Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12777 del 22/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.22/05/2017),  n. 12777

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1685-2015 proposto da:

P.D., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’Avvocato

MARCO ACCOSSANO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI GIUSSANO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI 53, presso lo studio

dell’avvocato CLAUDIO RUSSO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

EDIL.CO.MI SRL, ISOV SRL, UNIPOL ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 253/2013 del TRIBUNALE di MONZA SEZIONE

DISTACCATA di DESIO, depositata il 08/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/04/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

1. P.D. ha proposto ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, contro il Comune di Giussano, la s.r.l. Edil.CO.MI., la s.r.l. ISOV e la s.p.a. Unipol Assicurazioni (già UGF Assicurazioni), avverso la sentenza resa in primo grado inter partes dal Tribunale di Monza l’8 maggio 2013.

Il ricorso è stato proposto a seguito della declaratoria di inammissibilità del suo appello contro detta sentenza, pronunciata dalla Corte d’Appello di Milano il 22 maggio 2014, con ordinanza ai sensi dell’art. 348-bis cod. proc. civ..

2. Al ricorso ha resistito con controricorso soltanto il Comune di Giussano.

3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di manifesta inammissibilità. Il decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati notificati agli avvocati delle parti.

4. Parte ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che:

1. Il Collegio rileva che il ricorso, come indicato dalla proposta del relatore, appare manifestamente inammissibile per tardività, giacchè l’ordinanza ex art. 348-bis, come dedotto nel ricorso e confermato dalla copia depositata, è stata comunicata lo stesso giorno del suo deposito, circostanza che evidenzia che il ricorso è stato notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione, previsto dall’art. 348-ter cod. proc. civ..

2. Parte ricorrente nella sua memoria contesta la valutazione di tardività, proponendo un’esegesi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, nel senso che opererebbe il termine di sei mesi in mancanza di notificazione.

L’assunto non è, però, spiegato. In ogni caso la Corte si è già occupata di simile prospettazione, quando era stata argomentata, e l’ha disattesa: si vedano Cass. (ord.) n. 15235 del 2915 e (ord.) n. 25115 del 2015. Inoltre, per l’espressa affermazione della idoneità della comunicazione dalla comunicazione, ex multis, Cass. sez. un. n. 25208 del 20165.

Il ricorso è, dunque, dichiarato inammissibile.

3. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza a favore della resistente e si liquidano in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione alle resistenti delle spese giudiziali, liquidate in euro seimila, oltre duecento per esborsi, le spese generali al 15% e gli accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2017

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