Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12789 del 26/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 26/06/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 26/06/2020), n.12789

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25608-2012 proposto da:

AERMACCHI ALENIA SPA, in persona dell’Amministratore delegato,

elettivamente domiciliato in ROMA VIALE CASTRO PRETORIO 122, presso

lo studio dell’avvocato ANDREA RUSSO, che lo rappresenta e difende,

giusta procura speciale Dott. D.F.I. in Roma rep. n.

(OMISSIS) del (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 93/2012 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 26/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/01/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore. Generale Dott.

STEFANO VISONA’ che ha concluso per l’accoglimento dei motivi nove

dieci e dodici e rigetto degli altri;

udito per il ricorrente l’Avvocato ROSSI per delega dell’Avvocato

RUSSO che si riporta agli scritti;

udito per il controricorrente l’Avvocato CASELLI che si riporta agli

scritti.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La commissione tributaria provinciale di Varese accoglieva il ricorso proposto da Aermacchi Alenia spa avverso avviso di accertamento per Iva, Irpeg ed Irap (anno d’imposta 2003), emesso a seguito di questionario inviato dall’Agenzia delle Entrate e accertamento con adesione rimasta senza seguito, con il quale veniva accertata deduzione di costi non inerenti e non di competenza ed in relazione alla omessa contabilizzazione di ricavi, costituenti plusvalenza derivante da rettifica del prezzo di vendita di immobili con conseguente contestazione dell’assoggettamento ad IVA del maggior importo accertato.

Avverso la sentenza della CTP proponeva appello l’Agenzia delle Entrate deducendo la piena legittimità dell’accertamento; l’indeducibilità dei costi in assenza del requisito della competenza stabilito dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, (TUIR); l’assenza di eccesso di mandato in capo ai verificatori, i quali hanno l’obbligo di effettuare i rilievi previsti quando in sede di controllo riscontrano situazioni degne di nota; la legittimità della ripresa a tassazione dell’intero importo nell’anno 2003 non essendo consentita la rateizzazione trattandosi di plusvalenze, non dichiarate, ma evase; quanto alla mancata allegazione di atti fondamentali, produceva le tabelle dell’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), stime FIMAA (Federazione italiana mediatori e agenti in affari della provincia di (OMISSIS)) e stime FIAIP (Federazione italiana agenti immobiliari professionali).

Si costituiva anche in tale grado di giudizio la società contribuente, la quale deduceva l’assenza di motivazione dell’atto impositivo, da ritenersi quindi illegittimo; la circostanza della non contestazione, da parte dell’ufficio, della deducibilità dei costi in assenza del requisito della competenza ma dell’imputazione a diverso periodo temporale; la nullità dell’accertamento per illegittima ripresa a tassazione della plusvalenza da vendita immobiliare in quanto non contemplata nel mandato di accesso dei verificatori, per mancata allegazione degli atti di riferimento (stime OMI, FIAIP, FIMAA), per illegittima applicazione del valore normale al caso di specie in quanto la norma relativa non esisteva all’epoca della transazione in discussione, per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), per illegittima ripresa a tassazione in unica soluzione.

La CTR accoglieva l’appello, riformava la sentenza di primo grado e confermava l’avviso di accertamento.

Per la cassazione della predetta sentenza la società contribuente propone ricorso affidato a dodici motivi, illustrato da memoria.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I motivi di cui consta il ricorso recano:

1) “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.”

2) “Nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in coerenza con l’art. 111 Cost., motivazione apparente.”

3) “Violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.”

4) “Nullità della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. 112 c.p.c., consistente in omessa pronuncia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.”

5) “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.”

6) “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.”

7) “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.”

8) “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 66, comma 2, pro tempore vigente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.”

9) “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.”

10)”Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75, pro tempore vigente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.”

11)”Nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in coerenza con l’art. 111 Cost., – motivazione apparente”

12) “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.”

Con il primo motivo, la ricorrente denuncia un vizio di motivazione (insufficiente) con riguardo alla motivazione dell’atto impositivo; la contribuente – così si legge nel ricorso – ha sostenuto, in entrambi i gradi del giudizio di merito, come i richiami normativi ivi contenuti fossero erronei (perchè riferiti alla nuova numerazione del D.P.R. n. 917 del 1986, non vigente all’epoca dei fatti per cui è causa), generici (il riferimento contenuto nell’atto impositivo è al citato D.P.R., art. 109, ma non anche ai commi rilevanti) e insufficienti (relativamente all’IVA).

Il motivo non è fondato, in quanto ininfluente è il rilievo concernente la numerazione del TUIR, degli articoli, (tanto che la difesa sul punto da parte della società è stata completa ed articolata) e, quanto al resto, la doglianza investe chiaramente il merito della controversia, il cui apprezzamento non può trovare ingresso nel giudizio per cassazione.

Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia – con riferimento alla non deducibilità dei costi in quanto affetti da vizi di incompetenza – la violazione dell’art. 132 c.p.c., e dunque la nullità della sentenza perchè integrante una motivazione apparente.

