Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12775 del 26/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 26/06/2020, (ud. 12/12/2019, dep. 26/06/2020), n.12775

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. CAVALLARI Dario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19563/2014 R.G. proposto da:

R.G., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Vincenzo

Trungadi e Agostino Caridà, con domicilio eletto in Roma, via

Circonvallazione Clodia 36, presso Avv. Orefice (Studio Vavala);

– ricorrente –

– controricorrente all’incidentale –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

generale dello Stato, presso la quale è elettivamente domiciliata;

– controricorrente ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Calabria, n. 91/2/14, depositata il 23 gennaio 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12 dicembre

2019 dal relatore Dario Cavallari.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

R.G. ha proposto ricorso avverso 12 intimazioni di pagamento davanti alla CTP di Vibo Valentia concernenti imposte dovute all’Agenzia delle Entrate.

La CTP di Vibo Valentia, nel contraddittorio delle parti, con sentenza n. 368/1/09, ha accolto il ricorso.

L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la summenzionata sentenza.

R.G. si è costituito e ha proposto appello incidentale.

La CTR della Calabria, con sentenza n. 91/2/14, ha dichiarato la nullità del giudizio di primo grado perchè celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari, rimettendo il processo davanti alla CTP.

R.G. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo.

L’Agenzia delle Entrate si è difesa con controricorso e ha proposto ricorso incidentale fondato su un motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente si osserva che, in pendenza di giudizio, è stato emanato il D.L. n. 119 del 2018, conv. con modif. in L. n. 136 del 2018 (cd. decreto fiscale 2019), che prevede lo stralcio ex lege dei debiti tributari che non superano l’importo di Euro 1.000,00, affidati agli agenti di riscossione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010.

La norma non richiede la presentazione di alcuna domanda da parte degli interessati, perchè l’annullamento è automatico.

In particolare, del D.L. cit., art. 4, comma 1, ha stabilito che: “i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille Euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorchè riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’art. 3, sono automaticamente annullati. L’annullamento è effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili…”. Il D.L. n. 34 del 2019, art. 16-quater, conv. con modif. in L. n. 58 del 2019, ha poi aggiunto che “Gli enti creditori, sulla base dell’elenco trasmesso dall’agente della riscossione, adeguano le proprie scritture contabili entro la data del 31 dicembre 2019, tenendo conto degli eventuali effetti negativi già nel corso della gestione e vincolando allo scopo le eventuali risorse disponibili alla data della comunicazione”.

Per quanto riguarda l’ambito operativo, il medesimo articolo, successivo comma 4, ha espressamente escluso l’annullamento ex lege dei crediti riguardanti il recupero di risorse proprie tradizionali dell’UE, l’IVA all’importazione, il recupero di aiuti di Stato considerati illegittimi dall’UE ovvero da condanne della Corte dei conti ed anche le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie inflitte in sentenze penali di condanna.

Tre sono i fattori richiesti per individuare i debiti oggetto di stralcio:

1) la sorte capitale;

2) gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo;

3) le sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Il limite di valore si riferisce pertanto ai debiti di importo residuo comprensivi di sorte capitale, interessi e sanzioni.

Non si tiene conto, invece, degli interessi di mora e dell’aggio della riscossione.

Tale limite è riferito al “singolo carico affidato”, sicchè nell’ambito operativo della norma rientrano tutte quelle cartelle, anche di importo complessivo ben superiore a Euro 1000,00, il cui singolo carico affidato all’agente della riscossione non superi l’importo di mille Euro.

Per “carico” si intende, infatti, la singola partita di ruolo, cioè l’insieme dell’imposta, delle sanzioni e degli interessi accessori. Ne discende che oggetto del condono è il singolo debito e non ‘-l’importo complessivo della cartella.

Ovviamente l’importo del debito residuo di Euro 1000,00 per singolo carico va calcolato alla data di entrata in vigore del decreto (24 ottobre 2018).

2. Pertanto, lo stralcio automatico da parte del Fisco riguarda, con effetto al 31 dicembre 2018, le cartelle esattoriali in cui:

a) il carico risulta affidato dall’ente impositore all’agente della riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010;

b) i debiti (risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione) alla data del 24 ottobre 2018 sono di importo residuo massimo di Euro 1000,00 (comprensivo di sanzioni ed interessi).

