari ad uso abitativo presenti nel fabbricato sono classate sin dall’impianto nella categoria A/1”;

– assume, ancora, la ricorrente che la motivazione della gravata sentenza è affetta da un “un contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili” in relazione all’attribuzione della classe di merito che, pur in assenza di “sufficiente documentazione probatoria”, è stata operata invertendo, però, “la gerarchia delle tariffe d’estimo collegate alle classi di merito”, avendo il giudice del gravame ritenuto di “inferiore classamento” la classe 2.a rispetto alla 1.a;

– col secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la ricorrente denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè nullità della sentenza per motivazione contraddittoria, assumendo che la gravata sentenza, nell’attribuire all’unità immobiliare la 1.a classe di merito della categoria A/2, aveva pronunciato in assenza (oltrechè di “sufficiente documentazione”) “di specifica contestazione da parte dei contribuenti” e “attribuendosi un potere di accertamento amministrativo non di competenza… andando oltre l’oggetto del giudizio”;

2. – il primo motivo, – dal cui esame consegue l’assorbimento del secondo, – è fondato, e va accolto, nei termini in appresso precisati;

3. – quanto al profilo di censura che involge l’omesso esame di un fatto decisivo, – venendo, per vero, in considerazione un motivo cd. misto, – la stessa ricorrente non identifica il fatto decisivo (in tesi) non esaminato, la censura risolvendosi, sul punto, nel riferimento alle caratteristiche tipologiche dell’unità immobiliare, – che, per converso, sono state partitamente esaminate, – ed alla circostanza che “tutte le unità immobiliari ad uso abitativo presenti nel fabbricato sono classate sin dall’impianto nella categoria A/1”, dato fattuale, questo, anch’esso esaminato dalla Commissione tributaria regionale che, senz’alcuna censura da parte della ricorrente, – ha diversamente accertato la presenza di unità immobiliari classate nella categoria A/2;

3.1 – il profilo di censura in esame devolve, quindi, alla Corte una revisione critica del ragionamento probatorio sotteso alla gravata sentenza, senz’alcuna considerazione dei limiti di ammissibilità del controllo, consentito in questa sede, di un siffatto ragionamento probatorio, limiti conseguenti alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, (applicabile nella fattispecie, posto che la gravata sentenza è stata pubblicata in data 20 maggio 2016; cit. D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 3);

– come, difatti, rilevato dalla Corte, “la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale ” del sindacato di legittimità sulla motivazione; pertanto, è denunciabile in Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza ” della motivazione.”; e si è, in particolare, rilevato che la censura di omesso esame di un fatto decisivo deve concernere un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia), così che lo stesso omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (cfr. Cass. Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053 cui adde, ex plurimis, Cass., 29 ottobre 2018, n. 27415; Cass., 13 agosto 2018, n. 20721; Cass. Sez. U., 22 settembre 2014, n. 19881).

4. – è, per converso, fondato, e va accolto, il profilo di censura che involge la contraddittoria motivazione circa l’attribuzione della classe di merito, – profilo, questo, da riqualificare, avuto riguardo al suo effettivo contenuto deduttivo, in termini di violazione di legge sostanziale (v. Cass. Sez. U., 24 luglio 2013, n. 17931 cui adde, ex plurimis, Cass., 23 maggio 2018, n. 12690; Cass., 7 maggio 2018, n. 10862; Cass., 27 ottobre 2017, n. 25557; Cass., 17 dicembre 2015, n. 25386; Cass., 20 febbraio 2014, n. 4036; Cass., 21 gennaio 2013, n. 1370), – in quanto il decisum del giudice del gravame integra, in effetti, un’erronea applicazione di disposizioni di legge quanto alle tariffe di estimo (v. il D.M. 27 settembre 1991, in relazione al D.M. 20 gennaio 1990, di revisione generale degli estimi del catasto edilizio urbano, nonchè al R.D.L. n. 652 del 1939, art. 8, ed al D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 9), nel rapporto tra le due classi di merito considerate dal giudice del gravame (la 1.a e la 2.a), la classe superiore identificandosi, per l’appunto, con la 2.a (e, dunque, per come si è espressa la Commissione tributaria regionale, quest’ultima non corrisponde affatto ad un “inferiore classamento” rispetto alla classe 1.a);

5. – in detti limiti, quindi, il ricorso va accolto, con cassazione della sentenza impugnata, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, dovendosi ascrivere il classamento dell’unità immobiliare in contestazione alla categoria A/2, classe 2.a;

– le spese del giudizio vanno integralmente compensate tra le parti, avuto riguardo all’evolversi della vicenda processuale, nei gradi di merito, ed al parziale accoglimento del ricorso nel giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, accoglie per quanto di ragione il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo la causa nel merito, accerta il classamento dell’unità immobiliare urbana nella categoria A/2, classe 2.a; compensa integralmente, tra le parti, le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2020

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