Il motivo è fondato, in quanto la CTR si è pronunciata sul punto in base ad un generico rinvio al vizio di incompetenza ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, comma 1, senza specificare a quali dei costi oggetto di accertamento intendesse avere riguardo e senza evidenziare alcun riferimento alle risultanze processuali.

Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta un eccesso di mandato da parte dei verificatori, i quali, nell’ambito di un accesso mirato, avrebbero esteso arbitrariamente il raggio del loro accertamento, esaminando -per come si legge nella memoria- “documentazione che non era stata chiesta”.

Il motivo non è fondato. Invero nessuna norma vieta alla Amministrazione di effettuare ogni opportuno o necessario rilievo reso tale dallo sviluppo concreto dell’attività di verifica.

Con il quarto motivo, la contribuente denuncia la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato con riguardo ai ricavi (che non sarebbero stati) dichiarati, ricavi accertati sulla scorta del presunto valore normale del prezzo di vendita di un immobile e di un posto auto; tale valore è stato quantificato dall’ufficio sulla scorta delle stime OMI, FIAIP e FIMAA, stime richiamate nell’avviso ma a questo non allegate (circostanza costituente oggetto di specifica eccezione in entrambi i gradi di merito) e solo in appello prodotte: da qui la censura di nullità della sentenza impugnata.

Il motivo non è fondato in quanto nella valutazione operata dalla CTR la comparazione tra le stime predette è stata considerata ma solo con l’attribuzione a dette stime della natura di meri indizi, essendo la decisione fondata su presunzioni gravi precise e concordanti costituite da: a) vendita avvenuta nel 2003 a prezzo inferiore rispetto a quello assegnato dalla perizia di stima giurata effettuata nel 2000 (va considerata il rialzo dei prezzi nel periodo 2000/2003); b) la società acquirente si è costituita nel 2001; c) i soci delle società alienante ed acquirente sono legati tra di loro è di stretta parentela.

Con il quinto motivo, la ricorrente lamenta la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54.

L’accoglimento del secondo motivo fa sì che il motivo in commento resti assorbito.

Con il sesto motivo, la ricorrente deduce il vizio di (insufficiente) motivazione con riferimento alla presunzione su cui è fondato l’accertamento, e cioè che il corrispettivo della vendita non fosse il valore reale del contratto poichè inferiore al “valore normale” così come ricavato dalle sopra menzionate stime.

Il motivo è infondato per le medesime ragioni per cui è stato ritenuto infondato il quarto motivo.

Con il settimo motivo, la contribuente censura la sentenza impugnata per insufficiente motivazione sul punto relativo alla rateizzazione (non concessa).

Il motivo non è accoglibile a ragione del fatto che – contrariamente al titolo del motivo – la contribuente denuncia la violazione di legge e cioè TUIR, art. 54.

Per motivi specularmente opposti non è accoglibile l’ottavo motivo recante la violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 66, considerata dalla CTR non applicabile alla fattispecie in esame, laddove il contenuto del mezzo denuncia un difetto di motivazione.

Con il nono motivo, la ricorrente deduce insufficiente motivazione in ordine alla circostanza che i costi fossero o meno documentati.

Il motivo è fondato. Posto invero che la contribuente ha depositato la documentazione in parola in sede di memorie illustrative all’interno del giudizio di appello, si rileva che, dalla lettura della sentenza impugnata, si evince che la CTR non ha per nulla rilevato che detta documentazione fosse stata prodotta e, conseguentemente, ha deciso prescindendo da tali documenti, pure versati in atti.

I motivi decimo, undicesimo e dodicesimo -tra di loro connessi- possono essere trattati congiuntamente. Essi hanno per oggetto -esposti sotto forma sia di vizio di motivazione che di violazione di legge – la deduzione di costi (ritenuti nell’atto impositivo) non inerenti, relativi al pagamento di oneri di urbanizzazione a seguito di concessione in sanatoria; la CTR – sul rilievo che detti costi sono relativi ad un abuso edilizio – ha affermato che essi non sono riconducibili al reddito d’impresa.

Anche questi ultimi motivi sono fondati. Innanzi tutto – osserva il collegio – il concetto di inerenza va interpretato in correlazione con l’attività di impresa, secondo un giudizio qualitativo e non quantitativo, e non con il reddito d’impresa, come ritenuto dalla CTR, secondo una interpretazione della giurisprudenza di legittimità alla quale la presente decisione intende dare continuità (n. 27786 del 31.10.2018); in secondo luogo, con riguardo ai costi del condono edilizio, analoga continuità si intende dare all’orientamento della Cassazione, ad oggi non modificato (n. 10952/2005), secondo cui esse non consistono esclusivamente in sanzioni ma altresì in oneri di urbanizzazione, come tali legittimamente deducibili.

Accolto nei termini di cui sopra il ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione.

P.Q.M.

Accoglie i motivi nn. 2, 9, 10, 11 e 12, assorbito il n. 5, rigetta nel resto, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2020

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