3. Alcune delle pretese tributarie oggetto del presente giudizio rientrano, come si evince dalla lettura del ricorso principale, per natura giuridica, ammontare ed arco temporale di riferimento nell’ambito operativo della disposizione sopra riportata.

Deve pertanto essere dichiarata cessata la materia del contendere con riferimento alle pretese correlate alle cartelle che riguardano i debiti del contribuente annullati ex lege.

Si tratta in particolare delle seguenti cartelle:

n. (OMISSIS), notificata il 26 marzo 2001;

n. (OMISSIS), notificata il 15 ottobre 2002;

n. (OMISSIS), notificata il 7 giugno 2004;

n. (OMISSIS), notificata il 26 febbraio 2004;

n. (OMISSIS), notificata il 22 settembre 2004;

n. (OMISSIS), notificata il 6 ottobre 2005.

Il giudizio prosegue, invece, con riferimento ai tributi oggetto delle residue cartelle.

4. Con un unico motivo il contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, art. 19, comma 3 e art. 59, degli artt. 100 e 101 c.p.c. e dell’art. 111 Cost., comma 2, perchè la CTR Calabria avrebbe errato nel ritenere che, nella specie, sussistesse litisconsorzio necessario fra l’Agenzia delle Entrate e l’ente incaricato della riscossione, venendo contestata l’omessa notifica delle cartelle di pagamento.

La doglianza è fondata.

Infatti, in materia di impugnazione della cartella esattoriale, la tardività della notificazione della cartella non costituisce vizio proprio di questa, tale da legittimare in via esclusiva il concessionario a contraddire nel relativo giudizio. La legittimazione passiva spetta, pertanto, all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario, al quale, se è fatto destinatario dell’impugnazione, incombe l’onere di chiamare in giudizio l’ente predetto, se non vuole rispondere all’esito della lite, non essendo il giudice tenuto a disporre d’ufficio l’integrazione del contraddittorio,

in quanto non è configurabile nella specie un litisconsorzio necessario (Cass., Sez. 5, n. 10019 del 24 aprile 2018; Cass., Sez. 5, n. 10477 del 14 maggio 2014; Cass., Sez. 5, n. 22939 del 30 ottobre 2007).

Ne consegue che la CTR non avrebbe dovuto accogliere l’appello in ragione della mancata presenza in giudizio del concessionario per la riscossione, essendo comunque stato instaurato il contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate.

5. Deve essere esaminato il ricorso incidentale dell’Agenzia delle Entrate, con il quale è stata contestata la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10 e 14, poichè la CTR avrebbe errato nel non dichiarare inammissibile il ricorso del contribuente, essendo stato notificato a soggetto privo di legittimazione passiva.

Questo è infondato, dovendosi escludere, per le ragioni già esposte, che l’Agenzia delle Entrate non fosse legittimata a partecipare al giudizio.

6. Pertanto, dichiarata cessata la materia del contendere in ordine alle pretese tributarie oggetto delle menzionate cartelle di pagamento, il ricorso principale va accolto e la sentenza impugnata è cassata con rinvio alla CTR Calabria, in diversa composizione, perchè decida la causa del merito anche quanto alle spese di legittimità, mentre il ricorso incidentale è respinto.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara cessata la materia del contendere con riferimento alle pretese tributarie correlate alle cartelle di pagamento:

1 – n. (OMISSIS), notificata il 26 marzo 2001;

2 – n. (OMISSIS), notificata il 15 ottobre 2002;

3 – n. (OMISSIS), notificata il 7 giugno 2004;

4 – n. (OMISSIS), notificata il 26 febbraio 2004;

5 – n. (OMISSIS), notificata il 22 settembre 2004;

6 – n. (OMISSIS), notificata il 6 ottobre 2005;

– accoglie il ricorso principale per la restante parte e, quindi, cassa con rinvio alla CTR Calabria, in diversa composizione, perchè decida la causa nel merito ed in ordine alle spese di legittimità;

– rigetta il ricorso incidentale.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 5 Sezione Civile, il 12 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2020

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