Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12788 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 13/05/2021), n.12788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5296-2019 proposto da:

N.P.M. NUOVA PLASTICA MERIDIONALE SRL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentata e difesa dall’Avvocato ALDO ALTOMARE;

– ricorrente –

contro

BANCA MONTE DEI PESCHI DI SIENA SPA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO PAOLO PEPE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1319/2018 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 24/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Il Tribunale di Foggia pronunciava sentenza nella causa proposta da Nuova Plastica Meridionale s.r.l. nei confronti di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.; dichiarava la nullità della clausola contrattuale relativa alla capitalizzazione trimestrale degli interessi; accertava il credito della società attrice nella misura di Euro 136.255,55: condannava la banca alla restituzione di tale importo, maggiorato di rivalutazione monetaria ed interessi.

2. – Avverso la sentenza di primo grado proponevano appello entrambe le parti. La Corte di appello di Bari, con sentenza del 24 luglio 2018, in parziale accoglimento dell’appello principale della banca, escludeva il diritto alla rivalutazione monetaria e disponeva che gli interessi legali sulla sorte capitale decorressero dal 27 novembre 2000; respingeva, invece, l’appello incidentale della società correntista.

3. – Nuova Plastica Meridionale ricorre per la cassazione della predetta sentenza, facendo valere due motivi di impugnazione. Resiste con controricorso Banca Monte dei Paschi di Siena.

Il Collegio ha autorizzato la redazione della presente ordinanza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. in relazione agli artt. 1218,1224 e 1176 c.c.. Rileva di aver richiesto espressamente, nel proprio atto di citazione, oltre che in comparsa conclusionale, la rivalutazione monetaria; osserva che nel giudizio di primo grado la banca non aveva mai contestato la detta richiesta e deduce che nel caso di specie il ritardato adempimento dell’obbligazione aveva concretamente determinato una svalutazione monetaria del credito (ciò che si sarebbe in particolare verificato con l’avvicendamento, nella circolazione, delle divise della lira e dell’Euro).

Il motivo è inammissibile.

Esso non coglie la ratio decidendi dell’impugnata pronuncia sul tema che qui interessa. La Corte di merito ha osservato, al riguardo, che il creditore di un’obbligazione di valuta ha il preciso onere di domandare il risarcimento del maggior danno, non potendosi limitare a richiedere la condanna del debitore al pagamento di capitale e rivalutazione, non essendo quest’ultima una conseguenza automatica dell’ritardato adempimento delle obbligazioni di valuta. Tale principio, che costituisce espressione della giurisprudenza di questa Corte (cfr., infatti, Cass. Sez. U. 23 marzo 2015, n. 5743, citata nella sentenza impugnata, e, più di recente, Cass. 22 giugno 2018, n. 16565) non è stato in alcun modo confutato dalla società ricorrente, la quale, come si è detto, si è soffermata, sul rilievo, privo di decisività, secondo cui essa, in primo grado, avrebbe proposto una domanda avente ad oggetto la rivalutazione medesima (e non già il menzionato risarcimento del maggior danno di cui all’art. 1224 c.c.).

Quanto alle ulteriori deduzioni, è sicuramente non conferente quella basata sulla mancata contestazione della richiesta di rivalutazione: infatti, la regola di cui all’art. 115 c.p.c. opera con riguardo ai fatti storici, e non con riferimento alle domande che la parte proponga in giudizio. Parimenti non concludente, a fronte della rilevata assenza di una domanda giudiziale diretta al riconoscimento del risarcimento del maggior danno ex art. 1224 c.c., comma 2, è quanto dedotto dall’istante con riguardo alla svalutazione pecuniaria che avrebbe interessato il proprio credito restitutorio (profilo, questo, che oltretutto inerisce a un dato di fatto, e che perciò comunque sfuggirebbe al sindacato di legittimità).

2. – Col secondo mezzo è lamentata la violazione dell’art. 345 c.p.c., comma 3. La ricorrente deduce, in sintesi, che l’eccezione vertente sulla rivalutazione monetaria era stata sollevata solo in appello, onde doveva ritenersi inammissibile.

Il motivo non ha fondamento.

In appello sono vietate, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 2, le eccezioni in senso proprio, ovvero “non rilevabili d’ufficio”: nella specie, invece, la banca censurò la sentenza impugnata per un vizio processuale in cui era incorso il Tribunale, giacchè questo, come si è visto trattando del primo motivo, non avrebbe potuto accordare alla società attrice alcuna rivalutazione monetaria sulla somma oggetto di ripetizione. La preclusione invocata non è dunque applicabile alla fattispecie che qui interessa: la banca non fece valere un’eccezione in senso stretto, ma lamentò, di contro, la mancata osservanza, da parte del giudice di prime cure, di una regola juris cui questo avrebbe dovuto conformarsi.

3. – Il ricorso è respinto.

4. – Per le spese di giudizio vale la regola della soccombenza.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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